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Arcane, un capolavoro dell’animazione
La seconda (e ultima) stagione di Arcane conferma quello che fin dal successo della prima si poteva dedurre sarebbe diventato un capolavoro dell’animazione.
Dire che Arcane sia l’adattamento videoludico di League of Legends è riduttivo, perché quello che fa la serie della Fortniche è riprendere i personaggi del videogioco e regalargli una profondità narrativa ed emotiva atta a muovere una storia dalle premesse semplici in grado di emozionare sia i fan del videogioco che un pubblico completamente nuovo.
Essendo passati ormai due mesi dalla conclusione di Arcane per cui sia i binge-watcher che coloro che se la prendono con più calma hanno avuto occasione per recuperarla la recensione che segue conterrà spoiler.
L’armonia dell’imperfezione
Divisa in tre atti e rilasciata a cadenza settimanale, la seconda stagione di Arcane riprende la trama dove si era interrotta. Dopo l’attentato di Jinx alla consulta di Piltover, la seconda stagione riprende le redini di una narrazione corale dividendosi tra gli effetti dell’esplosione a Piltover con la presa di potere di Ambessa, il tentativo di Jayce di salvare Viktor, Caitlyn che deve colmare il vuoto lasciato dalla madre e Vi che si unisce alla polizia di Piltover con l’obiettivo di trovare e uccidere una Jinx che nel frattempo sta vivendo il suo lutto in una Zaun che in preda al caos vuole un nuovo araldo. Si tratta di una stagione in cui la piccola storia, l’arco narrativo di riappacificazione delle due sorelle per esempio, è assoggettata alla grande storia, la ricerca spasmodica di perfezione di Viktor che crea una comunità di essere puri dalla carica inevitabilmente distruttiva.
L’imperfezione che Viktor cerca ossessivamente di limitare non si limita al corpo, la sua gamba e la grande rosa di personaggi disabili che abita lo spazio di Arcane, dal braccio di Sevika al mutismo di Isha, (senza mai cadere in un’inclusività forzata) ma riguarda l’ambiguità morale e il grigiore di ogni singolo personaggio.
Non dobbiamo però dimenticarci di come Arcane sia anche, se non fondamentalmente, una storia d’amore, che si muove tra i suoi sostrati più complessi. L’amore tra sorelle motore delle vicende di Vi e Jinx diventa centrale per la loro crescita, non c’è mai odio, per cui anche i momenti di scontro per quanto letali non sembrano altro se non i litigi tra due sorelle. I sostituti paterni rappresentati da Silco e Vander nella prima stagione continuano ad avere echi anche nella seconda ma a diventare fulcro dell’amore genitoriale è quello materno. Ambessa genitore sia per Mel che per Kaytlin da cui entrambe riescono a staccarsi solo nel finale con la sua morte. Giusto per ricordarci che, anche se non soprattutto, l’amore è imperfetto.
La scalata verso il climax dell’ultimo episodio viene costruito in maniera sapiente attraverso la divisione in tre atti. Il personaggio di Ekko diventa la chiave essenziale per aprire le porte a quella riflessione filosofica sulla ricerca di progresso tra scienza e magia. Mentre gli scontri si fanno sempre più inarrestabili, allargando la propria portata fino ad esplodere in una vera e propria guerra c’è un esplorazione sempre più profonda di cosa voglia dire ricercare il futuro senza tenere conto del presente.
L’epilogo è dolce-amaro, ci sono il sacrificio di Jayce e Viktor che per restituire la coscienza alla mente alveare sacrificano loro stessi e la presunta morte di Jinx legata alla sopravvivenza di Vi, in quella impossibilità che presuppone che non possano vivere entrambe nello stesso universo.
Non tutti hanno però un epilogo agrodolce, ne è un esempio Singed che riesce a salvare la figlia nonostante sia un personaggio spregevole, perché anche in un mondo di pace continuano le ingiustizie.
Uno show don’t tell fatto d’arte
Quest’ultima stagione di Arcane ha una narrazione meno lineare rispetto alla prima. Il ruolo della musica si espande per creare dei veri e propri videoclip che dal punto di vista strumentale servono a riassumere in pochi minuti archi narrativi che altrimenti necessiterebbero di più tempo per essere sviluppati ma che dal punto di vista artistico diventano dei veri e propri gioielli dell’animazione in grado di mescolare diverse tecniche visivamente impressionanti.
Twist dopo twist, si alternano fondali minuziosamente dipinti, una gioia per gli occhi, a scene di puro dinamismo a tratti fumettistici.
Talmente tanta è precisa e dettagliata l’arte di Arcane che spesso ci si dimentica che quelli che stiamo guardando non sono attori ma disegni.
Insomma un reparto artistico tra i più creativi nel mondo dell’animazione che pongono questioni su quali siano i limiti che supereranno nei prossimi anni.

L’insofferenza per la velocità
Lo sviluppo dei personaggi prende pieghe spesso inaspettate che lasciano l’amaro in bocca quando la fretta di concludere il mondo di Piltover per inaugurare e gettare le basi per le serie successive, non esplora le suggestioni della trama. Dov’è finita la critica socio-politica tra Piltover e il Sottosuolo? Certo c’è il rapporto metaforico tra Vi e Caitlyn che funge da catalizzatore e riflette i risvolti tra le due città, ma esaurisce davvero tutto quello che c’era da dire? E quella provocazione sul murales che per Jinx ci suggeriva un arco da anti-eroe come nuova portabandiera per Zaun? Suggestioni rimaste incomplete e amare perché non riescono a prendere la spinta giusta per essere incisive sulla trama, spesso vittime di necessità esterne di gettare le basi per un futuro ancora incerto.
Vittime della velocità sono anche i cambiamenti fin troppo repentini dei personaggi. Per quanto si possa discutere sulla coerenza di alcuni personaggi è indubbia la fresa con cui sono stati fatti alcuni plot point importanti per capire la psiche dei personaggi. Troppo veloci alcuni passaggi che dobbiamo ringraziare la cadenza settimanale della tripartizione di Arcane se riusciamo a farci andare bene svolte che necessiterebbe più tempo di elaborazione.
In conclusione
In generale però, Arcane è una serie bellissima, non perfetta, per fortuna, un gioiello visivo e artistico in grado di stimolare riflessioni profonde su cosa significhi essere umani.
