Luc Besson racconta Dracula decostruendo il mito a favore di un eccentrico melodramma. Dracula: L’amore perduto è al cinema, parliamone senza fare spoiler.
Dall’originario romanzo di Bram Stoker del 1897 il personaggio del Conte Dracula compare in almeno 272 produzioni tra film e serie TV, di cui 155 sono solo film. Tra i più famosi sicuramente il classico Nosferatu del 1922 diretto da Friedrich Wilhelm Murnau, di cui di recente Robert Eggers ha realizzato il remake. Poi c’è il Dracula delle origini di Tod Browning del 1931, il Bram Stoker’s Dracula del 1992 diretto da Francis Ford Coppola e infine arriviamo a oggi, nei cinema l’ultimo riadattamento del romanzo di fine Ottocento è Dracula: A Love Tale di Luc Besson. Il regista francese prende il Dracula di Bram Stoker e lo rielabora totalmente, rivisita il mito, abbandona l’horror puro e trasforma la leggenda in una tragedia romantica.
Trama
Nella Romania del XV secolo, il Principe Vlad III di Valacchia (Caleb Landry Jones) viene chiamato a combattere contro gli Ottomani in nome del cristianesimo. Prima di partire per la battaglia, chiede al sacerdote di corte di pregare Dio affinché protegga la sua amata Elisabetta (Zoë Bleu). Ma nemmeno Dio può tutto, e la principessa, vittima di un attacco a sorpresa, muore proprio tra le braccia del suo Principe.
Furioso e deluso, Vlad rinnega Dio, che in risposta lo maledice condannandolo alla vita eterna. Immortale e trasformato in vampiro, ha una sola missione e un’unica necessità: ritrovare la sua amata. Convinto di un’antica credenza secondo cui alle anime pure è concesso reincarnarsi, attraversa i secoli in cerca di Elisabetta.

Dracula il profumiere
E così una volta perso l’amore, per il Conte Dracula che rimane? Nulla, non c’è più un senso per vivere e infatti vorrebbe morire, eccome se vorrebbe, ma Dio gli ha tolto persino quella scappatoia. È destinato a una vita dannata, triste, in solitudine.
E data l’eternità all’orizzonte, Dracula decide di occuparsi lui stesso della ricerca della sua amata. Così si trasforma in un profumiere e crea un’essenza capace di far cadere ogni donna ai suoi piedi. Vuoi che almeno una non sia la reincarnazione della sua amata?
Ma la ricerca si fa più difficile del previsto e allora decide di ingaggiare una squadra di vampiri che a lui e lui solo fanno capo, per aiutarlo a cercare la sua Elisabetta. Tra questi c’è la nostra Matilda De Angelis, nei panni di Maria un vampiro eccentrico, folle, una vera vamp seducente e alleata più fedele del Conte. A completare il cast si aggiungono poi Christoph Waltz nelle vesti di un prete esorcista e cacciatore di vampiri, Ewens Abid, Raphael Luce e Guillaume de Tonquédec.
La visione di Besson: A Love Tale
Besson, regista francese dei ben conosciuti Léon (1996), Giovanna d’Arco (1999) e Arthur e il popolo dei Minimei (2006), torna a lavorare con Caleb Landry Jones dopo Dogman (2023) e porta al cinema una storia d’amore e dannazione. La storia horror per eccellenza, il mostro delle origini, diventa un melodramma post-moderno che funziona, funziona eccome.
Il sottotitolo è già profetico: A Love Tale, in italiano tradotto in L’Amore Perduto. Ciò che interessa al regista non è la cupa storia del vampiro della leggenda, ma la storia di un pover’uomo innamorato e condannato alla vita eterna, in tristezza e solitudine.
Dracula: L’amore perduto è il film degli opposti. Besson racconta di un animo diviso e combattuto, privato del suo amore che è al contempo croce e delizia, una storia che intreccia sacro e profano. Nella sceneggiatura si è preso una libertà artistica quasi completa rispetto al testo di partenza, vicino ma non troppo al Dracula di Bram Stoker di Francis Ford Coppola.

Squadra che vince non si cambia
Caleb Landry Jones incarna un Conte Dracula post-moderno, carismatico e sensuale, lontano dai canoni di bellezza attuali, è trascinante con lo sguardo penetrante. A lui si accompagna un altrettanto intensa Zoe Bleu, interprete dell’amata Elisabetta. I due, nella prima parte del film, creano perfettamente l’atmosfera che serve al racconto per poter dare credibilità a ciò che accade dopo. Mettono in scena un amore passionale, carnale, dove la tensione è palpabile.
Il comparto produttivo è composto da un team di fidati collaboratori del regista: una fotografia sontuosa e impeccabile di Colin Wandersman (Dogman), i costumi curati al dettaglio di Corinne Bruand (Lucy) e la scenografia di Hugues Tissandier (Valerian e la città dei mille pianeti). A loro si aggiungono le musiche sognanti di Danny Elfman (Edward mani di forbice, La sposa cadavere) che incorniciano nel tempo e nello spazio la narrazione.
E se la trama in se non vi convince e vi sembra banale, rimangono la fotografia, le musiche, i costumi, le interpretazioni… Di fatto il film ha tutte le carte in regola per essere un ottimo film, e infatti lo è. Gli insoddisfatti probabilmente hanno perso la gioia del farsi sorprendere da tutto ciò che in un film è anche collaterale alla storia (che in questo caso è assolutamente meritevole). Andate al cinema se volete farvi avvolgere da un’estetica sublime, da musiche fantastiche e gotiche e dal racconti di una amore così forte e intenso che diventa sinonimo di sacrificio e dannazione.
Distribuito da Lucky Red, Dracula: L’amore perduto è al cinema.