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Migliore: diventare duri per sopravvivere
Migliore è un monologo teatrale scritto da Mattia Torre interpretato da Valerio Mastandrea, con la regia di Paolo Sorrentino, disponibile su RaiPlay.
Dal teatro alla televisione, il testo di Mattia Torre fa parte del ciclo televisivo Sei pezzi facili.
Alfredo Beaumont
Alfredo Beaumont è un uomo “normale”. Un uomo sincero, leale, puro e che crede nel prossimo. È il protagonista del monologo scritto nel 2005 da Mattia Torre per Valerio Mastandrea dal titolo Migliore. Alfredo rispetta tutte le caratteristiche dell’uomo medio: ha una sorella, una famiglia apprensiva alle spalle, una casa e un lavoro. Le sue energie sono spesso a terra, considerata la numerosa quota di richieste che arrivano durante il giorno: desideri di tutti i tipi, che lui deve per forza soddisfare, pena il licenziamento.
Si trova ogni giorno a combattere con gente schifosamente ricca, spocchiosa e pretenziosa, che pensa a lui come a una macchina estremamente laboriosa, capace di esaudire ogni desiderio. Alfredo, essere umano dolce e volenteroso di aiutare il prossimo, si lascia portar via la sua linfa vitale da tutti. Sia al lavoro che nel condominio dove vive, il suo carattere non cambia. Non è cambiato nemmeno quando la signora del piano alto non riusciva a salire le scale e lui, intraprendente e dotato di un ottimismo prorompente, la prende in braccio: per sbaglio la fa cadere e questa muore.
Il cambiamento
Da quel momento in poi la vita di Alfredo cambia: il senso di colpa diventa parte totalizzante della sua esistenza. Indagato per omicidio colposo, Alfredo sarà poi ritenuto innocente e per questo assolto.
La scenografia è scarna: l’unico attore presente in scena è Valerio Mastandrea, in giacca e cravatta, che con la sua capacità vocale incarna tutti i personaggi che lo contornano. Le luci lo illuminano e lo evitano a cadenze alterne e l’esperienza è totalizzante, anche grazie alla bravura di Mastandrea, che alterna momenti comici e drammatici, creando un’opera dolceamara.
Siamo tutti chiamati, come collettività, a incarnare l’esperienza tragicomica di quest’uomo, forse perché Migliore è solo lo specchio di una società che ci porta ad essere peggiori di ciò che siamo, per non cadere e rimanere nel più profondo dimenticatoio. La tristezza, mista a qualche risata, invade il pubblico, che si riconosce in Alfredo.
Dopo il famoso incidente il protagonista cambia, diventa freddo, assertivo, come se fosse la sua rivincita. Il cinismo che pervade Alfredo è parte integrante della sua storia, perché è proprio questo cambio di paradigma che, da uomo normale, accomodante e quasi emarginato, Mastandrea ci presenta: la nuova vita di Alfredo. Ora tutti lo rispettano, il camion dell’immondizia non lo sveglia più al mattino, non viene più calpestato al lavoro e anche Sofia, figlia del capo dell’azienda, sembra finalmente notarlo. Triste, no? Forse anche piuttosto onesto, a dire la verità.
Mattia Torre
Pur essendo un testo del 2005, quindi di vent’anni fa, il monologo è ancora molto attuale. La società di oggi ci porta ad essere cinici e a non vedere l’altro, bensì a voler prevaricare ed essere egoisti. Tutto questo lascia un senso di vuoto incolmabile in Alfredo e in tutti noi spettatori, che ci chiediamo come sia possibile vivere in una società come questa, dove il buono viene emarginato perché considerato troppo debole. Qui, come nella vita reale, chi possiede un carattere tenero e accondiscendente è spesso costretto a indossare maschere per tentare di essere ciò che non è, solo per paura di non essere accettato. Migliore non offre risposte, al contrario pone domande sulla società e su tutti noi esseri umani.
Il percorso di Alfredo Beaumont non è quello di una trasformazione liberatoria, ma di una mutazione forse necessaria ed estremamente dolorosa. Non c’è crescita né redenzione: c’è solo l’adattamento a un mondo che sembra funzionare esclusivamente secondo logiche di forza, cinismo e sopraffazione. Il punto più amaro del monologo sta proprio qui: Alfredo non diventa “migliore”, diventa semplicemente più adatto a sopravvivere. E questa sopravvivenza ha un prezzo altissimo, che Mattia Torre non tenta mai di nascondere o giustificare.
Migliore
La nuova versione di Alfredo è più rispettata, più temuta, più ascoltata. Ma è anche più sola, più distante, più vuota. Il rispetto che ottiene non nasce da una reale comprensione o da una forma di empatia, bensì dalla paura e dal riconoscimento di un’autorità improvvisamente acquisita. Torre suggerisce che la società non premia la bontà, ma la durezza; non l’ascolto, ma l’imposizione; non la fragilità, ma la capacità di schiacciare l’altro prima di essere schiacciati. In questo senso, Migliore diventa un racconto estremamente lucido e spietato sul funzionamento dei rapporti sociali contemporanei. Non c’è evoluzione collettiva: c’è solo un individuo che, per non scomparire, sceglie di diventare ciò che prima subiva.
Alla fine ciò che resta è la sensazione di un disagio persistente. Torre non ci dice come dovremmo essere, ma ci mostra cosa rischiamo di diventare. Migliore espone una ferita e la lascia aperta. Ed è proprio in questa mancanza di soluzioni che risiede la sua onestà più profonda. Perché forse, come Alfredo, anche noi siamo sospesi tra il desiderio di restare fedeli a noi stessi e la paura di essere schiacciati da un mondo che sembra non avere spazio per la fragilità.
🎬 Valutazione
Regia
★★★★★
Interpretazioni
★★★★★
Storia
★★★★★
Emozioni
★★★★★
🏆 Voto Totale
4
★★★★★