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Vince Gilligan lancia Pluribus, una nuova serie sci-fi per Apple TV+

Pluribus, recensione della nuova serie di Vince Gilligan

In Pluribus, Vince Gilligan immagina un pianeta senza conflitti, dove armonia e controllo si intrecciano, dando vita a personaggi e scenari inquietanti.

Con Pluribus, Vince Gilligan si sposta dalla tensione morale e criminale delle sue serie precedenti (Breaking Bad e Better Call Saul) tornando ad una fantascienza (X-Files) più concettuale, che racconta un mondo in cui la felicità non è una conquista, ma un fenomeno globale preoccupante. La serie riesce a sfruttare l’idea di partenza come lente per osservare le dinamiche sociali, i conflitti interiori e l’impatto dell’omologazione sulla vita dei singoli.

E pluribus unum

Dopo un misterioso evento che ha connesso le menti degli esseri umani, il pianeta vive in uno stato di beata convivenza. Le persone hanno perso la propria identità, diventando parte di una coscienza collettiva onnisciente. Questo, però, non riguarda Carol Sturka (Rhea Seehorn), scrittrice di mezza età di Albuquerque, che si ritrova isolata in un mondo che non riconosce più. Carol è una delle pochissime immuni, insieme ad altre undici persone sparse nel globo, rimasta a confrontarsi con un mondo che sembra perfetto.
Mentre cerca di capire come sistemare questo fenomeno, Carol affronta situazioni paradossali e dilemmi morali, scoprendo che la felicità universale presenta insidie pericolose.

One Woman Stand

Carol Sturka è il fulcro emotivo e narrativo di Pluribus. Immune al misterioso virus che ha trasformato il mondo in un luogo di armonia assoluta, vive la sua condizione come un isolamento profondo: mentre tutti gli altri sembrano conformarsi a una felicità obbligatoria (immuni compresi), lei percepisce la solitudine, il disorientamento e l’inevitabile alienazione che derivano dal mantenere la propria individualità. La serie segue il suo percorso interiore, tra frustrazioni e scelte morali. Se da un lato Carol cerca in tutti i modi di trovare una soluzione capace di ripristinare il mondo a come era prima, in altri momenti si lascia abbandonare alla situazione. Rhea Seehorn regala alla protagonista una performance intensa: riesce a rendere la frustrazione, l’ironia e la vulnerabilità di Carol credibili senza mai cadere nel caricaturale, trasmettendo al pubblico la complessità di chi resiste.

Pluribus, recensione della nuova serie di Vince Gilligan

 

Una garanzia firmata Vince Gilligan

Gilligan conferma il suo approccio meticoloso: attenzione ai dettagli, utilizzo dei silenzi e dei tempi morti come strumenti narrativi. Tuttavia, rispetto a opere come Breaking Bad e Better Call Saul, qui la tensione nasce dalle discrepanze sottili tra armonia apparente e realtà. Ogni sorriso, ogni gesto gentile e ogni dialogo contribuiscono a creare un’atmosfera sospesa, in cui la normalità stessa genera disagio. La serie utilizza la fantascienza in modo essenziale: il virus non è spiegato scientificamente, e il focus resta sulle conseguenze emotive e sociali della sua diffusione.

Una serie riflessiva

Pluribus non rientra nei canoni della fantascienza convenzionale: la sua macchina narrativa parte da un’idea semplice (un mondo senza conflitti e senza dolore) e la usa per spingere lo spettatore a interrogarsi sul valore stesso della libertà. La serie mette in discussione l’idea di felicità come stato permanente, proponendo invece che la pienezza dell’esperienza umana derivi proprio dalla capacità di provare insoddisfazione e contrasti. In questo senso, la serenità universale diventa qualcosa di inquietante, perché annulla la varietà delle emozioni che definiscono la nostra individualità.

La narrazione esplora anche i limiti di un ordine che elimina ogni forma di conflitto: se non esistono divergenze, dubbi o insuccessi, cosa resta di noi? Questo interrogativo permea il racconto e lo trasforma in una riflessione sulla natura dell’autonomia e sul significato del libero arbitrio, non più come semplice concetto filosofico, ma come esperienza concreta che ogni individuo deve proteggere e, talvolta, difendere.

Allo stesso tempo, Pluribus affronta il tema della trasformazione collettiva come metafora delle pressioni sociali contemporanee, in cui uniformità di pensiero e omologazione possono nascere da una spinta al consenso. La tensione tra armonia e autenticità, tra benessere collettivo e lotta individuale, è ciò che mantiene viva la narrazione e invita lo spettatore a considerare fino a che punto sia desiderabile un mondo privo di difficoltà.

Con un ritmo deliberatamente lento e meditativo, la serie fa leva su queste riflessioni senza offrire soluzioni facili, lasciando emergere la complessità delle emozioni umane e interrogandosi sul confine sottile tra utopia e distopia. In questo modo, Pluribus apre uno spazio di dibattito critico che va oltre il semplice intrattenimento, spingendo lo spettatore a confrontarsi con il peso delle proprie certezze emotive e collettive.

Conclusioni

Pluribus è una serie ambiziosa e originale, che mescola fantascienza e riflessione sociale in un mondo sorprendentemente coerente. La lentezza narrativa può far storcere il naso a chi cerca una spettacolarità immediata, ma la costruzione dei personaggi, la cura della regia e la profondità dei temi offrono un’esperienza ricca e stratificata. La serie conferma Vince Gilligan come autore capace di reinventarsi, esplorando nuove idee senza perdere la propria cifra stilistica e qualità. La seconda stagione è già confermata e noi di Almanacco Cinema non vediamo l’ora di scoprire quali nuove sorprese ci riserverà il “mondo” di Pluribus.

🎬 Valutazione

Regia
★★★★
Interpretazioni
★★★★★
Storia
★★★★
Emozioni
★★★★
🏆 Voto Totale
4.3
★★★★