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Recensione, L’ultimo cacciatore di streghe: speriamo

La recensione di The Last Witch Hunter – L’ultimo cacciatore di streghe (2015) di Breck Eisner. Un film che è un trionfo della mancanza di idee e originalità.

 

 

La leggenda narra che Vin Diesel, quand’era ancora soltanto un bambino, vomitò sul sedile dell’auto del padre appena lavata e tirata a lucido. La vettura non poté tollerare un simile affronto e lo maledisse. Maledisse il giovane Diesel a legare la sua intera esistenza alla saga cinematografica che più di tutte avrebbe esaltato la figura dell’automobile nel genere umano. 

 

La maledizione, però, aveva un risvolto oscuro. La saga, che prese il nome dal diavolo Fast & Furios, avrebbe colpito al cuore qualunque cinefilo. Ciò era un problema, perché affinché Diesel potesse assolvere alla sua missione doveva assolutamente spacciarsi per un attore.

 

Così ecco arrivare una serie di pellicole che fungono da veri e propri intermezzi di carriera, un inganno per i cinefili e per il popolo: l’inganno che Vin Diesel sia un attore.

L’automobile offesa, tuttavia, si riservò di fare un ultimo sgarro nei confronti di colui che l’aveva sporcata nell’anima: di ognuno di questi film-intermezzo, non ce ne sarebbe stato uno bello.

 

In questa recensione, in cui ci occuperemo del 21° film della maledizione di Diesel, The Last Witch Hunter – L’ultimo cacciatore di streghe (2015), vedremo perché.

 

 

Informazioni sul film

 

Se inizialmente il regista sarebbe dovuto essere Timur Bekmambetov, La regia del film venne poi affidata a Breck Eisner, al suo 4° film dopo Nella mente del crimine (Thoughtcrimes) (2003), Sahara (2005) e La città verrà distrutta all’alba (2010), remake dell’omonimo film di George A. Romero.

 

The Last Witch Hunter – L’ultimo cacciatore di streghe è sceneggiato a sei mani (!) da Cory Goodman, D.W. Harper e Melisa Wallack. I tre cercarono di creare un mix tra fantasy e horror, pensando il film come una sorta di punto di incontro tra la saga di Highlander, quella di Harry Potter e persino quella della popolare serie tv Il trono di spade (da cui la presenza di Rose Leslie nei panni della strega “buona”).

 

 

Il film è stato distribuito nelle sale statunitensi a partire dal 23 ottobre 2015, mentre in Italia dal 29 ottobre. Attualmente lo si può trovare all’interno del catalogo di Amazon Prime Video.

 

Venne per la gran parte ignorato dal pubblico, con degli incassi globali di 146 936 910 $, su un budget alle spalle di 90 milioni di dollari.

 

Ad una premiere del film, Eisner dichiarò che una delle idee che lo affascinassero di più del progetto fosse l’immortalità del personaggio di Vien Diesel. Come fosse stato per lui vivere dal 1400 fino ai giorni nostri e cosa avesse significato questo per lui come essere umano. Peccato che dal film non traspaia minimamente questo concetto, se non superficialmente, ma vabbé.

 

Ma la cosa davvero inquietante è un’altra. Nel 2024, dopo aver ribadito che Fast 11 sarà l’ultimo capitolo della saga di Dominic Toretto, Vin Diesel ha riacceso le ipotesi di un seguito di The Last Witch Hunter – L’ultimo cacciatore di streghe con una foto pubblicata su Instagram: un’immagine tratta dal dietro le quinte del film originale, nella cui didascalia l’attore fa chiaramente riferimento ad un secondo possibile capitolo in arrivo. Questo il messaggio:

“Questo giovedì voglio tornare al passato… Ho avuto la fortuna di incarnare così tanti personaggi iconici nel corso della mia carriera, alcuni diventati famosissimi e altri conosciuti solo da alcuni di voi. Per me è stato un onore portare sullo schermo un Immortale per la Lionsgate… un giorno vi parlerà nel dettaglio di quanto il personaggio di Kaulder sia stato significativo per me, e di com’era la mia vita quando abbiamo fatto il primo film…era un periodo potente della mia esistenza, come molti di voi forse sanno. Ma non vedo l’ora di scoprire cosa riserverà il futuro all’Immortale…”.

 

Trama e cast  di The Last Witch Hunter – L’ultimo cacciatore di streghe

 

Medioevo. Divenuto immortale dopo aver ucciso la strega (Engelbrecht), che aveva portato la peste nel suo villaggio, il guerriero Kaulder (Diesel) si mette al soldo di una confraternita religiosa per vigilare sul patto di non belligeranza tra streghe ed esseri umani. Ad assisterlo dei sacerdoti denominati Dolan, che nel corso dei secoli si susseguono per affiancarlo nell’impresa.

Ai giorni nostri, il 36° Dolan (Caine) rimane vittima di un maleficio subito dopo aver passato il testimone al 37° (Wood) e creduto morto. Kaulder comincia ad indagare e scopre un complotto per riportare in vita la strega regina da lui uccisa secoli prima.

 

 

Essendo un film alquanto scadente, fa leva quasi interamente sulla presenza riconosciuta dell’attore Vin Diesel. Le riprese del film vennero posticipate a causa della morte di Paul Walker e il conseguente slittamento per lui delle riprese di Fast & Furious 7.

Oltre lui, nel cast compaiono Elijah Wood, Michael Caine, Rose Leslie, Julie Engelbrecht, Rena Owen ed Olafur Darri Olafsson.

 

 

La recensione spolier di The Last Witch Hunter – L’ultimo cacciatore di streghe

 

Un film brutto. Ma non di quel brutto estremo che ti fa ridere, un brutto molto più profondo e mediocre. Un brutto che, credetemi, è decisamente peggio.

 

Già la prima sequenza, quella in cui Kaulder uccide la strega, non è un granché, tutta di montaggio e CGI. E sì, sono riusciti a metterci un’esplosione anche nel medioevo. Ovviamente ci troviamo di fronte alla classica strega che ha poteri enormi, può distorcere la realtà, ma che poi si fa uccidere a spadate solo perché di fronte si trova il protagonista.

Il concetto della “condanna alla vita“, in teoria non sarebbe neanche male, se solo non si perdesse nel nulla.

 

Solitamente, per abituarti alla presenza di una voce narrante fuori campo, questa viene messa fin dall’inizio. Qui no. Qui attorno al 13° minuto dal nulla Michael Caine inizia a parlare allo spettatore e non lo farà mai più. Questo succede quando la sceneggiatura, e il film più in generale, è molto debole e non riesce a comunicare ciò che vorrebbe ed è inutile dire che l’effetto sia parecchio straniante. Il fatto che alla sceneggiatura di questo film ci abbiano lavorato non uno, ma ben 3 esseri umani è inquietante.

 

Penso di aver visto raramente un rapporto di amicizia più freddo di quello tra i personaggi di Diesel e Caine; la sceneggiatura, ossia una serie di micro-spiegoni, non li aiuta c’è da dirlo. Lo scoramento di Caine sarà per il suo pensionamento?  Sarà perché sa che la confraternita ha tenuto il cuore della strega? O forse per la stanchezza e poca convinzione dello stesso attore? Propendo per la terza.

La fotografia in questa scena, il primo dialogo tra i due, è orripilante. Sembra che la cinepresa sia veramente sotto un maleficio, con questo verde che fa da padrone e che dà l’impressione che si stia guardando il tutto da dentro una bottiglia della Heineken. Anche in questo caso: sarà la stanza? Il problema è che faceva schifo anche sull’aereo, con questo blu super prepotente e fastidioso.

L’intero film di fatto prende il via e si basa su questo rapporto. Rapporto che, giustamente, viene mostrato con quell’unico blandissimo dialogo all’inizio e poi Caine tornerà solo nel finale o giù di lì. Che poi è stupida come idea basare il film su questo perché sai che non riuscirai a sviluppare bene il rapporto. Però Caine lo puoi mettere nel trailer, che ci vuoi fare.

 

 

Arriviamo alla patata bollente, al bambino maledetto. Vin Diesel avrà uno spettro di espressioni facciali che vanno dalle 2 alle 3. Vin Diesel sorpreso, Vin Diesel arrabbiato, Vin Diesel col sorriso piacione. Fine. Tra l’altro col barbone non si può vedere, sembra un travestimento di Carnevale, visto che siamo anche in periodo.

Né da lui col suo comportamento, né tantomeno dalla sceneggiatura si nota minimamente che abbia vissuto 600 e più anni. Sembra quasi di più che li abbia vissuti Caine (e non perché è più vecchio). Questo, a conti fatti, è uno degli aspetti in cui il film si dimostra più inetto.

Il suo personaggio è piattissimo, è solo Vin Diesel che fa cose e che naturalmente gli riescono tutte. Non ha mai anche solo un momento di tentennamento verso ciò che fa. Sì si ribella alla confraternita (che non si vede praticamente mai), ma non ha mai un momento con cui fa i conti con sé stesso o con le sue azioni. Pessimo.

 

 

Elijah Wood entrerà in scena attorno al minuto 19. Al minuto 20, dopo aver visto ben 2 inquadrature con lui protagonista, sul mio bel quadernetto rosso io scrivo un nuovo appunto. L’appunto è: Elijah Wood è cattivo. Complimenti al film, non c’è che dire.

 

 

L’indizio che il 36° Dolan, Caine, lascia a Kaulder è molto cinematografico ma è delirante. Questo in punto di morte si mette a fargli tutto un indovinello, perdendo tempo a cercare le pagine giuste con le parole giuste da sporcare col pollice insanguinato, non sapendo se poi Kaulder sarà effettivamente in grado di recepire il messaggio o anche solo di mettersi a guardare quel libro, solo per dire: hanno tenuto il cuore. Certo, sarebbe stato notabile in questo modo anche dai cattivi, ma almeno la parola cuore metticela.

 

Il primo cattivo, Belilal, fa una tristezza assurda, soprattutto quando riporta in vita la strega. Solo soletto. Inoltre, potrei essermi perso qualcosa in questo interessantissimo film, ma il motivo per cui lui ad un certo punto faccia irruzione nel bar di Chloe mi è ancora ignoto.

 

Il personaggio di Chloe è quello della classica bella di turno, che mentre ancora si lamenta del fatto che Kaulder le abbia distrutto la vita fa squadra con lui, e il cui rapporto col protagonista si sviluppa con una velocità e banalità imbarazzante, per mezzo dei sorrisetti a quanto pare irresistibili di Diesel.

 

Oltre al 36° Dolan il film ha un altro perno, ossia la componente-Gladiatore dei poverelli: la perdita della famigliola di lui. Peccato che nonostante queste due, moglie e figlia, appaiano di tanto in tanto, il film non ti dice mai, MAI, cosa sia capitato loro. E’ scandaloso per l’importanza che dovrebbe avere la cosa. Potrebbe essere stata la peste scatenata dalla strega ad ucciderle? La risposta è che non devo ipotizzarlo io.

 

Musiche. Torna e ritorna il solito motivo “simil-epico” ma te lo scordi neanche che il film è finito, ma che è finita la scena. Ho criticato, anche pesantemente, The Piper, ma almeno di quel film il motivetto ti rimane in testa. E’ terribile, ma almeno rimane.

 

 

Il combattimento finale è obbrobrioso, soprattutto in quell’angolo di New York con la vegetazione incolta e le macchine spaccate, con questa luce fintissima, bagliori ed una regia veramente scadente. Colgo l’occasione per fare i complimenti per le location dei combattimenti: una più brutta dell’altra. Serviva l’impegno.

 

New York si vedrà sì e no in 4 inquadrature, sempre le stesse, con una mancanza di ispirazione preoccupante. La manifestazione finale del male è questo fumo nero che si leva dalla chiesa inquadrata sempre allo stesso modo che, oltre a non fare niente, da buone tradizione dei film brutti viene riassorbito poche scene dopo senza aver fatto il minimo danno. Non viene neanche mostrata un po’ di gente che lo vede, il nulla veramente.

 

Questo The Last Witch Hunter – L’ultimo cacciatore di streghe, se vogliamo snocciolarlo più di quanto meriti, è poi un film piuttosto conservatore (forse anche più di piuttosto), con la solita rassicurante storia trita e ritrita e l’eroe maschile “machoso” a cui riesce tutto e che non ha mai un tentennamento, con la donna relegata al ruolo sentimentale. Inoltre, personalmente, ho visto più di qualche parallelismo streghe-gioventù americana e conseguente “timore generazionale”. Però, ripeto, questo film non merita considerazioni così approfondite e mi limiterò a dire che sono pazzo io.

 

Per concludere, The Last Witch Hunter – L’ultimo cacciatore di streghe e un film che dovete assolutamente perdervi.

 

 

 

Marco Lancia

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