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30 notti con il mio ex, la recensione

30 notti con il mio ex: commedia romantica diretta da Guido Chiesa e remake del film argentino di  Adrián Suar, 30 noches con mi ex.

Uscito al cinema nell’aprile 2025, 30 notti con il mio ex è ora disponibile sulla piattaforma Netflix. Si tratta di una commedia romantica diretta dal regista Guido Chiesa (sceneggiata insieme a Nicoletta Micheli), esperto in remake come La peggior settimana della mia vita, 10 giorni senza mamma, 10 giorni con Babbo Natale e 10 giorni con i suoi.

Tutte pellicole che la Colorado Film ha deciso di adattare per il mercato italiano, utilizzando nomi noti del cinema nostrano. In questo caso, gli interpreti principali di 30 notti con il mio ex sono Edoardo Leo e Micaela Ramazzotti, entrambi molto apprezzati nel panorama cinematografico.

30 notti con il mio ex, la trama

Bruno (Edoardo Leo) è un consulente finanziario e padre single dell’adolescente Emma (Gloria Harvey). Un giorno, senza alcun preavviso, viene costretto a ospitare in casa per 30 giorni l’ex moglie Terry (Micaela Ramazzotti), madre di Emma, appena uscita da una clinica psichiatrica.

L’avvenenza della donna e il suo disagio mentale metteranno a dura prova  l’equilibrio di Bruno. Tra vecchi dissapori e  antiche emozioni, l’uomo si aprirà a nuove prospettive, calandosi nella malattia dell’ex moglie, con compassione.

La recensione, partiamo dal titolo

30 notti con il mio ex è un titolo dal quale ci si aspetterebbe un punto di vista femminile, invece è esattamente il contrario. Il punto di vista è quello di Bruno ossia il principale protagonista della storia. Insomma una nota stonata probabilmente voluta a livello produttivo.

Per il resto, Chiesa, esperto in adattamenti e  in storie a carattere sociale e di intrattenimento, confeziona un film piacevole dal punto di vista registico e narrativo, anche se piuttosto prevedibile e scontato. Ma non mancano scene esilaranti come quelle con i vicini di casa antipatici, vittime delle diavolerie di Terry. 

Il tema della  malattia mentale, per adattarlo al registro della commedia,  a volte viene trattato con eccessivo umorismo, finendo per infastidire lo spettatore. Tuttavia il nucleo del film non è il disagio psichico, ma la difficoltà nel trovare un equilibrio in quelle famiglie in cui si ha a che fare con un malato mentale e l’incapacità di calarsi nella malattia, senza giudizio.

È il caso di Bruno e di sua figlia Emma. Entrambi hanno sofferto per la malattia di Terry e hanno dovuto fare delle rinunce. Tutto questo si traduce in rabbia, ma anche in sensi di colpa, impotenza e forte senso di responsabilità: Bruno ha rinunciato alla carriera da calciatore per l’ex moglie e per crescere sua figlia. Ed Emma, inconsciamente, prova rabbia verso suo padre per non essere riuscito a comprendere sua madre e averla privata della sua presenza.

E i 30 giorni di convivenza rappresentano una seconda possibilità per tutti e tre. Un mondo per fare i conti col passato e rimettere a posto le cose o rimettere insieme i cocci come fa Terry con il Kintsugi, l’antica pratica giapponese, tecnica che apprende durante la  riabilitazione.

30 notti con il mio ex, il cast

Edoardo Leo e Micaela Ramazzotti appaiono molto affiatati, ma un po’ troppo identici a se stessi, ingabbiati nei ruoli di sempre. Nessuno me ne voglia, ma questo è un difetto tipico degli attori italiani, poco versatili a parte qualche rara eccezione. Ottima invece l’interpretazione dell’attrice Gloria Harvey nel ruolo della sedicenne Emma, molto naturale nella recitazione.

Arricchiscono la narrazione personaggi secondari come: Claudio Colica, Francesca Valtorta, Matteo Scattaretico, Luca Massaro, Beatrice Arnera, Andrea Pisani e Anna Bonaiuto.

Conclusioni

Un film costruito secondo gli standard, piacevole ma poco coinvolgente. Troppo scontato.

 

 

 

 

 

Selene Minopoli

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