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The Return, la recensione su Almanacco Cinema

Festa del Cinema di Roma: The Return, la recensione

Abbiamo visto in anteprima The Return di Uberto Pasolini, presentato alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Grand Public.

Uberto Pasolini arriva a Roma con un film dal grande respiro commerciale. A partire dal soggetto, che riadatta uno degli episodi più famosi dell‘Odissea di Omero, il ritorno di Ulisse ad Itaca e la conseguente cacciata dei Proci. Il cast non è da meno e spazia da Ralph Fiennes nei panni di Odisseo a Juliette Binoche nell’iconica Penelope. Da segnalare la presenza anche del nostro Claudio Santamaria.

Un soggetto dalle pretese così alte porta con sé un alto coefficiente d rischio, basti pensare al film, del 2004,Troy con Brad Pitt nel ruolo di Achille.

Pasolini con The Return accetta la sfida ma il risultato è piuttosto deludente. 

The Return, i problemi del film

E’ chiara l’intenzione del regista, fin troppo forse: riprendere le avventure di Odisseo per ricordarci l’attualità di quei temi, in particolare soffermandosi sulla naturale predisposizione umana alla violenza e, di conseguenza, alla guerra. La messa in scena finisce per tradire qualsiasi dimensione ideologica e si trasforma in un film in cui funziona solo l’incredibile forza del soggetto originale. Il testo di partenza è talmente ancorato nella mente del pubblico che a tratti il ritmo riesce a trascinare lo spettatore a seguire la vendetta ordita da Odisseo.

Ma ad eccezione della storia e delle prodezze del personaggio, che già conosciamo, resta poco di un film che tratta troppo frettolosamente le motivazioni e le emozioni dei protagonisti. Cosa ci arriva della fedeltà di Penelope? E dei sensi di colpa di Odisseo? O della figura del testardo Telemaco? Niente…

Colpevole una sceneggiatura più preoccupata all rigoroso svolgimento dei fatti piuttosto che ad una complessa analisi delle componenti emotive, solo debolmente accennate. A questo si aggiunge un evidente problema di scrittura che compromette tutto l’intreccio narrativo, com’è possibile che nessuno, ad eccezione del cane Argo, riconosca Odisseo? Un problema che diventa irritante soprattutto nel dialogo con Penelope. Un’incongruenza ingiustificata da nessuna spiegazione narrativa e dallo stesso look del personaggio, in piena forma e perfettamente riconoscibile.

Tutti i personaggi vengono ritratti come modelli pubblicitari, muscoli tirati e aspetto impeccabile. Anche quest’aspetto è figlio di una messa in scena patinata, finta e distaccata, sia nella rappresentazione in interni ma spesso anche nelle tante scene girate in esterno.

Si salvano alcune scene d’azione che rendono il film scorrevole ma nel complesso The Return non funziona. Il film sulle vicende di Odisseo è un pasticcio dalla messa in scena kitsch.

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