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Le anteprime: Il mio giardino persiano, dal 23 gennaio al cinema
In anteprima italiana, abbiamo visto Il mio giardino persiano di Maryam Moghaddam e Behtash Sanaeeha, autori invisi al regime iraniano. La nostra recensione.
Quando Il mio giardino persiano è stato presentato alla scorsa edizione del Festival del Cinema di Berlino, i suoi registi – Maryam Moghaddam e Behtash Sanaeeha – non hanno potuto presenziare: il regime iraniano ha negato loro il rilascio dei passaporti.
Questo è un motivo in più per guardare un film che, con delicatezza e rispetto, racconta la vita di una donna vedova ormai entrata nella terza età che non si rassegna alla mera sopravvivenza e vuole tornare a vivere, esortando anche le altre donne a farlo.
Il mio guardino persiano, la trama
La protagonista è Mahin (Lily Farhadpour), vedova settantenne che vive in una sola in una bella casa con giardino a Teheran da quando la figlia si è trasferita in Germania. Oltre a sentire la figlia al telefono di tanto in tanto, Mahin ha un gruppo di care amiche e inizia a desiderare anche la compagnia di un uomo. Finché, per puro caso, incontra Faramarz (Esmaeel Mehrabi), ex soldato ed autista suo coetaneo e decide di invitarlo a casa sua.

Un film politico
Non ci sono dubbi: Il mio giardino persiano è un film che vuole fare denuncia politica. Lo dimostra la protagonista stessa della storia, che a un certo punto del film si imbatte in una pattuglia della polizia morale di Teheran che ha fermato alcune giovani perché hanno indossato male l’hijab e salva una di loro, che riuscirà a non salire sulla camionetta della polizia.
La apostroferà così: “Fatti sentire. Più tu accetti il loro potere, più loro ti schiacceranno”. Lei stessa resiste al regime come può: lascia intravvedere i propri capelli dall’hijab, passeggia da sola, decide di rifarsi una vita invitando un uomo a casa sua. Il suo privilegio è l’età, che le permette di essere sottovalutata e screditata, oltre che di essere ritenuta meno pericolosa.
“La mia torta preferita”
Il titolo internazionale del film, My Favourite Cake, allude alla torta che Mahin preparerà al suo ospite e che farà da spartiacque tra le due parti del film. Una torta che ci rivela molto della protagonista e della sua capacità di cura e dolcezza.
Il desiderio sessuale dopo i 60 anni
Come altre eroine cinematografiche che l’hanno preceduta (penso a Thelma, che abbiamo raccontato anche qui su Almanacco Cinema), Mahin è una donna forte, coraggiosa, piena di vita e desiderosa di condurre un’esistenza piena.
In più, a quasi 70 anni, ancora desidera avere una vita sessuale: lo dimostra uno dei tanti scambi di battute che avrà con l’uomo che sembra destinato a rompere la sua solitudine.
Quello del desiderio sessuale in tarda età è uno dei più grandi tabù della nostra società e viene raramente raccontato al cinema: vi accenna con grande dolcezza uno dei film più romantici di tutti i tempi, Harold e Maude. Ad affrontare in modo più esplicito il tema, forse per la prima volta, è stato il film Settimo cielo di Andreas Dresen.
Spoiler: qui non assisteremo a scene d’amore tra corpi avvizziti, ma a un accenno tenero e delicato al desiderio di un’intimità reciproca rimasto sopito per tanti anni. Il riferimento più diretto è nelle pasticche, presumibilmente di Viagra, che il co-protagonista acquisterà per poter fare bella figura con Mahin, e che scopriremo solo a fine film.

Una fotografia asciutta e dialoghi intensi
Il mio giardino persiano è un film che si affida soprattutto all’intensità dei suoi protagonisti e delle parole che si dicono: la quasi totalità del film si svolge nella splendida casa di Mahin, in interni, a denunciare anche la tendenza alla “reclusione” delle donne in Iran, che solo nell’intimità della dimensione domestica possono conquistare una loro forma di libertà, togliendosi l’hijab e parlando a ruota libera con le proprie amiche.
Invitando, perché no, un uomo. Anche se sulla loro condotta, anche se anziane, ci sono sempre altre persone, anche donne, a vigilare (vedi la vicina impicciona che dice a Mahin di aver sentito la voce di un uomo in casa sua).
A fronte di una storia minimale ma profonda e di una fotografia che non vuole mai essere estetica ed estetizzante, le grandi presenze dei protagonisti e le loro solitudini che si incontrano e si riconoscono vicendevolmente invadono lo schermo ed entrano nel cuore dello spettatore.
ll mio giardino persiano, il cast
È il caso, soprattutto, della meravigliosa Lily Farhadpour, il cui viso solcato dai segni dell’età ci riporta in una dimensione di verità e bellezza rispetto al mondo di plastica che ci circonda.
Il suo innamoramento con il personaggio di Faramarz, interpretato dall’ottimo Esmaeel Mehrabi, è tanto tenero da essere indistinguibile dal vero.
Il finale è imprevisto e lascia in bocca un sapore dolce-amaro.
In conclusione
Assegniamo a questo film tre stelle che ne valgono tre e mezzo. Vale la pena di vederlo per il suo valore politico, per la delicatezza con la quale racconta una storia dolcissima, quasi kaurismakiana, e per i suoi incredibili protagonisti: due attori oltre i 60 anni che non hanno mai lavorato all’estero.
Il mio giardino persiano dimostra che si può realizzare un ottimo film anche avendo per le mani una storia semplice e condivisa da molti. Che, proprio per questo, può assumere connotati più universali. A patto, ovviamente, di disporre di ottimi interpreti.
🎬 Valutazione
Regia
★★★★★
Interpretazioni
★★★★★
Storia
★★★★★
Emozioni
★★★★★
🏆 Voto Totale
3.5
★★★⯨★