424Views
Brick, un thriller claustrofobico fantascientifico
Brick, un film diretto da Philiph Kock targato Netflix. Cento minuti di suspense, claustrofobia e paranoie. Perfetta visione per gli amanti del genere.
Uscito da poco su Netflix (il 10 luglio), Brick sta riscuotendo notevole successo nonostante recensioni discordanti. Merito dell’idea forte e dell’abilità registica di Philip Koch, uno dei beniamini del cinema tedesco (Tribes of Europa), capace di giocare con la suspence e le paranoie psicologiche dello spettatore.
Appartenente al genere thriller sci-fi, Brick è una pellicola tedesca che ricorda molto film come Cube (1997), di Vincenzo Natali, o Escape room (2019), di Adam Robitel, senza tinte horror. Ma cominciamo dall’inizio.

Brick, la trama
Tim (Matthias Schweighofer), un programmatore di videogiochi, e sua moglie, Liv (Ruby O. Fee), un architetto, vivono ad Amburgo. Dopo la morte della figlia per un aborto spontaneo, la coppia non riesce più a comunicare. Liv desidera partire col marito per Parigi e ricominciare da capo, ma Tim non se la sente di lasciare il lavoro. Liv decide di andarci da sola, ma quando apre la porta di casa un muro di mattoni neri le impedisce di uscire. Tutta la casa è murata. Non esistono vie di fuga.

La recensione
Scritto e diretto da Philip Koch, Brick fa leva sulle paure inconsce dello spettatore per catturarne l’attenzione e mantenerla per tutta la durata del film. L’idea claustrofobica del muro che imprigiona senza vie di fuga crea immediatamente la giusta tensione narrativa.
Insieme ai protagonisti lo spettatore si ritrova a indagare sul perché del muro (dalle teorie del complotto all’invasione degli alieni) e a escogitare un modo per uscire da quell’inferno, incrociando nuovi personaggi e sospettando di chiunque.
Tim e Liv, infatti, dopo aver tentato inutilmente di abbattere il muro, provano a raggiungere il seminterrato dotato di un rifugio antiaereo (e quindi una possibile via d’uscita) sfondando i pavimenti dei vari appartamenti, e ritrovandosi a condividere il viaggio verso la salvezza con gli altri inquilini imprigionati, diffidando gli uni degli altri.
Alcuni personaggi sembrano coinvolti nel mistero del muro, come Yuri (Murathan Muslu), ex agente di polizia, o il padrone di casa, trovato morto.
Anche la scoperta di videocamere all’interno dei rivelatori di fumo sembra portare alla conclusione che gli inquilini siano vittime di un gioco sadico e che qualcuno da fuori stia guardando.

Sceneggiatura e inquadrature.
La trama gioca sui falsi indizi e sulla tensione narrativa che si crea nel non sapere. I numerosi primi piani, i dettagli e le riprese dall’alto e dal basso creano la giusta atmosfera claustrofobica.
Purtroppo, i dialoghi i didascalici e i caratteri dei personaggi, alcuni piatti e scontati, penalizzano molto la pellicola.
Conclusioni
Un film dall’idea interessante, sviluppato in maniera frettolosa e superficiale.
