Dovremmo tutti fare una tomba per le lucciole

Dovremmo tutti fare una tomba per le lucciole

Una storia struggente e bella tanto quanto onesta e brutale. Uno dei piu’ grandi cult del cinema d’animazione giapponese di nuovo in sala.

Puo’ un film d’animazione mostrarci la brutalità e il costo umano di una guerra in maniera realistica e struggente? Isaho Takahata ha risposto a questa domanda gia’ 27 anni fa con il suo capolavoro madre Una tomba per le lucciole, in originale Hotaru no haka. Un vero e proprio cult nonché uno dei film d’animazione migliori e piu’ toccanti mai fatti, forse il primo a rompere il tabù dell’animazione facendolo evadere dall’etichetta di genere. Il cinema è cinema e l’animazione non un genere a sé ed Una tomba per le lucciole ha forgiato ed influenzato notevolmente l’animazione ed il cinema giapponese anche riuscendo ad arrivare a tutto il mondo.

Un opera capace di emozionare ed arrivare a chiunque. Non a caso viene sempre ricordato anche come uno dei film che piu’ ha saputo trattare la guerra, riuscendo a parlarne in maniera dolce, empatica ma anche sottolineandone gli orrori e l’atrocità che ne consegue, senza mostrare l’azione sul fronte ma concentrandosi sulla vita in città dei civili durante la seconda guerra mondiale.

La trama

Ispirato dall’omonimo romanzo di Akiyuki Nosaka, il film racconta la storia del quattordicenne Seita e la sua sorellina Setsuko, doppiati rispettivamente da Ayano Shiraishi e Tsutomu Tatsumi. I due vivono soli con la madre mentre il padre, ufficiale di marina, è inviato in guerra nella flotta navale dell’impero giapponese. La famiglia vive a Kōbe, cittadina soggetta a vari bombardamenti e proprio durante uno di questi la madre dei due rimane ferita e muore poco dopo.

Seita e Setsuko dovranno allora lottare per la loro sopravvivenza, inizialmente ospitati dalla zia e poi per conto loro, in una Kōbe devastata dalla guerra, dove il cibo scarseggia e nessuno è disposto ad aiutare i due dato che devono già tutti pensare alla propria sopravvivenza. Una rappresentazione apocalittica dove tra individualismi di singole persone e nuclei familiari sono l’amore e l’innocenza dei due protagonisti ad emergere.

Umanità brutale 

Una tomba per le lucciole uscì in contemporanea con Il mio vicino Totoro di Hayao Miyazaki col quale Takahata era co-fondatore dello Studio Ghibli, lo studio d’animazione piu’ importante della storia del cinema. Entrambi i film ebbero un influenza enorme sull’animazione e sulla cultura giapponese riuscendo anche ad uscire dai confini asiatici. Il film di Miyazaki pero’ ebbe molto piu’ successo diventando l’opera di punta dello Studio Ghibli, questo a causa della brutalità che fece scaturire delle controversie riguardo Una tomba per le lucciole. Ancora oggi è ricordato per essere il piu’ drammatico, tragico e reale dei film targati Ghibli ma anche dell’animazione in generale.

Takahata riesce magistralmente ad oscillare tra la parte onirica e spirituale del film alternandola ad una controparte che è a tutti gli effetti puro neorealismo senza mezzi termini, ricreando a pieno gli orrori della guerra e la totale assenza di umanità durante i conflitti, la totale mancanza di empatia che viene surclassata dal senso di sopravvivenza e l’inevitabile egoismo.

Una tomba per le lucciole è riuscito quasi piu’ di tutti i film a rappresentare la guerra sulle vie cittadine, dove la vita continua a scorrere normalmente, o almeno prova a far finta che sia così. Un film che puo’ far veramente cambiare le proprie percezioni riguardo la guerra, sulla sua malsanità ed irrazionalità che è diventato lo specchio del ‘900 e della storia umana. Il regista ci dona un quadro perfetto e realistico di ciò che è stata la seconda guerra mondiale in particolare, un pugno allo stomaco di immagini sublime e forte che ci arriva dritto al cuore.

Le lucciole tra l’apocalisse

Seita e Setsuko sono la voce dell’innocenza, di chi rimane piu’ di tutti ingiustamente ingabbiati dalla guerra, le nuove generazioni. Una prigione per la libertà, dove l’infanzia e l’innocenza sono soffocati in uno strangolamento che non lascia neanche il fiato per gridare contro la violenza e gli orrori insensati della guerriglia. Una presa che smorza anche la piu’ piccola richiesta di aiuto. Takahata riesce a farci immedesimare nello sguardo giovanile ed innocente dei due protagonisti che vengono a contatto con la realtà prematuramente in maniera atroce tenendo però anche lo sguardo da un punto di vista esterno, quello nostro di spettatori.

In un mondo incendiato dalle bombe e dove le strade sono ricoperte di cadaveri, non c’è spazio per la purezza, per la felicità, di fatti tutte le visioni e i  momenti di infantile ricreazione tra i due viene subito interrotto dalla realtà brutale. Le lucciole muoiono troppo presto, così come l’innocenza dei giovani buttati nella violenza e nell’atrocità della guerra che porta via tutto. Seita e Setsuko vedono le lucciole tra l’apocalisse e si rasserenano ma è solo per un istante., un istante di ritrovata purezza divorato dalle tenebre di cupezza dell’oscurità che distrugge la vita, la storia, spezzando l’infanzia. La quotidianità, la comodità, la semplicità della vita e la crescita. Tutto si sfrange davanti alla straziante e cruda verità che anche oggi è di fronte a noi, su tutti i nostri schermi.

Una tomba per le lucciole è stato rimesso nelle sale dal 18 settembre e in Italia è in testa al box office. Un fatto sicuramente che fa bene eppure c’è sempre una nota di malinconia dietro. La malinconia che sta nell’attualità, ancora oggi, del film. Oggi che siamo ogni momento connessi a ciò che succede dall’altra parte del mondo ma anche più vicino di quanto possiamo pensare, la possibilità di vivere l’esperienza vivida e smembrante di Una tomba per le lucciole è un’occasione da non perdere.