Father Mother Sister Brother compone una cornice composta di tre sguardi familiari da uno specchio nitido ma grezzo, toccante ma altamente sarcastico.
Natale è il periodo che può servire come moto di riscoperta e di apprezzamento – o no – delle piccole cose. Un piatto di pasta, rivedere i parenti, ricevere e dare regali. Tutto questo può essere un dono come una condanna. Se nel cinema c’è un’autore che ama soffermarsi, a volte anche a lungo, sulle piccole cose e sui dettagli, quello è sicuramente Jim Jarmusch.
Un’icona del cinema indipendente che punta al cuore nascosto ed underground di quegli Stati Uniti invisibili. Un regista che potrebbe spendere cinque minuti ad inquadrare persone che camminano, senza dire nulla, e comunque trasformarlo in qualcosa di mai visto prima. Dopo sei anni dall’ultimo film – il brutto I morti non muoiono – quest’anno è tornato con Father Mother Sister Brother, unico vero film natalizio di questa stagione.
Father Mother Sister Brother
Presentato in anteprima all’82esima Mostra di Venezia lo scorso agosto – dove ha vinto il prestigioso Leone d’oro – Father Mother Sister Brother è l’ultimo lungometraggio scritto, diretto e musicato da Jarmusch. Il regista torna con il suo classico stile dal taglio comico-sarcastico, che qui assume anche più demenzialità, lasciando comunque spazio alla profondità spirituale del pensiero di Jarmusch stesso.
La pellicola è un’antologia divisa in tre episodi, ognuno di questi ci da uno sguardo all’interno di tre diverse famiglie, ognuno composta in maniera diversa e situata in un diverso punto del mondo. Famiglie completamente diverse e che non conoscono l’esistenza delle altre rappresentate, ma che condividono o contrappongono alcune piccole ma importanti caratteristiche.
Padre e figli
Il primo episodio è ambientato nell’America rurale della costa Est, e vede due fratellastri – interpretati dal nuovo pupillo di Jarmusch Adam Driver, e Mayim Bialik – fare visita al loro cagionevole e solitario padre – un grandissimo Tom Waits alla quinta collaborazione col regista. È una normale e chiara relazione a tre, anzi a quattro contando anche la defunta madre e moglie
Jarmusch usa nel pieno delle sue forze ogni singolo pezzo di scenografia, di costume ed i piccoli dettaglui di cui parlavamo sopra. Ogni piccola cosa silenziosa riesce a colmare gli imbarazzanti silenzi dei tre personaggi. Waits si riconferma la musa perfetta di Jarmusch e Driver suo nuovo modello ideale, già perfetto nel capolavoro Paterson. E tutto finisce con un risultato asciutto ma simpatico, e Jarmusch ci costringe a pensare a ciò che succede dopo.

Madre e figlie
Il secondo episodio è ambientato a Dublino e ritrae l’incontro annuale di due figlie agli antipodi – Vicky Krieps e Cate Blanchett – con la loro esigente madre borghese – una grandiosa Charlotte Rampling. Come al solito, molto del passato ci viene solo fatto assaporare, per poi decidere noi cosa è successo e cosa no. Da qui l’impossibilità, per esempio, di sapere dal film perchè il loro incontro sia solo annuale.
Un’altro capitolo, come il precedente e di più, in cui l’eminenza delle apparenze supera la superficialità della sostanza. Qui a mancare è la figura maschile del padre/marito – al contrario della madre/moglie del primo capitolo – ma questa assenza non si fa sentire. Forse. Perchè ciò che i figli vedono si ferma proprio dove inizia ciò che i genitori pensano. Degli strati di incomunicabilità, mossi tra l’innocenza dell’infanzia e l’assurdità del mondo moderno.
Fratelli
Il terzo ed ultimo episodio di Father Mother Sister Brother è ambientato tra le strette ed urbane strade di Parigi, dove un fratello ed una sorella – Luka Sabbat e Indya Moore – fanno l’ultima visita a casa dei loro genitori, da pochissimo deceduti in un’incidente aereo sopra chissà quale parte del mondo. Questo è forse l’episodio più umano e più intimo. Sappiamo già la posta in gioco e c’è poco che ci viene lasciato immaginare.
Il colore rosso che aveva caratterizzato i primi due episodi, qui si trasforma nel pesante ma vitale nero, indossato dai personaggi e vestito dalla casa che i due protagonisti visitano. I vecchi ricordi di questa particolare famiglia si mostrano con splendore e malinconia. L’assenza diventa presenza, e il ricordo è solo un modo per descriverlo. Tre incredibili ritratti familiari, senza una famiglia e senza perdersi in convenevoli.