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FEFF27, opinione a caldo sui film in concorso, giorno 4
FEFF27: procuratori che fanno arti marziali, assistenti sociali immischiati in un giro di ricatti che non finisce più e piloti di linea molto eccentrici.
Questa in breve è stata l’esperienza vissuta nel corso della quarta giornata del FEFF27, vi lasciamo le nostre prime impressioni di film visti ieri.
The prosecutor
Il nuovo film di Donnie Yen (Ip Man, John Wick 4…) è appena sbarcato a Udine e questa volta il nostro maestro di Wing Chun preferito veste i panni di un ex poliziotto che diventa un procuratore di giustizia.
La sua ricerca della verità lo porterà a scoprire una vasta rete di criminali che attingono a piene mani anche da quel sistema giudiziario che da sempre vuole sostenere e difendere. La critica alla giustizia spesso troppo frettolosa nel dare i verdetti non manca, come non mancano le mazzate che a noi appassionati di cinema di arti marziali piacciono tanto. Belle le coreografie dei combattimenti, in particolare quello finale nella metro. La storia non è niente di eccezionale ma quando assistiamo a Donnie Yen che prende a pedate i cattivi è più che sufficiente.
A bad summer, il migliore del FEFF27 finora
Due assistenti sociali scoprono che un loro collega ricatta una sua assistita ottenendo favori sessuali in cambio del sussidio. Proveranno a intervenire ma succederà di tutto, coinvolgimento della Yakuza compreso.
Ad ora il miglior film di questo FEFF27. Regia perfetta, sceneggiatura senza sbavature, colpi di scena imprevedibili e un finale che lascia con il fiato sospeso. La critica sociale al sistema assistenziale giapponese e a chi lo amministra, ma non solo, è forte e chiara. Si ride, si piange e ci si indigna, cosa volere di più? Nulla.
Un film imperdibile, speriamo che prossimamente venga distribuito anche in Italia.

Pilot
La prima vera delusione del Festival. Un pilota di linea professionista si lascia andare con frasi sessiste e perde il lavoro. Decide di fingersi una donna e farsi assumere nuovamente come pilota. Gli esiti li conosciamo già anche senza aver visto il film.
Classica commedia degli equivoci vista un milione di volte e che non sa di nulla. Pensavo che il genere non avesse più nulla da dire da quel capolavoro immenso che è A qualcuno piace caldo (Billy Wilder, 1959) e invece ci hanno riprovato di nuovo. Per carità, si ride in diversi momenti e spesso i tempi della commedia sono azzeccati ma la fonte delle idee per queste pellicole è ormai esaurita da lustri.
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