Conclave, il nuovo film di Edward Berger, un appassionante thriller filosofico presentato alla Festa del Cinema di Roma e in uscita nelle sale il 19 dicembre.
Dopo la morte improvvisa del Pontefice, i Cardinali più potenti della Chiesa Cattolica si riuniscono in Vaticano per l’elezione del prossimo Papa. I Cardinali favoriti sono quattro: Bellini (Stanley Tucci), Tremblay (John Lithgow), Tedesco (Sergio Castellitto) e Adeyemi (Lucian Msamati), personalità molto diverse tra loro e con punti di vista differenti sulla vita, sulla politica, sulla religione e sul futuro della Chiesa Cattolica. A dirigere il Conclave è il Cardinale Lawrence (Ralph Fiennes), che sembra essere l’unico davvero intenzionato a seguire la parola di Dio. Le elezioni si rivelano presto essere un tripudio di scorrettezze e ipocrisia, al punto che anche il Cardinale Lawrence, seppur inizialmente spinto dalle migliori intenzioni, vacilla e si domanda se sia giusto lasciare che le votazioni facciano il loro corso o intervenire per orientarle in nome di un bene più grande. Il Vaticano diventa così sede di intrighi, tradimenti, giochi di potere e un segreto tanto grande da minacciare seriamente la stabilità della Chiesa.
Il soggetto del film sembra quasi la premessa di un esperimento sociale: un gruppo di persone viene rinchiuso nello stesso luogo con lo scopo di eleggere un capo tra loro tramite votazione democratica. Nessuna possibilità di comunicare con l’esterno fino a che non si arriva a compimento dell’obbiettivo finale.
Raccontare il Conclave (dal latino cum clave, ossia: “-chiuso- con la chiave”) diventa il pretesto per parlare dell’umana fallibilità, caratteristica di ogni uomo. Il Vaticano diventa metafora del mondo e i Cardinali della specie umana impegnata in una lotta per l’ascesa al potere e alla sopraffazione del più debole, che nulla ha a che fare con il concetto di religione. Gli scrutini papali si susseguono in un crescendo di tensione emotiva, rivelando pian piano le debolezze e gli oscuri intenti dei Cardinali.
Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Robert Harris, sceneggiato da Peter Straughan, (The Debt, John Madden, 2010 e La talpa, Tomas Alfredson, 2011) e diretto da Edward Berger (Niente di nuovo sul fronte occidentale, 2022); il risultato un thriller filosofico che sembra quasi più un film di spionaggio.
Berger resta fedele al libro, ma il suo obiettivo non è raccontare uno scandalo ecclesiastico, bensì raccontare un’umanità che ha perso i punti di riferimento e che fatica a rimanere coerente ai propri principi, ormai in balia a corruzione e ipocrisia.
Berger, e prima di lui Harris, intende interrogare lo spettatore, portandolo a riflettere su due concetti contrapposti: fede e potere. Possono questi due unirsi in armonia, oppure sono due concetti totalmente agli antipodi, destinati a prevaricarsi l’un l’altro senza mai trovare un equilibrio?
Protagonista della narrazione è il Cardinale Decano Lawrence (Ralph Fiennes), direttore del Conclave, stratega ma allo stesso tempo pedina del gioco che dovrebbe egli stesso dominare. In crisi con la sua fede, vorrebbe lasciare il Vaticano per tornare alle radici, alla Chiesa per e del popolo. Più volte nel corso del film ribadisce le sue incertezze e le sue paure, sembra il più sincero e devoto tra i Cardinali e quello che meno ambisce al ruolo di Papa. Sulle sue spalle il peso del futuro politico e spirituale della Chiesa.
C’è poi Tedesco (Sergio Castellitto) cardinale fortemente conservatore che vuole tornare a una Chiesa politicamente più autoritaria, contrapposto invece al Cardinale Bellini (Stanley Tucci) progressista e riformista, apparentemente il più giusto e restio ai giochi di potere, nei quali però inevitabilmente sembra finire anche lui. L’ambiguo Cardinale Tremblay (John Lithgow), il losco Adeyemi (Lucian Msamati) che nasconde un oscuro passato e infine, il Cardinale Benitez (Carlos Diehz) fresco di nomina, arriva da Kabul e più di tutti sa cosa siano guerra e sofferenza.
Infine, in una parte secondaria ma che primeggia se in scena, Isabella Rossellini interpreta Sorella Agnes, Madre Superiora della congrega di suore che si occupa di preparare i pasti e fare le faccende in Vaticano durante i giorni del Conclave. Unica donna del cast che nelle poche scene a disposizione riporta ordine tra i cardinali troppo impegnati a prevaricare tra loro anche per occuparsi anche solo del loro sostentamento.
Berger racconta diverse personalità, ognuna che, se eletta al titolo di Pontefice, potrebbe orientare in diversi e opposti scenari la Chiesa Cattolica. L’ambizione è claustrofobica; gli interni del Vaticano sono i prolungamenti delle contorte personalità che si muovono al loro interno. Conclave è un film laico, quasi agnostico, racconta di uomini vestiti da servitori di Dio ma che sono invece avidi servitori del potere. Non tutti, certo, ma una buona parte di loro.
La guerra e il conflitto sono temi che ricorrono spesso nel cinema di Edward Berger, il suo è un cinema di contrasti. In Niente di nuovo sul fronte occidentale erano le trincee della Prima Guerra Mondiale, in Conclave sono invece le mura affrescate della Cappella Sistina. In Conclave le armi sono i dialoghi, le parole che i cardinali si rivolgono tra loro o che utilizzano per parlare della Chiesa Cattolica, in nome di Dio, teoricamente.
Conclave può vantare un’ottima scrittura. I dialoghi, impegnativi ma mai prolissi, aiutano al graduale proseguire della narrazione svelando poco alla volta sempre più tasselli per arrivare a un quadro completo del racconto.
La messa in scena è ricca di simbolismi e il contrasto tra luci e ombre è gran parte della narrazione non verbale del film, perché racconta la duplice natura dei personaggi in un continuo alternarsi di elementi mostrati e celati: santità e umanità, perfezione e imperfezione, apparenza e realtà.
Il finale (senza fare spoiler) chiude alla perfezione la narrazione, riuscendo a far scaturire una riflessione nello spettatore. Per tutto il film si segue il Cardinale Lawrence nelle sue indagini, svelando i precari altarini su cui i cardinali si atteggiano. Mettendo in discussione molti aspetti, non solo della dottrina religiosa ma della moralità universale. Anche gli affreschi alle pareti della Cappella Sistina raccontano la storia di un’umanità che si è abbandonata ai suoi vizi, che ricerca la presenza di un Dio, di una guida, poiché la fede è ormai smarrita.
Berger spoglia i cardinali dei loro abiti talari; non sono più santi, non sono più i portavoce di un volere superiore e non hanno più nulla a che fare con il Dio che rappresentano: sono solo uomini, anch’essi peccatori.
Conclave è un thriller appassionante, grottesco e a tratti ironico. Racconta di temi contemporanei e progressisti, come la guerra, il femminismo, la sessualità e l’inclusività all’interno dell’istituzione più conservatrice che esista: la Chiesa Cattolica.
Una regia pulita e ordinata, fatta di immagini evocative e metafore ricorrenti, una sceneggiatura impeccabile con dialoghi precisi e pregni di significato interpretati magistralmente da un cast internazionale (il film è infatti recitato in italiano, spagnolo, tedesco e latino).
Edward Berger presenta un’opera pienamente riuscita che sicuramente vedremo protagonista nella prossima stagione degli Academy Awards. Conclave verrà distribuito da Eagle Pictures nei cinema dal 19 dicembre 2024.
È tra i registi più interessanti degli ultimi vent’anni nonostante la sua giovanissima età, e…
The Lighthouse è un incubo espressionista: Eggers chiude Pattinson e Dafoe in un faro, scatenando una…
Il viaggio di Stranger Things si chiude con un finale emozionante che guarda alle origini…
Primavera è nelle sale: Damiano Michieletto debutta al cinema con un biopic musicale su Vivaldi, interpretato…
Timothée Chalamet è stato sculacciato con una vera racchetta da ping pong sul set di…
Nicholas Iway è un giovane regista e sceneggiatore statunitense, noto soprattutto per i suoi film…