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Il diavolo veste Prada, la recensione di Almanacco Cinema
Il diavolo veste Prada: il film più iconico del mondo della moda. Una commedia geniale e divertente diretta da David Frankel, il regista di Sex and the City.
Nell’attesa dell’uscita nelle sale de Il diavolo veste Prada 2, noi di Almanacco cinema abbiamo deciso di recensire il primo capitolo del film, uscito nel lontano 2006, tratto dall’omonimo best seller autobiografico firmato Lauren Wiesberger.
David Frankel ne Il diavolo veste Prada, senza scostarsi dal suo stile iconografico, ci porta nello sfavillante mondo della moda come già altri registi hanno fatto in passato. Basti pensare a Robert Altman con Pret-a-porter (1994) o a Stanley Donen con Cenerentola a Parigi (1957).

Il diavolo veste Prada, la trama
Neolaureata e desiderosa di intraprendere una carriera giornalistica, la giovane Andy Sachs (Anne Hathaway) accetta di lavorare presso la famosa rivista di moda Runway, diretta dalla terribile Miranda Priesty (Meryl Streep) regina incontrasta del settore. Una scelta che la cambierà sotto molti punti di vista, mettendo a rischio la propria relazione sentimentale con Nate, un ragazzo semplice, ma solido.

Il diavolo veste Prada, analisi del film
Il diavolo veste Prada è una commedia al femminile accattivante e ironica, con un cast d’eccezione a partire da Meryl Streep, meravigliosa e sopra le righe nel ruolo di Miranda Priestly, direttrice tirannica, perfida e intelligente, che non dà pace ai suoi collaboratori (basta un suo cenno della mano per mettere a tacere i suoi subalterni), personaggio ispirato alla direttrice di Vogue America, Anna Wintour.
Uno Stanley Tucci perfetto nel ruolo dell’estroso stilista Nigel, braccio destro di Miranda dalla mimica impagabile, narrativamente centrale per lo sviluppo del film. Infine, una Anne Hathaway dalla bellezza luminosa e aggraziata, splendida negli abiti griffati Chanel ma anche nel maglioncino ceruleo di una delle scene iniziali.
La cornice del film è quella della redazione della rivista Runway che trasuda lusso da ogni dove. Il regista dipinge in maniera disincantata un mondo superficiale ed estetico, in cui l’apparire viene prima dell’essere.
Ma non manca di tratteggiare l’umanità dei personaggi dietro le maschere apparenti, come la solitudine di Miranda e i in suoi successi nella vita familiare, caratterizzata da divorzi e incapacità genitoriale. Come anche la scelta finale della protagonista di licenziarsi per non perdere di vista se stessa e i propri valori, in pericolo davanti a un mondo che tutto fagocita.
Il montaggio, grazie alle musiche di artisti come Madonna e Jamiroquai scandisce il ritmo narrativo, rendendo tutto molto fluido e piacevole.

Una scena indimenticabile
Una scena indimenticabile e che mette in moto la narrazione, incuriosendo lo spettatore per vedere come si svilupperà il film da quel momento in poi, è sicuramente quella del monologo “maglioncino ceruleo” in cui Miranda spiega ad Andy, quando si accorge della risatina che le scappa mentre lei il suo team sono impegnati nella scelta di una cintura, cosa sia realmente la moda:
“Tu apri il tuo armadio e scegli, non lo so, quel maglioncino azzurro infeltrito per esempio, perché vuoi gridare al mondo che ti prendi troppo sul serio per curarti di cosa ti metti addosso. Ma quello che non sai è che quel maglioncino non è semplicemente azzurro, non è turchese, non è lapis: è effettivamente ceruleo.E sei anche allegramente inconsapevole del fatto che nel 2002 Oscar de la Renta ha realizzato una collezione di gonne cerulee e poi è stato Yves Saint Laurent, se non sbaglio, a proporre delle giacche militari color ceruleo. E poi il ceruleo è rapidamente comparso nelle collezioni di otto diversi stilisti. Dopodiché è arrivato a poco a poco nei grandi magazzini e alla fine si è infiltrato in qualche tragico angolo casual, dove tu evidentemente l’hai pescato nel cesto delle occasioni. Tuttavia quell’azzurro rappresenta milioni di dollari e innumerevoli posti di lavoro, e siamo al limite del comico quando penso che tu sia convinta di aver fatto una scelta fuori dalle proposte della moda. Quindi, in effetti, indossi un golfino che è stato selezionato per te dalle persone qui presenti… in mezzo a una pila di roba”.

Conclusioni
Il diavolo veste Prada è un film ironico e divertente, dalle battute sagaci, con uno sfondo moralista. Uno spettacolo per gli occhi per gli amanti della moda in tutte le sue sfumature.

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