Prima di La sposa! di Maggie Gyllenhaal c’era lei: La moglie di Frankenstein di James Whale. Riscopriamo la Sposa originaria in questa recensione.
Domani uscirà nei cinema italiani La sposa!, il film di Maggie Gyllenhaal che riprende la storia della moglie di Frankenstein attualizzandola: per questo, abbiamo deciso di riportare in vita La moglie di Frankenstein originaria. Quella datata 1935 e diretta da James Whale.
La moglie di Frankenstein, la trama
In una serata tra amici, l’autrice di Frankenstein Mary Shelley racconta il seguito della sua storia: la Creatura è sopravvissuta all’incendio del laboratorio e continua a vagabondare nelle campagne. Il dottor Henry Frankestein, scampato alla morte, viene costretto a dar vita a un’altra creatura.
La moglie di Frankenstein, un film che oggi fa sorridere
Oggi, un film come La moglie di Frankenstein non potrebbe mai essere catalogato come “horror”: a guardarlo con occhi moderni per alcuni spunti comici è più vicino al Frankenstein Jr. di Mel Brooks, datato 1973. Si pensi al personaggio della domestica Minnie, colei che si imbatte per prima nella Creatura scampata alla morte (e che sopravvive per raccontarlo). In lei vediamo tutti i germi della futura Frau Blucher inventata da Brooks.
Nella versione originale, la recitazione è molto teatrale e la dizione ostentatamente londinese, da teatro elisabettiano. I personaggi perturbanti vengono rappresentati come inquietanti sotto ogni loro aspetto, e le sfaccettature spiccano per la loro assenza: un esempio è quello del personaggio del dottor Pretorius, “scienziato pazzo” presentato in modo involontariamente comico ma con un’entrata in scena di grande impatto.

Il dottor Frankenstein, che non perde il vizio di giocare a fare Dio
In questo film Henry Frankenstein è un uomo che si pente di aver giocato a fare Dio rianimando un cadavere, e si rende conto di aver commesso, a suo parere, un grave peccato. Peccato che a ricondurlo sulla strada della hybris sia una sua vecchia conoscenza, il dottor Pretorius, che appare all’improvviso una notte a casa sua per fargli sapere che ha portato avanti i suoi esperimenti.
È così che Frankenstein si farà nuovamente tentare, e riceverà “una proposta che non potrà rifiutare”, per dirla con una celebre battuta de Il padrino: dare vita a una compagna per il Mostro di sua creazione, in modo da poter dare origine a una genìa di creature. Proposta che lui declinerà con fermezza finché non si troverà messo alle strette.
La Creatura, un “innocente” messo in croce. Letteralmente
Quando viene catturata, la Creatura viene messa in scena come una figura cristica: messo su una croce. Ma, a differenza di Gesù, lui non può morire essendo già resuscitato una volta.

Quello di cui è in cerca è unicamente cibo e amore. Suscitando terrore e repulsione, ha bisogno della forza per provare a ottenere ciò di cui ha bisogno. È sensibile alla buona musica e quando si imbatte in un vecchio cieco che suona il violino ne resta ammaliato. La scena è stata ripresa in Frankenstein Jr. da Mel Brooks, che ci ha regalato un indimenticabile cameo di Gene Hackman (vedi video sotto). È attraverso questo incontro che si renderà conto della propria solitudine e del proprio intimo desiderio di non essere più solo.
La sposa, un’apparizione fulminea (e fulminante)
Ed ecco che entra in scena lei: The Bride, la Sposa. Elsa Lanchester è in scena nei panni de La moglie di Frankenstein per soli 3 minuti alla fine del film – e appare all’inizio nei panni dell’autrice Mary Shelley – ma entra nella storia. La sua complessa acconciatura con meches bianche ai lati, che la rende un’eroina subito iconica e ricoscibilissima, è stata creata dallo stylist Jack Pierce su ispirazione del copricapo indossato dalla regina Nefertiti.
A lei e alla Creatura non spetta nessun lieto fine, ma un finale con il botto.
Un bianco e nero spettacolare
Ciò che accomuna sia Frankenstein (1931) che il suo seguito La moglie di Frankenstein, è l’utilizzo di uno splendido bianco e nero, molto contrastato, che esalta ombre e spigoli. Usato in abbinamento a una sapiente illuminazione dall’alto, contribuisce a restituire un’aura di suspence e minaccia. La cinematografia del film è affidata a John J. Mescall, collaboratore abituale di Whale: hanno lavorato insieme anche sui set di A lume di candela, One More River, La canzone di Magnolia e The Road Back.
La moglie di Frankenstein in breve
La moglie di Frankenstein è un film che all’epoca fu girato furbescamente sull’onda lunga del successo di Frankenstein (1931), uscito 4 anni prima e puntò molto, sul piano del marketing, sul ritorno in scena dell’attore specializzato nell’impersonare mostri (oltre alla Creatura, anche La mummia) Boris Karloff. Fu, in poche parole, un’operazione di marketing ben congeniata.
A rivederlo oggi, con la confezione di un bel bianco e nero ma con personaggi piatti, se visto come horror è senz’altro deludente. Al contrario, condito di quel pizzico di ironia che deve averci visto Mel Brooks quando decise di girare una parodia della storia di Frankenstein, è un film godibile anche oggi, a 91 anni di distanza dalla sua uscita.