Le iene è un esperimento riuscito che taglia con umorismo nero ed incanta con violenza sanguinosa, e ci presenta il suo regista: Quentin Tarantino.
Quando si sta assistendo all’inizio di un qualcosa di importante, non ne si è quasi mai consapevoli nel momento. Si arriva ad un punto di epifania molto tempo dopo e, a volte, per alcuno, ciò non succede neanche. Nell’arte, questo principio vale forse ancora di più rispetto al resto. Pensate a quei – pochi – spettatori che videro Blade Runner al cinema, nel 1982. Flop assurdo che anni dopo fu riscoperto come cult e capolavoro quale è.
Ci sono invece volte in cui l’unanimità sopravvale su tutto il resto. Nel 1992, quando uscì nelle sale cinematografiche statunitensi Le iene, erano tutti d’accordo: il film era incredibile, rivoluzionario, innovativo e vecchio allo stesso tempo. Per non parlare poi del bizzarro autore nascosta dietro a quest’opera, un’astro nascente della cinepresa che corrisponde al nome di Quentin Tarantino, che diventerà uno dei registi più affermati al mondo e, dal quale, attendiamo ancora notizie sul prossimo film.
Uscito nella madrepatria con il titolo di Reservoir Dogs – letteralmente cani da riserva – Le iene segue in modo non lineare otto uomini che preparano una rapina ad una banca. Sei di questi uomini sono i reali fautori e saranno chiamati durante il film con i nomi fittizi attribuitogli, gli altri due sono gli organizzatori. Le cose, ovviamente, non vanno come previsto. Il cast corale include Harvey Keitel – che aiutò Tarantino a raggiungere circa 1.5 milioni di budget – Tim Roth, Steve Buscemi, il compianto Michael Madsen e Tarantino stesso.
Descritto da Tarantino stesso come un ritorno al cinema statunitense – e non solo – di film su rapine degli anni ’50, la storia pone in superfice una trama apparentemente già vista decine, se non centinaia, di volte, ma a farla realmente da padrono è il suo sottotesto: un resoconto sul cameratismo maschile, sulla lealtà e sui rapporti tra padri e figli, effettivi come quello tra Joe ed Eddie o artificiali come quello tra Mr. White e Mr. Orange.
Quentin Tarantino esordisce al cinema così. Dopo essersi licenziato da Blockbuster, aver fatto qualche apparizione come comparsa ed aver provato a girare un mediometraggio di 70 minuti circa dal titolo My Best Friend’s Birthday – di cui sono disponibili solamente 36 minuti gratuitamente su youtube – decide che è tempo di impegnarsi sul serio per perdere questa dannata verginità. E ci riesce, con un pizzico di fortuna.
I discorsi apparentemente senza senso, il trunk shot – ripresa dal bagagliaio della macchina – i riferimenti alla cultura pop, la fredda violenza e la comicità reale. Tutto questo è Le iene, tutto questo è Quentin Tarantino. Da lì in poi, quanti hanno preso semplicemente spunto o usato il suo metodo di fare cinema. Quindi forse Tarantino effettivamente era una vergine, ma non una qualsiasi… era la Vergine Maria.
Can che abbaia non morde, o almeno, così si dice. Ma non penso che se un pitbull stia abbaiando, allora sicuramente non morderà. Conoscete la storia del rospo e del calabrone? Beh, ecco chi sono i nostri personaggi, i protagonisti della stori. Sono pitbull rabbiosi, iene che ridono, calabroni che pungono. Questa è la loro natura e nulla può farli cambiare, nulla può cambiarli.
In un bivio tra l’essere sè stessi e tentare esaustivamente di nascondere la propria identità troviamo la natura umana intrisa equivocamente nei personaggi di questa storia. Tarantino usa saggiamente i colori per aiutarsi – ed aiutarci – a raccontare una sanguinosa fiaba tagliente, logorroica e a volte insensatamente tale, ma che raggiunge l’apice nei momenti di silenzio, quando tutti chiudono la bocca anche solo per un minuto.
Tarantino esordisce senza lasciare spazio a nessun’altro, preparandosi per un futuro radioso radicato in un splendente e dimenticato passato. I mediocri copiano ed i geni rubano, e Tarantino ruba qualsiasi cosa che gli passi tra le mani. E la sua immensa e schizofrenica fame ossessiva per il cinema lo rende inattaccabile ed imprescrittibile. Ma anche se qualcuno provasse a dirgli qualcosa, a lui non fregherebbe niente.
Nella sua quintessenza autoriale di regista e sceneggiatore, il giovane Tarantino si proietta verso l’olimpo dei giganti, pronto a rivoluzionare il cinema e la sua storia per sempre. Pensate che il termine tarantinesco – che ricorda o imita i suoi film – è entrato addirittura nel dizionario di lingua inglese di Oxford. Quest’opera grandioso e scarna butta le basi per un’azione sanativa e di rinascita che Tarantino compie verso il cinema statunitense e non. Due anni più tardi esce uno degli ultimi capostipiti rivoluzionari del cinema odierno: Pulp Fiction.
Un dirigente della Lionsgate conferma, un videogioco ad alto budget tratto dalla saga action di…
Zootropolis 2, la nuova avventura degli improbabili poliziotti Judy Hopps e Nick Wilde, è appena…
Diretto da Paul Thomas Anderson nel 1997, Boogie Nights è uno dei film chiave del…
Esaltante, astuto o dolceamaro. Questo è molto altro è Stranger Things, nato come serie e…
Stranger Things chiude il cerchio con un finale epico e commovente: i Duffer Brothers onorano…
I cinema italiani non abbassano solo saracinesche: in questo inizio di 2026, infatti, un nuovo…