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Past Lives, la recensione su Almanacco Cinema

Past Lives, la recensione: la storia di una vita mancata

Past Lives è un racconto intimo sulle vite parallele, l’amore e il destino. Legami spezzati ed emozioni non dette che restano sospese nel tempo.

Celine Song firma un esordio delicato e struggente, prodotto da A24 e distribuito in Italia da Lucky Red. Acclamato dalla critica internazionale per l’intensità emotiva, Past Lives debutta al Sundance Film Festival 2023 e approda in concorso alla Berlinale. Candidato agli Oscar 2024 come Miglior film e Migliore sceneggiatura originale, ha continuato a conquistare pubblico e critica.

Un film fatto di silenzi, attese, sguardi. Un’opera raffinata in cui il tempo diventa un ponte invisibile tra ciò che è stato e ciò che avrebbe potuto essere. Attraverso la storia di due anime che si rincorrono nella vita sbagliata, Song ci invita a riflettere su tutto ciò che il destino non spiega.

Past Lives: la trama

2000, Corea del Sud. Na Young (Greta Lee) e Hae Sung (Teo Yoo) hanno dodici anni e si incontrano tra i banchi di scuola. Tra loro scatta subito qualcosa, ma Na Young emigra negli Stati Uniti con la sua famiglia, e i due si separano.

Anni dopo, Na Young, ormai diventata la sceneggiatrice Nora Moon, per un colpo del destino ritrova Hae Sung online. I due si riscoprono, sebbene il tempo abbia tracciato due vite completamente diverse. Tentano di ripartire da dove si sono lasciati anni prima, ma tra attese e difficoltà, la vita li divide nuovamente.

Nora si reca a un ritiro a Montauk dove incontra Arthur (John Magaro). I due si innamorano e si sposano.
Eppure, il destino ha ancora qualche capitolo in serbo per Nora e il suo amore mancato Hae Sung…

Past Lives, la recensione su Almanacco Cinema

Un amore oltre il tempo e la vita

Past Lives ci fa immergere in una dimensione così intima, che possiamo sentirla. A quanti di noi, nonostante la vita sia andata avanti in modi inaspettati, riaffiorano ricordi della nostra “vita passata”? Memorie talmente lontane da sembrare appartenere a un’esistenza precedente, ci riportano a possibilità mai vissute che ci fanno chiedere: e se fosse andata diversamente? 

Song racconta un amore che si rifugia tra le pieghe del tempo. Una distanza tanto profonda da non essere solo temporale o geografica, bensì spirituale. Oltre il tempo e la vita stessa.

Lo In-Yun, il destino che vive nei gesti

Secondo la filosofia coreana dello In-Yun, due persone sono destinate a incontrarsi se le loro anime si sono già sfiorate in una vita precedente. Un filo invisibile le lega attraverso momenti a prima vista casuali, anche se la vita le separa. Questo è il cuore pulsante di Past Lives.

Celine Song lo traduce con sguardi trattenuti come quelli di due bambini, e mani che si sfiorano timidamente sul tram. Ogni inquadratura sembra sospesa tra un “adesso” e un “prima”. Non serve nominare il passato, perché è già lì, vive in ogni istante del presente. 

Past Lives, la recensione su Almanacco Cinema

Un racconto che sussurra

La regia minimale di Celine Song è silenziosa ma rivelatrice. La separazione dei due bambini, che prendono due strade diverse, anticipa con estrema delicatezza il destino. Anche una scultura incompleta diventa simbolo di un legame spezzato. Un puzzle di coincidenze e incastri che è il gioco della vita.

La fotografia di Shabier Kirchner trasmette una sospensione continua, scolpendo le emozioni nei silenzi riflessi dalla luce naturale e nei toni tenui. La sceneggiatura di Celine Song, ispirata alla sua esperienza personale, è sensibile e calibrata, e si esprime più attraverso le immagini che tramite i dialoghi. In questo spazio, le interpretazioni di Greta Lee e di Teo Yoo sono cariche di autenticità, espresse con parole taciute e sguardi esitanti che raccontano una vita intera.

Past Lives, la recensione su Almanacco Cinema

Riflessioni finali: Past Lives è la storia di tutti noi

Past Lives non cerca un lieto fine, ci offre piuttosto una visione struggente ma realistica della vita. Ed è proprio per questo motivo che, dopo la visione, usciamo dal cinema con quella malinconia che resta addosso. Perché in fondo, tutti noi siamo destinati a incrociarci, perderci, ritrovarci e lasciarci andare. Forse per sempre.

Siamo certi che non ci poteva essere un finale diverso. Per quanto doloroso, è l’unico possibile. C’è qualcosa di infinitamente tenero nel modo in cui Nora percorre la strada verso casa, dopo aver salutato Hae Sung. Non è una rinuncia, ma il saper lasciare andare ciò che ormai appartiene a un tempo che non può più tornare. Non solo un amore passato, ma la versione di sé stessa lasciata in Corea.
Così, una New York che scorre veloce diventa metafora di un passato che fa parte di noi, ma che sfugge nel suo incessante fluire.

Noi di Almanacco Cinema ci uniamo al coro della critica e consigliamo vivamente la visione di questa pellicola. Perché, nonostante l’amaro, ci lascia comunque uno spiraglio sognante, ricordandoci che forse, in qualche angolo dell’universo, esiste ancora quella versione di noi che ha seguito quel sentimento.

Recensione a quattro stelle su Almanacco Cinema

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