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Predator: Badlands, il grande intrattenimento al cinema
Predator: Badlands si dimostra un film da grande pubblico, con un range d’età ampio. E questo comporta un inevitabile cambio di passo per la longeva saga.
Predator: Badlands di Dan Trachtenberg, nel primo weekend in sala, ha già incassato 80 milioni di dollari in tutto il mondo, a fronte di un budget tutto sommato misurato di 105 milioni. Si preannuncia un grande successo, dopo essere diventato il film Predator con il miglior debutto al cinema. Il favore del grande pubblico e di parte della critica è la conseguenza di un decisivo cambiamento di stile e intenti per un film che appartiene a un filone più vicino al genere horror che all’action tout court.
Predator: Badlands, un cambio di prospettiva importante

L’assunto iniziale su cui si basa tutto il film è che la storia non verrà più filtrata dal punto di vista dell’eroe umano di turno ma dal Predator stesso, finora antagonista della saga. A ben vedere gli esseri umani non sono proprio presenti in Predator: Badlands. A loro posto, a fare le loro veci, troviamo dei “sintetici”, degli umanoidi inviati sul temibile pianeta di Genna per portare avanti una missione.
Nonostante ciò, i sentimenti umani sono cardine di tutto il film. Il nostro protagonista Dek è un Yautja considerato debole dal suo clan. Ha una zanna rotta ed è più piccolo dei suoi simili. Il fratello maggiore Kwei lo salva dalla morte, difendendolo dal padre che vorrebbe eliminarlo e sacrificandosi per lui.
Dek è costretto ad andare in esilio su Genna per riportare a casa un trofeo e riconquistare il rispetto del suo popolo. Infatti, su questo ostile pianeta vive un predatore ancora più letale degli Yautja, il Kalisk. Dek vuole tagliargli la testa e riportarla al padre, dimostrando la sua forza e sconfiggendolo, così da vendicare il fratello.
Genna, però, è un pianeta letale e solo l’aiuto di un’umanoide senza gambe, Thia, gli permetterà di sopravvivere. Oltre che l’amicizia con un animaletto simile a una scimmia dalla forza incredibile.
Un film disneyano
Predator: Badlands è a tutti gli effetti un perfetto esempio di film Disney. Infatti, possiede tutti quegli elementi che lo rendono tale: leggerezza, comicità, violenza limitata e buoni sentimenti.
Dek è il classico esempio di personaggio burbero e istintivo che scopre l’importanza e la forza dei legami e dei sentimenti per gli altri.
Infatti, se gli Yautja sono una sorta di Spartani, in cui chi è debole viene eliminato, Dek fin da subito dimostra di essere diverso. Ma è pur sempre vissuto in quell’ambiente. E allora solo una creatura dal volto solare di Elle Fanning – l’umanoide Thia – può redimerlo e insegnargli il valore dell’amicizia. Anche in questo caso, però, non parliamo di una vera umana ma di una tecnologia a cui sono state concesse sensibilità ed empatia. Anche lei appartiene a un “clan” che rifiuta il sentimentalismo e che si comporta da predatore. Come la sua gemella/sorella Tessa. Insomma, sono entrambi dei reietti che decidono di darsi mutuo soccorso.
Il personaggio di Thia è quello che porta l’elemento comicità/battuta, come spesso vediamo nei film d’azione sui supereroi e non solo. Ma lo stesso Dek non può essere considerato un personaggio oscuro o tenebroso. Vero antagonista è il Padre Yautja, così come la Compagnia di umanoidi che vogliono catturare il Kalisk per portarlo sulla Terra.
Potrebbe rimanere deluso chi è affezionato ai Predators sanguinari e spietati che hanno reso celebre la saga. Questo tipo di creatura che crea ribrezzo sia esteticamente che per le sue azioni, in Predator: Badlands, è assente. Al suo posto abbiamo un reietto che prova pietà.
Cosa rende Predator: Badlands interessante?

L’introduzione alla storia in Predator: Badlands è sicuramente la parte più accattivante del film. La lotta fra Yautja e le dinamiche familiari sul loro pianeta ma anche l’arrivo di Dek su Genna e le creature pericolose che deve affrontare riescono a catturare tutta l’attenzione del pubblico.
I combattimenti, molteplici, sono entusiasmanti anche se la violenza viene limitata. L’uso della CGI è funzionale e la resa d’impatto. Dek è mostruoso ma gli occhi lo rendono umano. Infatti, è stata utilizzata la tecnica della motion capture, che permette di dare valore alla recitazione umana anche se in seguito viene digitalizzata.
E forse l’altro elemento di grande interesse nel film è proprio questa discrepanza tra la mostruosità esteriore e l’umanità interiore. Predator: Badlands ci costringe a empatizzare col mostro. Ovviamente, non è la prima volta che accade nel cinema ma è la prima volta che accade con un Predator. Quindi, con una creatura intorno alla quale è stato costruito tutto un universo cinematografico in cui è la crudele e spietata antagonista. Se pensiamo ad Alien, risulta difficile credere di poter provare empatia per uno xenomorfo. Quindi, l’elemento novità è presente e forte.
Altro aspetto a favore del film è l’utilizzo della lingua Yautja, che riesce a dare credibilità alla storia e all’umanizzazione di Dek, interpretato da Dimitrius Schuster-Koloamatangi. Dall’altra parte, l’ottima prova di Elle Fanning dà carisma al film, riuscendo a catturare l’attenzione in ogni frame.
Conclusioni
Predator: Badlands è un prodotto di grande intrattenimento che però si allontana dall’assunto originale della saga cinematografica a cui appartiene. Predator nasce come un film catartico che mette l’uomo di fronte la sua più grande paura: un predatore super tecnologico più spietato di lui.
I vari film della saga hanno sempre ripreso questo concetto di base, esaltando anche un certo machismo militaresco. A partire da Prey, però, diretto sempre da Trachtenberg, si è cercato di cambiare prospettiva.
In Prey, la storia si spostava al passato, nel 1700, e protagonista era una giovane guerriere Comanche. Adesso, in una sorta di prossimo futuro, viene quasi suggerito che i veri Predator siamo noi umani. Perché in fin dei conti, i sintetici inviati su Genna rispondono agli ordini superiori di chi li ha creati, ossia una generica Mother. Dietro tutto, insomma, ci sarebbero sempre gli umani.
Trachtenberg, però, non è così esplicito, anche perché si vuole lasciare la storia aperta per un papabile sequel. E il film, così, qualcosa la perde. Il filone riflessivo iniziato con Prey qui si risolve in tanta retorica, che si rivolge a un pubblico per lo più giovane. In definitiva, a rimanere è principalmente l’intrattenimento visivo. La storia, invece, risulta lineare e prevedibile. Nonostante un inizio d’impatto e che coinvolge proprio perché vuole sbaragliare le aspettative.
Insomma, Predator: Badlands non riesce a replicare con la stessa forza e solennità all’ottimo Alien: Romulus. Due sequel che vanno in direzioni opposte, nonostante Trachtenberg col suo film sembra voler preparare a un grande crossover tra i due universi. L’esperienza in sala è comunque garantita e il costo del biglietto pienamente ricompensato.
🎬 Valutazione
Regia
★★★★★
Interpretazioni
★★★★★
Storia
★★★★★
Emozioni
★★★★★
🏆 Voto Totale
3
★★★★★