221Views
Roma Cinema Fest: Left-handed girl
Al suo debutto effettivo da regista, Shih-Ching Tsou presenta Left-Handed girl, prodotto e scritto da Sean Baker al Festival del cinema di Roma.
Al sesto giorno della 20ª edizione del Festival del Cinema di Roma viene presentato in anteprima Left-Handed girl, opera prima della taiwanese Shih-Ching Tsou dopo la co-regia di Take out insieme all’amico e collega Sean Baker, ancora fresco di 4 premi agli ultimi oscar per Anora e che per l’occasione ha prodotto, montato e co-scritto il film.
Collaborazione col regista statunitense che si vede, sia dai temi e dall’aria che respira il film tra l’urbanità della città vissuta a 360 gradi e la frenesia dei rapporti sociali malsani e surreali che costruiscono le vite di chi abita la strada. La regista infatti fa un “pastiche” di tutta la filmografia Bakeriana alla quale ha da sempre collaborato attivamente anche come attrice, sottoforma di influenze piu che reference e per questo con la visione viene spontaneo sorridere ritrovando un po’ di Tangerine, Red Rocket e The Florida project ma anche Starlet e Prince of Broadway a cui si avvicina molto il soggetto dell’opera prima di una regista indipendente in totale ascesa. Un opera prima che è una commedia dark e neorealista, un racconto genuino e reale di una famiglia che riesce a rimanere unita nonostante le interperie e che lotta per sopravvivere.

La trama
Shu-Fen, interpretata da Janel Tsai è una madre single di due ragazze, l’adolescente I-Ann in pieno periodo di coming of age e la piccola I-Jing, interpretate rispettivamente da Shish-Juan Ma e Nina Ye. La madre, rimasta in difficoltà economica a causa dell’abbandono del suo ex compagno, decide di tornare nella sua città natale, TaiPei.
Lì Shu-Fen affitta uno stend di cucina nel mercato notturno per mantenere la famiglia e l’appartamento nuovo ma le difficoltà continuano ad ostacolarla tra spese inconvenienti, il rapporto tutt’altro che roseo con la madre e le sorelle e la parallela crescita delle due figlie che crescono prematuramente, entrambe buttate nel caos delle strade e del reale.

Preadolescenza
Nonostante la collaborazione col pluripremiato collega, il film di Shih-Ching Tsou è passato inosservato alla festa del cinema di Roma, presentato lo stesso giorno di Die my love con Jennifer Lawrence presente sul red carpet ma cio’ non toglie i consueti applausi ai titoli di coda e i plausi della critica per un racconto genuino e splendido sulla vita precaria che vivono famiglie sul lastrico economico e relazionale per traumi passati ed errori commessi che pero’ non possono e non devono definire il resto della propria vita.
Le performance delle tre donne danno familiarità, in particolare la mimica e l’espressività della piccola protagonista, soprattutto nelle scene che la vedono correre per i vicoli del mercato di TaiPei, minuscola di fronte alla vastità urbana e dispersiva, eppure resa grande dalla regia condotta a mano quasi in stile mokumentary che ha un impatto unico sulla prospettiva dello spettatore dentro al film che empatizza subito con le due ragazze che vivono una condizione di preadolescenza, di crescita prematura.
I-Ann è in particolare è costretta subito ad affacciarsi al mondo del lavoro e a verità scomode che appartengono alla schietta e cruda realtà del mondo che mette alle strette la ragazza così come la madre e persino la piu’ piccola I-Jing.

La mano del diavolo
Riprendendo storie che stanno ai margini e che passano inosservate, l’autrice parla di una realtà che ha visto in prima persona e che gli appartiene, una narrativa basata essenzialmente sul titolo stesso, “Left handed girl”. Per ragioni di matrice religiosa e culturale infatti si pensava che il mancinismo fosse demoniaco e che la mano sinistra fosse la mano del diavolo attraverso la quale operava nel mondo umano. Una storia che fa rabbrividire la piccola I-Jing che ne rimane fortemente influenzata nonostante sia una credenza svanita ormai da tempo.
La perfetta metafora di un gap generazionale incolmabile che divide le vecchie e le nuove generazioni che affrontano un mondo totalmente diverso, nonché di una cultura orientale ormai quasi totalmente occidentalizzata e che subisce il distacco umano palpabile pieno di incomprensioni ma che almeno per le tre protagoniste puo’ essere superato accettando sé stessi e le proprie differenze così come i propri errori.