Nel 2017 usciva Beast, thriller sentimentale con la candidata all’Oscar 2026 come Migliore attrice protagonista Jessie Buckley. Ecco la nostra recensione.
Uscito nel 2017 ed esordio alla regia di Michael Pearce (Echo Valley), Beast è un film difficile da etichettare: film sentimentale, senza alcun dubbio, ma anche estremamente drammatico, esplicitamente thriller e pure giallo, con un caso da risolvere.
Della componente al contempo drammatica e sentimentale si fa pieno carico Jessie Buckley, la straordinaria attrice che quest’anno è in corsa agli Oscar come Miglior attrice protagonista. E che in questo film mostra tutti i suoi lati più fragili e oscuri, che da interprete è così brava a portare alla luce.
Beast, la trama
Isola di Jersey. La giovane Moll, soffocata da una famiglia oppressiva e da una comunità che la giudica costantemente, incontra Pascal, un misterioso outsider con cui nasce una relazione intensa e ribelle.
Quando una serie di brutali omicidi sconvolge l’isola e Pascal diventa il principale sospettato, Moll si ritrova divisa tra il desiderio di libertà e il dubbio sulla vera natura dell’uomo che ama.
Una storia non innovativa, ma tenuta insieme da una genuina tensione
L’impianto narrativo di Beast non è dei più originali: la “pecora nera” di una decorosa famiglia cattolica, che canta nel coro della chiesa locale, conosce un ragazzo misterioso e se ne innamora. La famiglia di lei non gradisce perché lui è tutto fuorché il classico bravo ragazzo impomatato, tirato a lucido e ben vestito che piace tanto ai genitori. Anche in virtù di questo, come prevedibile, scoppia una grande passione tra i due.
Eppure, in questo film, la componente non scontata è la tensione che si viene a creare, legata all’insorgere di inquietanti dubbi, che dà a una trama apparentemente animata dallo spirito romantico un quid in più, un sottotesto brutale e misterioso.
Il primo incontro tra i due è salvifico per la ragazza, che grazie a Pascal sfugge a una violenza sessuale. Il personaggio di Pascal ci viene così presentato come una figura maschile degna di fiducia, sebbene abbia il vizietto del bracconaggio illegale.
Una coppia di “diversi”
Sia Moll che Pascal sono due persone emarginate perché diverse e che hanno esplorato i propri lati oscuri: Moll ha una pesante storia di bullismo subìto alle spalle (e al quale ha saputo reagire), mentre Pascal ha perso i genitori da giovanissimo e si porta sulle spalle un passato difficile.
Il loro incontro determina un incastro perfetto, che fa sì che finiscano uno tra le braccia dell’altra. Come riconosce Moll nel film: “Noi due siamo uguali”. La vera domanda, però, che ci si dovrà porre è: “Uguali fino a che punto?”.
L’affetto di Moll per Pascal la porterà a dire una bugia che avrà grandi ripercussioni sulla storia, e sul destino dei personaggi.
La bestia dentro di noi [SPOILER]
Il titolo, Beast, fa riferimento a quella parte bestiale presente dentro ognuno di noi. Anche dentro a una ragazza apparentemente innocente come Moll, che verso la fine del film confesserà soprattutto a noi spettatori che a volte il male non si compie perché si soffre ma perché se ne ha l’intenzione, una necessità quasi fisica.
Un finale inaspettato [SPOILER]
A fronte di quello che con tutta probabilità poteva essere un finale rassicurante, il classico lieto fine da manuale, il regista decide di stillare, ancora una volta, il dubbio nella protagonista. Un dubbio che poi determinerà la conclusione delle vicende in modo inaspettato, forse, l’unico possibile.
Beast in breve
Beast è un film dalla trama poco originale ma dalle atmosfere potenti, retto dalla tensione di fiducia-dubbio tra Moll, interpretata da Jessie Buckley, e Pascal, interpretato dall’ottimo Johnny Flynn. Senza avvalersi di un cast stellare, il film riesce a raccontare un personaggio femminile complesso e interessante in relazione al maschile in un modo sfaccettato, mai banale.
E a suggerire come anche gli individui all’apparenza più puri siano in grado di nascondere dentro di sé una bestia.