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Sei fratelli, la recensione di Almanacco Cinema
Simone Godano torna alla regia con una commedia corale, dalle tinte melò. Tra gli interpreti, Riccardo Scamarcio e Adriano Giannini, due dei sei fratelli.
Sei fratelli s’ispira a uno dei temi classici della commedia all’italiana: la famiglia, un mondo a parte con le sue regole e dinamiche emotive.
A grandi linee, Simone Godano ritrae la complessità dei rapporti fraterni. Rapporti costantemente oscillanti tra amore e odio, rivalità e vecchi rancori.
Sei fratelli, la trama
Alla lettura testamentaria di Manfredi Alicante (Gioele Dix), morto suicida, i cinque figli scoprono di avere una sesta sorella.
Riunitisi dopo tanto tempo, e costretti a condividere lo stesso tetto per una settimana, per decidersi sull’eredità, i cinque fratelli si ritroveranno a fare i conti con antichi dissapori, gelosie e la difficoltà nell’accettare la nuova arrivata.

Sei fratelli, un cast corale
Dopo Marilyn ha gli occhi neri (2021), lo scorso maggio 2024 Simone Godano è tornato al cinema con un film corale alla Ettore Scola, firmando anche la sceneggiatura insieme a Luca Infascelli.
Tra i volti noti scelti dal regista spiccano: Gioele Dix (Manfredi) Adriano Giannini (Guido), Riccardo Scamarcio (Marco), Gabriel Montesi (Leo), Valentina Bellè (Luisa), Claire Romain (Gaelle), Linda Caridi (Giorgia) e l’attrice francese Judith El Zein (Nadine).
Nonostante le difficoltà di un ecosistema narrativo dalle proporzioni più vaste, in cui non esistono protagonisti assoluti, Godano è riuscito a intrecciare le storie dei vari personaggi in modo armonico, guidando gli attori senza che se ne percepisca la presenza registica, come un abile marionettista.
In Sei fratelli il punto di vista è quello di ogni componente familiare. Le emozioni di ogni protagonista vengono messe in scena partendo dal proprio vissuto personale, in relazione al rapporto col padre.
E se nell’incipit del film Manfredi Alicante viene descritto come un uomo egoista e padre assente (egli stesso si definisce tale, poco prima dell’atto estremo di togliersi la vita), nello svolgersi della trama, che si sviluppa nell’arco di sette giorni, i vari protagonisti ne tratteggeranno un’immagine più complessa e istrionica.
Sei fratelli, l’altro siamo noi
Ognuno dei figli di Alicante, nel ricordare il padre e il rapporto che li univa, finisce per definire sé stesso, scoprendo le proprie carte.
È il caso di Leo (Gabriel Montesi), che lavora come cuoco e da anni non parla più con suo fratello Marco (Scamarcio), reo di avergli rubato la donna che amava (Giorgia) e di averla sposata. Pieno di livore verso il padre (per averlo preferito ai suoi fratelli) e verso tutta la famiglia, vive una vita senza affetti, animata dal rancore.
O di Guido (Adriano Giannini), il pacificatore del gruppo, dal passato di judoka olimpico. Divorziato, incapace di lasciarsi il passato alle spalle, e timoroso di vedersi riflesso nel ritratto del padre, si costringe a vivere una vita piena di rinunce.
Poi vi è Marco (Riccardo Scamarcio), presentatore televisivo, in crisi con la moglie Giorgia (Linda Caridi). La personalità egoica, ereditata dal padre, lo rende l’unico incapace di criticare le scelte di Manfredi quando era in vita. Marco è anche il solo a essergli rimasto accanto senza giudicarlo.
Tra i fratelli vi è anche Mattia (Mati Galey)per metà francese, di diciassette anni e studente di musica. L’unico figlio maschio ad aver goduto della presenza paterna, ma anche il più insicuro per l’eccesso di amore ricevuto, tutto quello che Manfredi non è riuscito a concedere agli altri figli.
Un discorso a parte vale per le figure femminili: Gaelle (Claire Romain), sorella di Mattia da parte di madre, è la figlia non biologica che Manfredi ha amato intensamente e dalla quale è stato amato. Gaelle è arrivata più volte a un passo dal matrimonio senza riuscire a sposarsi, alla ricerca inconscia di una figura simile al padre adottivo.
Infine, vi è Luisa (Valentina Bellè), la sesta figlia biologica (della quale nessuno era a conoscenza), con un passato di sofferenze alle spalle. La ragazza, messa a dura prova dalla vita, la quale le ha riservato nient’altro che sofferenze e solitudine, fa tesoro di quel po’ d’amore che Manfredi è riuscito a darle.
Una commedia melò
Sei fratelli è una commedia malinconica a tratti divertente, dalla sceneggiatura ben strutturate. A volte, però, si avverte la sensazione che manchi qualcosa, come se alcune parti narrative fossero state riassunte per esigenze registiche.
La fotografia di Guillaume Deffontaines avvolge i personaggi amplificalendone il carattere e aggiungendo patos. La luminosità della prima scena e di quella conclusiva sono allusive di pace, in cui la tensione si scioglie, la catarsi si compie.
Le musiche di Federico Albanese ariose e mai pesanti accompagnano le immagini in assoluta armonia.
Conclusioni
Sei fratelli di Simone Godano è un film dove ogni cosa sembra calibrata al millimetro, forse troppo. Ma la visione è piacevole e induce a riflettere su alcune dinamiche familiari.
