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Storie di un matrimonio, la recensione su Almanacco Cinema

Storia di un matrimonio: quando l’amore cambia forma

Storia di un matrimonio è un film del 2019 interpretato Adam Driver e Scarlett Johansson, presentato alla Mostra d’arte cinematografica di Venezia.

La pellicola è un racconto profondo e umano che tratta il tema del divorzio in modo intimo e personale. Charlie regista teatrale e Nicole attrice che fa parte della compagnia, dopo aver dato alla luce un figlio meraviglioso e dopo molti ricordi condivisi stanno imparando a lasciarsi andare.

Sgretolarsi

Il matrimonio di Charlie e Nicole si sgretola lentamente, non per gesti clamorosi, ma per quelle mille piccole incomprensioni e silenzi accumulati che, come spesso accade, riguardano la maggior parte delle coppie. Quello che segue non è solo la separazione legale, ma è un processo emotivo doloroso che vivono entrambi i protagonisti che sono sia vittime che responsabili della fine del matrimonio.

La regia è intima, quasi teatrale, la fotografia neutra, i silenzi e l’assenza di musiche invasive aumentano il senso di realismo del film. La crisi della coppia è progressiva, Nicole all’inizio della separazione accetta un lavoro in una serie TV a Los Angeles, lasciando la compagnia e portando con sé il figlio Henry. Il tutto si trasformerà in una guerra legale alimentata da avvocati e frustrazioni mai esternate.

La forza

La forza del film risiede nei dialoghi: qui nulla è superfluo. La celebre scena del litigio tra Charlie e Nicole colpisce così tanto perché quasi tutti, in qualche momento della vita, si sono trovati a vivere qualcosa di simile. Lo spettatore non riesce a prendere una posizione netta, perché nessuno dei due ha totalmente torto o ragione. Il problema è che un sentimento così autentico (come il loro) si trasforma in una lotta di supremazia, in rabbia e rancore; emozioni profonde e contrastanti che nascono tra due persone che si sono volute bene.

Adam Driver e Scarlett Johansson offrono due interpretazioni a dir poco straordinarie, Driver è vulnerabile, arrogante ma profondamente buono e umano, Johansson riesce a passare dalla dolcezza sconfinata alla frustrazione lasciata da questa storia d’amore con una naturalezza sorprendente, regalandoci un personaggio femminile complesso, autentico e lontano da ogni tipo di stereotipo.

A spiccare è anche Laura Dern, nel ruolo dell’avvocatessa di Nicole, a lei va L’Oscar come Miglior Attrice non protagonista, ci regala un perfetto mix di affidabilità e spietatezza, una spalla perfetta su cui piangere quando si ha bisogno di vendetta e comprensione.

Un colpo al cuore

Ma perché questo film ci colpisce così tanto? Forse perché ci riconosciamo. È come se si attivassero i nostri neuroni specchio: Storia di un matrimonio non parla solo a chi ha vissuto una separazione, ma a chiunque abbia amato davvero. La pellicola non parla di un fallimento, ma della trasformazione di un sentimento.

Il film si apre e si chiude con Charlie che legge a voce alta la lettera scritta da Nicole. Nelle parole dell’attrice c’è un messaggio chiaro e potente: forse, lo amerà per sempre. E forse è proprio così. Ci sono dei sentimenti che durano in eterno nonostante la rabbia e la frustrazione, il film non vuole idealizzare l’amore, ma nemmeno svilirlo. Ci mostra come, anche quando una relazione finisce, possa restare qualcosa di molto profondo, rispettoso e autentico, qualcosa che va oltre la concezione classica dell’amore.

L’amore non sparisce, non si cancella ma si trasforma. In cura, ricordo, gratitudine. È questa la vera storia di un matrimonio: non un’unione perfetta, perché non sempre si riesce a restare insieme per sempre, spesso a causa di mille fattori che sfuggono al controllo. Ma si può imparare che anche la fine può essere narrata con delicatezza. E che l’amore, se è stato vero, nonostante tutto, non se ne andrà.