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The smashing machine

The smashing machine, un film già visto troppe volte

The smashing machine, presentato all’ultima edizione del Festival di Venezia, rappresenta il debutto di The Rock nell’interpretazione di una parte drammatica.

Ci troviamo nel 2025 e nel corso degli anni, di film incentrati sulla biografia di un qualche lottatore, wrestler o pugile che sia, ne abbiamo visti a bizzeffe.

Oggi per realizzare un film veramente originale sulla storia di un pugile, che sia inventato o realmente esistito, è necessario uno sforzo maggiore rispetto agli altri generi cinematografici. Questo perché ormai sulla questione è stato detto quasi tutto e la vera sfida è proprio quella di riuscire a realizzare un prodotto originale, non scontato e soprattutto coinvolgente. Cito ad esempio The iron claw (Sean Durkin, 2023) che pur riproponendo i soliti cliché, affrontava i rapporti familiari in modo decisamente interessante.

Il regista Benny Safdie ci sarà riuscito? L’interpretazione di The Rock sarà stata di alto livello, tanto da accaparrarsi l’Oscar? Ora lo vediamo con calma.

The smashing machine, la trama

Mark Kerr è un campione della lotta libera e il film racconta la sua vita tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000. Il lottatore deve convivere con il suo spirito competitivo, i problemi fisici, il rapporto con la moglie e la sua dipendenza dagli antidolorifici con base oppiacea. Come se non bastasse, l’atleta deve vedersela insieme ai suoi colleghi con le modifiche del regolamento della lotta libera, che porteranno alla nascita delle arti marziali miste (MMA).

Un film visto e stravisto

Nei primi minuti di film assistiamo a The Rock alias Mark Kerr che vince un incontro sul ring. Dopo aver massacrato il suo avversario con delle tecniche oggi per fortuna vietate, il pugile non si siede e nonostante la vittoria continua preoccupato a chiedere all’arbitro se il suo rivale sta bene o no. Ecco, da questi primi fotogrammi avevo già capito dove sarebbe andato a parare il film.

Il problema fondamentale di The smashing machine è che è identico a un qualunque altro film su un lottatore che sia stato realizzato negli ultimi 40 anni. I cliché del genere sono sempre gli stessi e le situazioni che si vengono a creare anche. Il rapporto complicato con la famiglia (qui anche poco approfondito), la dipendenza verso qualche sostanza (in questo caso gli antidolorifici a base oppiacea) o la continua competitività verso gli avversari.

Ad un certo punto stavo pensando tra me e me: “adesso succederà questo, ora accadrà quest’altro” e quasi sempre ci ho azzeccato. Questa eccessiva riproposizione di situazioni portate sul grande schermo centinaia di volte ha reso il film veramente troppo noioso. Purtroppo è brutto da dire ma non vedevo l’ora che finisse, tanto ormai lo avevo già visto prima di vederlo.

Le immagini finali con il vero Mark Kerr sono poi la ciliegina sulla torta. Vedere quest’uomo che sa di essere ripreso e ogni dieci secondi si gira verso la macchina da presa sorridendo in continuazione mi ha messo una tristezza infinita. Quando poi al supermercato porta i prodotti che ha acquistato in cassa e dice alla cassiera: “Buongiorno, come sta?” Risposta: “Bene grazie e lei?” “Tutto bene grazie”, mi sono alzato e sono scappato via urlando.

The smashing machine

La regia e l’interpretazione di The Rock

Bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare. Va detto infatti che la regia è buona e lo stile semi documentaristico funziona abbastanza bene. Il regista riesce a creare il giusto equilibrio tra documentario distaccato, con riprese oggettive e didascaliche, e lo stile di messa in scena della fiction, più coinvolgente e introspettivo. Soprattutto nei combattimenti la regia mette in scena con un certo interesse le scene di lotta, riuscendo così a coinvolgere lo spettatore (ameno in quello).

La scommessa su cui tutti puntavano era però l’interpretazione di The Rock, alias Dwayne Johnson. Si parlava (e si parla tutt’ora) di Oscar alla miglior interpretazione, di recitazione incredibile e di performance di altissimo livello. In realtà la recitazione è normalissima, se non mediocre, e The Rock sembra un qualunque altro personaggio da lui interpretato finora, solamente un po’ più serioso e meno distruttivo. Si vede chiaramente che non è a suo agio con questo tipo di interpretazione e risulta totalmente fuori luogo.

Tra Mark Kerr e il Beck de Il tesoro dell’Amazzonia (Peter Berg, 2003) sinceramente non ho trovato grosse differenze, ad eccezione ovviamente dell’interpretazione più drammatica che poi è dettata dello stile del film e della regia. Il faccione di The Rock è sempre quello, con più o meno smorfie a seconda del taglio dato dalla pellicola.

The smashing machine, per concludere

Per chiudere, il film risulta noiosissimo perché vengono messe in scena situazioni viste troppe volte e senza nessun tipo di innovazione. La regia è l’unica cosa che funziona bene e The Rock è bene che torni a rompere gessi e prendere a calci missili nucleari sopra a un lago ghiacciato.

🎬 Valutazione

Regia
★★★★
Interpretazioni
★★★
Storia
Emozioni
🏆 Voto Totale
2.3
★★