È disponibile su HBO Max la serie prequel de Il Trono di Spade: A Knight of the Seven Kingdoms, un vero e proprio ritorno al vecchio Westeros.
A Knight od the Seven Kingdoms è tratta dalle novelle di George R. R. Martin dedicate a Dunk ed Egg, pubblicate a partire dal 1998 con The Hedge Knight (a cui sono seguite The Sworn Sword nel 2003 e The Mystery Knight nel 2010).
La serie porta sullo schermo uno dei cicli più amati del lore di Westeros. Racconti più brevi e intimi rispetto alla saga principale, ma fondamentali per comprendere l’evoluzione della casa Targaryen e le radici morali e politiche del mondo del Il Trono di Spade.
A Knight of the Seven Kingdoms, la trama
Ambientata circa novant’anni prima degli eventi di Game of Thrones, la serie segue le avventure di Ser Duncan l’Alto, detto Dunk, un cavaliere errante di umili origini, e del suo giovane scudiero Egg. I due viaggiano attraverso i Sette Regni in cerca di tornei, occasioni e fortuna, finendo coinvolti in un importante torneo che attirerà nobili, cavalieri e membri della casa Targaryen.
Quello che per Dunk dovrebbe essere un semplice banco di prova per affermarsi come cavaliere si trasforma presto in qualcosa di più complesso: intrighi politici, tensioni dinastiche e rivalità personali si intrecciano sullo sfondo. Al centro di tutto resta però il rapporto tra Dunk ed Egg, un legame destinato a incidere sulla storia di Westeros più di quanto entrambi possano immaginare.
La serie riporta in scena il senso e le atmosfere del “vecchio” Il Trono di Spade, quelle che si erano in parte smarrite nelle ultime stagioni. House of the Dragon è una produzione solida, ma A Knight of the Seven Kingdoms ricorda ai fan più irriducibili tutto ciò che avevano amato della serie originale fin dall’inizio. Gli episodi sono sei, brevi e privi di riempitivi, ma i personaggi risultano comunque pienamente sviluppati e coinvolgenti.
Dunk ed Egg, il cuore della serie
Il cavaliere del titolo è Ser Duncan. Chi ricorda la quarta stagione del Il Trono di Spade rammenterà la scena in cui Joffrey sfoglia The Book of the Brothers e si sofferma su una lunga voce dedicata a Ser Duncan l’Alto, osservando che doveva essere stato un grande uomo. La serie racconta proprio la sua origine.
La forza del racconto sta nella chimica tra Dunk e il suo giovane scudiero, Egg. Dexter Sol Ansell ha rivelato che George R. R. Martin gli ha detto: “Sei perfetto. Sei Egg”.
La loro relazione regge l’intera struttura narrativa: un cavaliere errante dal cuore puro e un ragazzo brillante e determinato, legati da un’amicizia che spinge lo spettatore a fare il tifo per loro.
La serie funziona proprio per questa chimica tra i due personaggi principali e per la storia di una persona comune, la cui unica vera forza – oltre a quella palesemente fisica – è il buon cuore. D’altronde è quasi aleatorio stabilire se Dunk sia formalmente un cavaliere o meno, ma non è questo il punto: nessuno più di lui incarna quello spirito cavalleresco che Westeros spesso mette in discussione.
Il dubbio sulla vera identità di Egg aggiunge tensione e un plot twist per chi non conosce la storia, ma il fulcro resta comunque il loro legame. Non come singoli, ma insieme.

A Knight of the Seven Kingdoms, tra ironia e fedeltà
A Knight of the Seven Kingdoms sceglie un’unica linea narrativa, raccontata dal punto di vista di Ser Duncan, concentrandosi sulla vita del “popolino” più che sulle grandi casate. Non c’è una sequenza iniziale elaborata né un uso massiccio di CGI. Gli episodi, della durata media inferiore ai 35 minuti, sono dinamici e sorprendentemente divertenti.
L’umorismo è più marcato rispetto alle altre serie ambientate a Westeros: comicità fisica e ironia asciutta, come la discussione tra Dunk ed Egg sul significato di una ballata da taverna particolarmente oscena cantata da Ser Lyonel. Tuttavia non mancano la tensione e la violenza brutale tipiche dell’universo creato da Martin.
Un altro elemento che funziona, a differenza di House of the Dragon, è l’aderenza alla novella da cui la serie è tratta. Con il passare delle stagioni, sia la serie madre Il Trono di Spade – anche per necessità, dato che il ciclo letterario non è concluso – sia House of the Dragon hanno preso direzioni sempre più autonome, e molte scelte originali non hanno soddisfatto i fan. Qui, invece, l’impianto narrativo resta fedele allo spirito e alla struttura del testo di partenza, pur introducendo alcune aggiunte mirate che non ne snaturano l’identità.
I Targaryen, una dinastia più fragile
Accanto alla storia di Dunk ed Egg, la serie offre anche uno sguardo diverso sulla casa Targaryen. Se in House of the Dragon la dinastia è al massimo del suo potere, forte della presenza dei draghi e della propria supremazia, qui appare molto più umana.
I draghi non dominano più i cieli: restano nei sogni, nei ricordi, nelle ossessioni. È una famiglia attraversata da ambizioni, tensioni interne e visioni premonitrici, elemento che da sempre accompagna il sangue dei draghi. Proprio il richiamo ai draghi – soprattutto pensando al destino dei figli di Maekar – assume un valore quasi profetico.
Ne emerge il ritratto di una casa meno mitizzata e più tormentata, in cui il peso dell’eredità conta quanto il potere reale.
A Kignt of the Seven Kingdoms: un casting centrato
Il casting è uno dei punti di forza principali. Peter Claffey incarna Dunk con equilibrio, rendendo credibile la sua bontà essenziale e la sua ingenuità. Dexter Sol Ansell offre un Egg intelligente, curioso e sorprendentemente maturo. Tra gli altri interpreti spiccano Bertie Carvel (Baelor), Sam Spruell (Maekar), Tom Vaughn-Lawlor (Plummer) e Youssef Kerkour (Steely Pate).
Particolarmente riuscita l’interpretazione di Daniel Ings nel ruolo di Lyonel Baratheon, La Tempesta Ridente: potente, carismatico e sopra le righe quel tanto che basta da risultare memorabile. Il personaggio mantiene le caratteristiche della novella, ma con una sfumatura eccentrica che lo rende distintivo.

A Knight of the Seven Kingdoms in arrivo una seconda stagione
A Knight of the Seven Kingdoms è già stata rinnovata per una seconda stagione, attualmente in produzione. La nuova stagione è prevista con altri sei episodi e dovrebbe andare in onda nel 2027 su HBO e in streaming su HBO Max.
Secondo le anticipazioni ufficiali e le dichiarazioni di HBO, la seconda stagione continuerà ad adattare le novelle di George R. R. Martin dedicate a Dunk ed Egg, in particolare The Sworn Sword, approfondendo ulteriormente il rapporto tra i due protagonisti e ampliando il contesto politico e sociale dei Sette Regni.
In conclusione
Nel complesso, A Knight of the Seven Kingdoms restituisce a Westeros una dimensione più intima e umana, senza rinunciare a tensione e spettacolo. È un ritorno alle origini nello spirito, più che nella scala degli eventi, ed è proprio questa scelta a renderlo uno degli adattamenti più riusciti dell’universo creato da George R. R. Martin.
Per citare, adattandola, una frase di Tyrion Lannister nel finale de Il Trono di Spade:
“Che cosa unisce le persone? Gli eserciti? L’oro? Le bandiere? Le storie. Non c’è nulla al mondo di più potente di una bella storia. Nulla può fermarla. Nessun nemico può sconfiggerla. […]”.
E chi ha una storia migliore di Aegon l’Improbabile e Duncan l’Alto?
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