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Dying For Sex, la recensione di Almanacco Cinema

Dying For Sex, la recensione

Dying for sex, la nuova dramedy di Disney+ con protagonista Michelle Williams, tratta da una storia vera di malattia e riscoperta sessuale.

Ha debuttato il 4 aprile 2025 su Disney+, scritta da Kim Rosenstock e Elizabeth Meriwethere (New Girl), Dying For Sex è l’adattamento del podcast di Nikki Boyer e racconta la storia di Molly e del suo viaggio nella malattia e nella (ri)scoperta sessuale, o come lo ha definito la stessa Michelle Williams: “a kinky show about dying” .

In Dying For Sex i temi sono due: cancro e sesso, ma questa è solo l’apparenza. Da due argomenti quasi proibiti ma audacemente sdoganati, la serie ci trascina nella vita della protagonista e delle persone che la amano, raccontandoci storie di sesso, d’amore, di amicizia e lutto. Tra masturbazione, pornografia, chat erotiche, sex toys di ogni forma e colore, BDSM e fantasie estreme, ma anche delusioni, rimpianti e traumi Dying For Sex può vantare una narrazione geniale, in perfetto equilibrio tra dramma e commedia, ricca di dark humour, divertente ma anche tanto commovente.

Dying For Sex: la trama

Molly Kochan (Michelle Williams) scopre che il cancro che credeva di aver sconfitto è tornato e questa volta non le lascia scampo, decide così di dare una drastica svolta alla sua vita. Per prima cosa lascia suo marito Steve (Jay Duplass), diventato il suo caregiver emotivamente distaccato e con cui non ha rapporti sessuali da ormai due anni, per intraprendere un viaggio di (ri)scoperta sessuale, esplorando le sue pulsioni, desideri e kink, andando a letto con diversi uomini. A farle da spalla e la migliore amica Nikki (Jenny Slate) che nonostante inizialmente sembri una frana in tutto, si rivelerà una presenza fondamentale per Molly durante questo difficile periodo.

Dying For Sex, la recensione di Almanacco Cinema

Il sesso è la cura (forse)

Si è parlato tanto di malattie come il cancro al cinema e nelle serie tv, ma ultimamente lo si fa con una diversa consapevolezza, facendo spazio ai rapporti umani che si costruiscono attorno alla malattia, piuttosto che alla malattia stessa. Un’altra serie che merita la visione, se avete apprezzato Dying For Sex, è L’estate in cui imparammo a volare (Firefly Lane), mentre tra i film c’è il recente We Live In time (qui la recensione!). Sono storie d’amore e amicizia, di rapporti che se costruiti forti rimangono tali anche dopo la scomparsa di qualcuno. Il tono romantico e a tratti comico del racconto oscura a momenti il dolore del tema del cancro, portandoci a ridere nonostante l’onestà e trasparenza  con cui viene raccontata una malattia terminale.

La storia di Molly è un vero e proprio romanzo di formazione non solo sessuale ma anche sentimentale ed emotivo, con lo scopo di risolvere i suoi traumi di un passato non facile. La storia di una bambina cresciuta troppo in fretta che ha imparato a prendersi cura degli altri finendo per trascurare se stessa, ed eccola a 45 anni senza mai aver avuto un orgasmo con un’altra persona. Molly desidera essere vista come una donna e non essere ridotta alla sua malattia, desidera avere dei rapporti sessuali sani e soddisfacenti, desidera scoprire i propri feticci, desidera semplicemente ascoltarsi ed essere ascoltata.

Come disse Michela Murgia (si, la sto citando anche stavolta): “Il cancro è un complice della mia complessità, non un nemico da distruggere” e questo Molly lo ha ormai capito; quindi, il suo obbiettivo non è guarire, perché ormai non può, ma può invece godersi la vita che le resta. La consapevolezza di essere ormai arrivata alla fine innesca in Molly il desiderio di togliere ogni freno alla sua vita e vivere intensamente ogni momento che le è ancora concesso, perché la morte richiama la vita.

E ad oggi, in un mondo in cui il sesso è ovunque e quindi quasi svuotato di senso, la storia di Molly ci ricorda che il sesso è intima condivisione, fatto di infinite sfaccettature e incastri con altri. Il sesso è un bel modo di condividere un momento e ora che Molly può “contare” i suoi momenti, vuole essere certa di viverli al meglio, senza freni, vergogna e timore.

La morte è un “problema” di chi resta

Dying For Sex è anche una storia di lutto, perché Molly non è l’unica protagonista. Accanto a lei ci sono la sua migliore amica Nikki, la madre Gail (Sissy Spacek), il vicino di casa (Rob Delaney) e molte altre persone che fanno parte della sua vita e che si troveranno a fare i conti con la sua imminente scomparsa.

Si finisce per provare una profonda empatia non solo per Molly, ma anche per chi le sta accanto: Nikki, che si ritrova nel ruolo di caregiver incasinata, sì, ma sorprendentemente capace, mentre rimanda il momento in cui dovrà accettare di perdere la sua migliore amica. O Gail, la madre di Molly, che si confronta con i rimpianti di un rapporto fatto di alti e bassi e cerca di ricucire il legame fino all’ultimo istante.

Dying for Sex è, in fondo, un viaggio che riguarda tutti, anche noi spettatori. Perché impariamo a conoscere e ad amare Molly, e poi, lentamente, impariamo anche a lasciarla andare.

Dying For Sex, la recensione di Almanacco Cinema

Dying for Sex: la vera storia di Molly e Nikki

Dying For Sex è ispirata a una storia vera: quella di Molly Kochan, scomparsa l’8 marzo 2019 all’età di 45 anni a causa di un cancro terminale. Prima di morire, Molly condivise la sua esperienza più intima e sorprendente con l’amica Nikki Boyer (anche produttrice esecutiva della serie), dando vita a un podcast omonimo, pubblicato nel 2020, in cui raccontava, con ironia e disarmante sincerità, le sue avventure sessuali vissute dopo la diagnosi.

Pur prendendosi alcune libertà narrative, la serie resta fedele allo spirito e al cuore della testimonianza originale. Per Nikki Boyer, il podcast e la serie rappresentano un invito a vivere pienamente, anche quando tutto sembra perduto. “Molly voleva innamorarsi e ci è riuscita: si è innamorata di sé stessa”, ha detto Boyer parlando dell’amica Molly.

Conclusione

Dying For Sex è una serie brillante, audace, tanto divertente quanto triste. Otto episodi da circa mezz’ora l’uno, si presta bene anche al binge watching. Con Michelle Williams, che si conferma un’attrice di grandissimo talento che probabilmente riceverà una candidatura agli Emmy per questa interpretazione, Jenny Slate straordinaria nei panni di Nikki, un tenero e sottomesso Rob Delaney, e ancora Jay Duplass, KelvinYu, David Rasche, Esco Jouléy, Rob Delaney e Sissy Spacek.

Dying For Sex è disponibile su Disney+, ecco il trailer:

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