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Gomorra – Le origini, la recensione
Gomorra – Le origini, nota serie prequel di Gomorra, è uscita su Sky e NOW tv lo scorso 9 gennaio: in questa recensione vi spieghiamo perché vederla.
Gomorra – Le origini: i primi conflitti interiori di Pietro
Gomorra – Le origini si apre con un immagine shock: Pietro sedicenne, il cui volto è segnato da emozioni profonde: paura, incertezza e disprezzo. Il suo volto in molte scene esprime la debolezza della società, trasmettendo più delle parole: il desiderio di affermarsi in un luogo dove c’è solo l’ideologia di ciò che è bene, ma, si predilige il male.
Segue l’azione di scarrellare una pistola che diventa il simbolo del suo stato d’animo, mentre la sua espressione rispecchia la consapevolezza di dover ricorrere alla violenza come unica strada possibile. Questo tratto evidenzia il punto di forza dell’interpretazione di Luca Urbano (classe 2008) nel ruolo di Pietro Savastano, un boss combattuto interiormente, travagliato fin dalla giovane età e obbligato a concepire il crimine come soluzione ai problemi che lo circondano; non a cercare la risoluzione attraverso il dialogo e la pace.
Il modello criminale e il fascino del potere
La scena della Napoli bella che riflette la spensieratezza dei ragazzini che ballano e cantano, il sole che splende e tutto il bar in festa, richiama all’attenzione uno schema mentale radicato nel meridione italiano, dove non manca mai il coraggio di divertirsi; il divertimento però che si trasforma in silenzio che raggiunge poi l’ammirazione e il modello da seguire mette di malumore. Pietro e il suo gruppo inquadrano il boss di Secondigliano come il mito, la leggenda a cui aspirare.
Di grande efficacia quindi l’interpretazione di Angelo “la sirena”, costruita su un carisma ambiguo e seducente. La sua recitazione dimostra come il male, in questa serie, non abbia bisogno di urlare per imporsi.
Angelo “la sirena”: benefattore o divinità?
Pietro vede in Angelo una figura paterna, capace di offrire tutto a tutti, una divinità che dispensa favori e ricchezza. Questa confusione si manifesta in Pietro come una crescente tendenza a sostenere costantemente l’ideale del boss, a pensare come lui, a seguirlo in ogni dove. Angelo lo sa, per questo gli concede regali, per attaccare Pietro sul lato debole; un colpo basso, meschino, ma così facendo “la sirena” si aggiudica la vittoria in molte situazioni.
La scalata criminale di Pietro: dai piccoli furti ai primi omicidi
I giovani di Napoli iniziano commettendo piccoli furti rendendo ignobile il cuore di Napoli: chi parcheggia la macchina, la trova sui blocchi di cemento. È questa l’escalation che si crea: prima i crimini minori per poi avanzare e far carriera all’interno della criminalità. Il linguaggio crescente chiarisce fin da subito gli orrori, la quale Pietro non si farà scrupoli di affrontare: raccontare la nascita del boss attraverso i reati che diventano delle vere e proprie giustificazioni alle scelte sbagliate.
Il passato che regna sovrano e condiziona il presente (contiene spoiler)
In preda alla collera, Pietro accusa la madre di aver messo al mondo un assassino, e le addossa il peso di aver premuto il grilletto e le responsabilità delle sue scelte.
Siamo noi gli artefici del nostro futuro, non possono le dinamiche esterne condizionare ciò che siamo. Il regista ci fa rabbrividire quando ci mostra un figlio pronto ad uccidere la madre perché mai nessuno ha mai guardato con gli occhi la cruda realtà che si cela dietro la camorra: omicidi, guerre, sangue, false promesse, tradimenti, ma tutto questo, Pietro sembra continuare a volerlo! La possibilità di scegliere un destino migliore l’abbiamo tutti e il regista lo mette in evidenza, lasciando agli spettatori (nonostante abbiamo visto e sentito cosa lega Pietro al futuro) la speranza: una valigia, tanti soldi e una fidanzata, questi sono gli elementi che scaturiscono un futuro migliore che presto sarebbe in arrivo.
Aforismi e modi di dire
La frase dialettale “nun chiove cchiù” segna il preambolo del mistero più grande che è stato finalmente risolto; e Pietro, incapace di sopportare la crudeltà a cui ha assistito fino ad allora, viene salvato dall’amore: l’incontro con Imma; e grazie a una frase insolita, opposta a ciò che ci si aspetterebbe — “IO SONO PEGGIO DI TE” —il ragazzo riesce a conquistare il suo cuore. L’immagine di Imma rappresenta l’emotività che mostra l’amore come via di salvezza, ma Pietro non riesce a rinunciare al potere quindi lei rappresenta un’alternativa possibile ma mai scelta.
La poesia come salvezza
Napoli è una sola. Napoli è intera. O è tutti quanti noi… o non è niente
Chi recita questa poesia rende la narrazione ancora più cupa e oscena, ma anche sacra e divina. La regia non giudica perché lascia allo spettatore il compito di riconoscere l’inganno del fascino criminale.
Grazie alla forza evocativa delle parole, contrapposta alla brutalità del momento in cui vengono esposte, si crea una figura: il nuovo Messia. Se la domanda fosse: sono davvero così adeguabili le frasi della Bibbia in situazioni che prevedono sangue e morte?, allora la risposta sarebbe che basterebbe un professore di teologia che giornalmente esponga i versi sacri, per ridare un giusto cammino ed un modello da seguire ai detenuti.
Napoli esplode
A Napoli l’eroina era vietata per non la rovinare la bella gente. La rappresentazione del padre che picchia a morte il figlio lasciandolo stecchito a terra, segna il passaggio dal vecchio camorrista che aveva un minimo di interesse a proteggere i napoletani, al criminale moderno, che se ne infischia della salute mentale e pensa solo al guadagno.
La cinepresa ha il ruolo di mostrare che Napoli non è solo uno sfondo. Le scene diurne, luminose e calde, trasmettono promessa di una città migliore, mentre le notturne, dominate da colori freddi e ombre, evocano le bugie che la regnano.
La fotografia, infatti, posizionata all’interno delle scene cattura il vivo dell’azione, proiettandosi sullo scontro esterno, accompagnando la discesa morale dei personaggi, rendendola sempre più triste.
Evasione.
Il leader del nuovo umanesimo offre ai suoi seguaci maggiore dignità e più libertà; il movimento richiede completa fedeltà e promette punizioni severe in caso di tradimento. È chiaro che regista afferma che la libertà è un diritto universale, che non dipendono dalle concessioni di chi vuole offrirtela, ma, vuole comunque far recitare delle frasi che preannunciano un momento di schiavitù passato, rotto proprio dal nuovo leader. Ma un capo comanda sui suoi sudditi, quindi la libertà concessa: è fittizia! Poco importa, basta incantare la gente, farsi dei soldati, ed è così che si agisce a Napoli per l’ottenimento del controllo: un soldato che decide di fare il generale gli basti eliminare tutti i caporali che ha attorno.
La promessa di un mondo migliore: il sogno americano
Imma supplica Pietro ben due volte di essere portata via, ma riceve da Pietro una faccia di disgusto come per dire: io qua sto bene. È così che si cambia realmente vita, scappando dal passato che ha preso piede nel presente e governa anche il futuro senza interpellarci più?
No, perché ritorneremo ad essere gli stessi di prima, in un nuovo posto, a fare scelte sbagliate. Il cambiamento si cela dietro l’osservazione interiore che deve partire dal riconoscere di chi siamo realmente. Il valore della serie sta proprio nel suo rifiuto di semplificare i concetti: il male non nasce dal nulla, ma cresce lentamente, nutrito dal contesto, dal fascino del potere ma anche dalla guerra e dalla pace, dall’amore e dall’odio, come il silenzio e il chiasso.
Pietro è cosciente quando fa queste scelte che, come da lui citato nella serie TV, ognuna di questa porta a dei risultati e delle conseguenze. C’è da affermare che egli ha scelto la camorra, invece dell’amore che egli stesso aveva conquistato per dare un senso alla sua vita, accompagnato da Imma in questo viaggio che avrebbe portato lontano. E questo è quanto: un giovane ragazzo segnato dalla quotidianità criminale che predilige la camorra invece di una vita perbene, libera e piena d’amore.
Se solo avesse scelto l’America ed Imma, ora Napoli sarebbe meno commossa dall’orrore che si è lasciato alle spalle Pietro Savastano col suo ideale spietato.
🎬 Valutazione
Regia
★★★★★
Interpretazioni
★★★★★
Storia
★★★★★
Emozioni
★★★★★
🏆 Voto Totale
3.5
★★★⯨★