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Paradise, la recensione della serie tv di Disney+, su Almanacco Cinema

Paradise, la recensione della serie tv di Disney+

Disponibile su Disney+ la prima stagione della serie Paradise, il thriller distopico di Dan Fogelman con Sterling K. Brown, James Marsden e Julianne Nicholson.

Dan Fogelman, dopo il successo di This Is Us, uno dei drama familiari più amati degli ultimi anni, torna a collaborare con Sterling K. Brown, ma questa volta si sposta su un genere completamente diverso, tra thriller e distopia.

Al debutto a fine gennaio, Paradise era già tra le serie più viste e attualmente occupa il primo posto nella Top 10 italiana di Disney+. Analizzandone la struttura, si nota subito che non si tratta di una produzione rivoluzionaria: non brilla per originalità nei temi, nei colpi di scena o nelle scelte narrative, ma svolge bene il suo compito. La storia è intrigante e coinvolgente, anche se il suo sviluppo risulta abbastanza prevedibile è un ottimo prodotto d’intrattenimento.

Paradise, la trama

Il Presidente degli Stati Uniti, Cal Bradford (James Marsden), viene ritrovato morto dal capo della sicurezza, l’agente dei Servizi Segreti Xavier Collins (Sterling K. Brown). Determinato a scoprire la verità dietro l’omicidio, Xavier si ritrova coinvolto in un’indagine che sembra un classico thriller politico, ambientato in una comunità di élite. Tuttavia, nulla è come sembra. Tra intrighi politici, misteri irrisolti e un’ambientazione claustrofobica, Paradise si rivela un thriller avvincente con un cliffhanger a ogni episodio.

L’ennesimo dramma distopico?

Dal punto di vista narrativo, Paradise si inserisce in quel filone di storie distopiche molto in voga qualche anno fa, senza però riuscire a distinguersi realmente. Rientra nella tradizione dei racconti distopici sui “nuovi mondi”, catastrofi e società elitarie, richiamando a serie come Snowpiercer, The 100, o film come Maze Runner e The Truman Show. Proprio la presenza di numerose, e ancora recenti, opere che hanno già esplorato questi argomenti rischia di rendere Paradise un po’ ridondante; l’ennesimo prodotto seriele su un tema già tanto trattato.

Inoltre, nella struttura fa ampio uso dei flashback, una classica tecnica narrativa già ampiamente sperimentata in serie come Lost, Westworld, How to Get Away with Murder e nella stessa This Is Us di Dan Fogelman. Ma, nonostante ciò, la serie rimane godibile, la sceneggiatura è costruita in modo efficace per mantenere alta la tensione, con cliffhanger ben studiati alla fine di ogni episodio che spingono inevitabilmente al bingewatching.

Paradise, la recensione della serie tv di Disney+, su Almanacco Cinema

Paradise: pro e contro (Contiene spoiler!)

Come già detto, Paradise non porta nulla di nuovo nel panorama del dramma distopico, seguendo alla perfezione tutti gli stereotipi del genere. Ottimo prodotto d’intrattenimento se non si è alla ricerca di una serie complessa e non si hanno troppe aspettative in termini di originalità.

Sin dai primi episodi si intuisce quale sia la vera natura dell’ambientazione: il mondo che ci viene presentato non è realmente Washington D.C., ma una piccola comunità sotterranea, costruita all’interno di una montagna. Qui, milioni di persone vivono in un ambiente completamente artificiale, dove persino la luce del sole è simulata da un complesso sistema di fari. I protagonisti si muovono in una sorta di arena alla Hunger Games, un microcosmo artificiale simile a quello di The Truman Show, ma in cui, almeno inizialmente, gli unici a non esserne consapevoli siamo noi spettatori, perlomeno pe ri primi 40 minuto del primo episodio (che ne dura 50’).

Con il proseguire della narrazione, si scopre che questo luogo, chiamato Paradise, è stato creato per garantire la sopravvivenza di un’élite selezionata dopo una serie di cataclismi naturali che hanno reso inabitabile la superficie terrestre, scenario aggravato da una serie di bombardamenti nucleari sganciati in parallelo agli eventi di autodistruzione naturale del pianeta.

Ma il punto di svolta della trama, il plot point iniziale, è l’assassinio del presidente Americano, ritrovato morto nella sua abitazione all’interno di Paradise. Questo evento scuote la comunità, convinta fino a quel momento di vivere in un’oasi sicura e pacifica. Il tragico e brutale assassinio innesca una serie di eventi a catena che portano alla scoperta di segreti sempre più inquietanti che vedono il protagonista Xavier, dover rimettere insieme i pezzi per scoprire la verità dietro Paradise.

L’intera prima stagione si sviluppa quindi su due fronti: da un lato, l’indagine sulla morte del presidente; dall’altro, le indagini sui segreti riguardo le reali condizioni del mondo al di fuori, la verità che i potenti hanno nascosto ai cittadini di Paradise.

Struttura e narrazione

La serie alterna passato e presente attraverso una susseguirsi di flashback che, episodio dopo episodio, rivelano dettagli sempre più profondi e significativi. L’uso intensivo di questi flashback, spesso così lunghi da occupare interi episodi, rallenta però il ritmo della narrazione; inoltre, la continua aggiunta di nuovi dettagli rende la trama anche troppo fitta e articolata (che rimane ad ogni modo abbastanza prevedibile).

Paradise si costruisce su una struttura a catena di enigmi: per ogni mistero risolto, ne emergono altri, mantenendo viva l’attenzione dello spettatore. I personaggi sono tutti coinvolti su più livelli, ognuno con i propri segreti e obiettivi nascosti, creando un’atmosfera di costante tensione e ambiguità. Quasi tutti sembrano giocare su più fronti, contribuendo a un senso di paranoia e incertezza, a cui fanno capo la volubilità, la corruzione e la brama di potere.

I temi della serie

La serie si presenta come una metafora della fallacia dell’utopia del “mito dell’Eden”. Il mondo di Paradise viene ideato come un luogo perfetto, una comunità in cui regnano pace e cooperazione, senza armi né pericoli, dove ogni individuo contribuisce all’equilibrio sociale. Tuttavia, dietro questa facciata idilliaca, si nasconde una rigida gerarchia di potere, governata da persone ambiziose, inclini ad abusare della propria autorità.

La storia mette in evidenza come il potere, se non bilanciato da solidi principi etici, finisca per essere la maggiore arma di distruzione di una società. Ecco che non appena si presenta l’opportunità di usare potere e violenza per uno scopo ritenuto superiore, il buon senso e l’etica morale vengono ignorati, ed il controllo diventa l’unico vero obiettivo, portando alla degenerazione e alla perdita dell’ordine. Una metafora che vale per ogni tempo e luogo, una lezione che l’uomo sembra non imparare mai.

Conclusione

Paradise non è quindi una serie sorprendente e unica nel suo genere, ma rimane un buon prodotto d’intrattenimento: ben scritta, ben girata e ben recitata. La seconda stagione è già stata confermata e si prevede che possa debuttare già entro la fine del 2025.

La prima stagione completa di Paradise, di Dan Folgelma, è disponibile su Disney+.