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Reacher stagione 3, la recensione dei primi tre episodi
Reacher è una serie tv targata Prime Video basata sulle avventure dell’omonimo personaggio letterario inventato da Lee Child nel lontano 1997.
Il personaggio conta all’attivo 29 romanzi (l’ultimo non è ancora stato edito in Italia), 2 lungometraggi (Jack Reacher – La prova decisiva di Christopher McQuarrie del 2012 e Jack Reacher – Punto di non ritorno di Edward Zwick del 2016) e una serie televisiva (Reacher, 2022 – in corso) di tre stagioni.
Giovedì scorso sono stati rilasciati i primi tre episodi di questa attesa terza stagione. Le aspettative sono certamente alte, dato il successo delle prime due stagioni, ma sarà stata all’altezza anche questa volta? La serie punta sicuramente sull’interessante personaggio principale e alle sue modalità, non sempre pacate e diplomatiche, di risolvere le questioni in sospeso. Vediamo con calma se l’incipit di questa nuova stagione ha le carte in regola per fare nuovamente jackpot.
Reacher stagione 3, la trama in breve
Jack Reacher è un ex maggiore della polizia militare che un bel giorno decide di lasciare l’esercito per vagabondare libero e spensierato per il Paese. Data però la sua indole corretta e giusta, finisce sempre per imbattersi in situazioni criminali e si vede quindi costretto a rimettersi in gioco ogni volta per sistemare le cose.
Il questa nuova stagione Jack è sulle tracce di uno spacciatore di droga internazionale che gli ha fatto un torto in passato. Per riuscire a prenderlo decide di infiltrarsi nella sua organizzazione e piano piano scalarne i ranghi fino a diventare il braccio desto di uno dei boss. In ogni momento le indagini vanno di pari passo con il tentativo di non farsi mai scoprire per non essere ucciso o torturato.
Jack Reacher come Sherlock Holmes
Una delle caratteristiche che rendono affascinante il personaggio di Lee Child è la sua capacità di osservazione al di sopra della media. Egli parte sempre da ragionamenti generali e inconfutabili per poi concentrarsi sui particolari e arrivare a una conclusione precisa e puntuale. Si tratta insomma del metodo deduttivo, studiato dai filosofi nell’antichità fino ad arrivare alla sua applicazione nel romanzo moderno.
La prima cosa che viene in mente è infatti il giallo deduttivo di cui Arthur Conan Doyle e il suo personaggio Sherlock Holmes sono i principali rappresentanti. Anche Reacher è un deduttore e un grande osservatore, parte da una situazione generale e arriva infine a una deduzione basata sui particolari. L’unica differenza è che non si tratta di un classico giallo ma siamo invece di fronte a un thriller d’azione decisamente movimentato.
I personaggi della terza stagione
Il nostro gigante buono protagonista ritorna più in forma che mai e si ritrova circondato da personaggi che non sono da meno. Ne cito due degni di nota: l’agente della DEA Susan Duffy e l’enorme guardia del corpo Paulie. La prima è un’agente federale che sembra uscita da Arma letale o da Il braccio violento della legge, aggressiva, sboccata e dal ceffone facile. Non ci pensa due volte a usare le maniere forti quando deve far parlare un sospettato e infatti tra lei e Reacher nasce da subito una buona intesa.
Paulie invece è un bestione più alto e più grosso di Jack e le provocazioni tra i due sono all’ordine del giorno. Siamo quindi in trepidante attesa di vedere cosa accadrà quando i due si scontreranno sul serio, probabilmente scoppierà un ordigno nucleare a causa dell’impatto tra l’incredibile Hulk e Action Man.

In conclusione
Per chiudere, Reacher è una serie da vedere e recuperare per chi già non la conoscesse. Divertente, coinvolgente, buone sequenze d’azione e personaggi interessanti e ben descritti. Sia chiaro, non si tratta di un prodotto di altissima qualità, con dei temi particolari e una regia autoriale, abbiamo di fronte semplicemente un ottimo prodotto d’intrattenimento, cosa che sembra ancora oggi difficile da realizzare dalle piattaforme streaming.
