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The Bad Guy 2: quando lo Stato è peggio della mafia
The Bad Guy è una serie di produzione italiana in collaborazione con Prime Video che, pochi giorni fa, è giunta alla sua seconda stagione.
Sono usciti da poco i sei episodi della nuova stagione, la quale inizia esattamente dove si concludeva la prima. Il taglio che però viene dato al tema, in queste nuove puntate, è leggermente diverso rispetto alla prima stagione.
Se essa rifletteva sul potere di un boss mafioso e sugli aiuti che esso riceve per mantenere il suo status, la seconda stagione ci mostra invece quanto gli uomini di potere all’interno dello Stato siano pronti a comportarsi allo stesso modo dei loro storici nemici per raggiungere lo stesso obbiettivo.
Rimanere al potere, restare al comando di qualcuno o qualcosa sembra lo scopo principale di chiunque, mafiosi o ministri che siano. Il fatto è che entrambi non guardano in faccia a nessuno per realizzare i propri fini.
The Bad Guy 2, la trama in breve
Tutti sono alla ricerca del fantomatico archivio di Mariano Suro, boss di Cosa Nostra latitante da decenni. L’ex giudice Nino Scotellaro, ora Balduccio Remora, lo cerca per vendicarsi di coloro che lo hanno incastrato; sua sorella, Leonarda Scotellaro, lo vuole per poter arrestare tutti coloro che hanno agevolato i mafiosi nel corso degli anni; alcuni rappresentanti delle istituzioni lo vogliono invece per non essere più ricattabili e per insabbiare le loro malefatte.
Chi possiede l’archivio controlla tutto e può ricattare chiunque. Il problema è che il Ministro dell’interno, il Generale del ROSS e l’agente dei servizi segreti Stefano Testanuda sono pronti a compiere anche le peggiori nefandezze pur di avere quell’archivio, che tra le altre cose contiene anche le registrazioni della trattativa Stato-mafia portata avanti proprio da loro.
Una serie complessa
The Bad Guy – Stagione 2 può tranquillamente essere inserita all’interno di quella che alcuni studiosi chiamano Serialità complessa. La regia e la recitazione sono di altissimo livello (Luigi Lo Cascio e Stefano Accorsi dominano su tutti) e gli episodi scorrono come se si trattasse di un lungo film di quasi sei ore. La narrazione orizzontale tra gli episodi prevale su quella verticale, a differenza delle serie anni ’80 in cui era predominante la verticalità, e la messa in scena non ha nulla da invidiare alle produzioni seriali americane.
The Bad Guy è la prova che anche in Italia possiamo realizzare prodotti di genere che funzionano alla grande. Una delle qualità più di rilievo della serie è certamente l’epicità di certe situazioni e di certi personaggi. L’epica crea interesse nello spettatore, crea emozione, crea fascino verso ciò che vediamo. In una parola, l’epica è cinema.
I personaggi
Uno degli elementi che funziona meglio è la psicologia de personaggi. Ne cito due su tutti: Balduccio Remora e l’agente Stefano Testanuda. Remora è un perfetto Walter White (i riferimenti a Breaking Bad non mancano): si evolve, diventa più cinico ma lascia sempre un ragionevole dubbio su ciò a cui stia veramente pensando.
Noi spettatori siamo inoltre i suoi più fedeli complici. Tifiamo in continuazione per lui anche quando si allea con i mafiosi più spietati e il motivo è che c’è un antagonista più cattivo di loro: lo Stato. Balduccio Remora è l’antieroe di Leoniana memoria e noi, nonostante tutto, stiamo con lui.
Stefano Testanuda è invece il Mr Wolf di turno, il Mike Ehrmantraut che arriva a risolvere i casini che gli altri hanno creato. L’agente dei servizi segreti è il personaggio più cattivo di tutti, è quasi un automa, un lucido calcolatore che non si ferma davanti a niente e a nessuno fino a quando non ha raggiunto i suoi scopi. Ed essi sono far sparire ogni traccia, anche umana, della trattativa Stato-mafia del passato.

I riferimenti di The Bad Guy all’attualità
All’interno della serie sono presenti numerosi riferimenti ai fatti di attualità del nostro Paese. Si parla, anche se non direttamente, dell’assassinio di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino, della cattura i Matteo Messina Denaro e dell’ipotesi che anche quel fatto sia parte integrande di una trattativa ancora in corso.
Inoltre, viene citato e costruito il famoso ponte sullo Stretto di Messina e l’archivio segreto di Suro altro non è che il famigerato papello, il documento segreto con le richieste fatte allo Stato da Cosa Nostra nel 1992 in cambio dell’interruzione delle stragi.
L’individuo che vuole fare del bene, che vuole giustizia, in questa serie è piccolo e insignificante di fronte ai due colossi della malvagità. Nel momento in cui l’agente del ROSS è più preoccupata di salvarsi da Testanuda invece che da Suro, tutto è perfettamente chiaro e ci sembra di ritornare a I tre giorni del condor (Sydney Pollack, 1975). Il singolo individuo non è nulla di fronte al potere organizzato.
Il tema di fondo della serie è quindi: se ormai è assodato che la mafia sia una porcheria, è il momento di scontrarci con qualcosa che gode ancora della massima stima, lo Stato italiano. Bisogna concentrarsi sul perché la mafia sia così forte e ben organizzata e sul fatto che fino a quando ci saranno le stesse istituzioni ad aiutarla non la sconfiggeremo mai.
In conclusione
Infine, la serie è di piacevolissima visione e lancia degli spunti di riflessione non banali. Punta su un tema già trito e ritrito ma sa giostrarsi molto bene su alcune variazioni che necessitano di essere ancora trattate. Purtroppo sono presenti alcune scene ai limiti del ridicolo, la trattativa in videochiamata su tutte, ma possiamo perdonare certe sciocchezze di fronte a un prodotto complessivamente riuscito.
Quando un ragazzo senegalese al soldo della famiglia Suro viene interrogato dai carabinieri del ROSS e si rifiuta di parlare, loro lo minacciano dicendogli che se non avesse collaborato lo avrebbero rispedito in Senegal, dove era perseguitato.
A quel punto lui risponde: “Voi siete peggio dei mafiosi”.
Ecco, è qui la chiave di lettura della serie.

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