Disponibili su Apple TV+ i primi due episodi di The Studio, esilarante commedia in dieci puntate sul mondo della produzione cinematografica.
Quando il cinema e la tv si concedono di raccontare sé stessi, quasi sempre per gli spettatori il risultato è affascinante. L’incredibile universo che c’è dietro la macchina da presa, proprio perché generalmente invisibile e impercettibile, catalizza la curiosità, soprattutto quella dei cinefili.
Quando poi a produrre una serie sul mondo del cinema è Apple TV+, che nei pochi anni di attività ci ha abituati a un livello decisamente alto di qualità (The Morning Show, Ted Lasso), allora il successo è quasi assicurato. E The Studio, infatti, non tradisce le aspettative.
La serie ideata da Evan Goldberg e Seth Rogen, che figura anche nei panni del protagonista, con i primi due episodi apparecchia un banchetto decisamente invitante. Una scrittura vivace e divertente, un set losangelino riconoscibile, un cast ispirato e affiatato e il racconto nudo e crudo di tutto quello che succede prima che il film arrivi sullo schermo.
The Studio, la trama
Matt Remick (Seth Rogen) lavora presso la casa di produzione Continental Studios da ventidue anni. Quando la sua mentore e collega Patti Leigh (Catherine O’Hara) viene destituita, è lui a diventare il capo. Inizialmente è entusiasta e desideroso di mettere in atto la sua personale idea di cinema. Matt è un cinefilo, uno che fa quel mestiere per amore e non solo per i soldi come alcuni suoi colleghi.
Ben presto, tuttavia, scoprirà che la sua nuova responsabilità comporta muoversi in equilibrio tra le pretese economiche dei dirigenti, e quelle artistiche (ma pur sempre economiche) di registi e attori. Ad aiutarlo ci saranno i colleghi Patti (richiamata a lavoro per la sua grande esperienza) e Sal (Ike Barinholtz), la sua assistente personale Quinn (Chase Sui Wonders) e Maya (Kathryn Hahn), direttrice marketing della Continental.
Una serie metacinematografica
The Studio si apre con una scena sulla neve in cui Paul Dano, nei panni di un moderno cowboy, viene ucciso senza pietà. Siamo però all’interno di un film nel film. Matt, infatti, si trova sul set dell’ultimo lavoro della Continental Studios. Dopo aver scambiato due chiacchiere con l’attore e il regista lascia il set in auto. La macchina si allontana e il biancore della neve cede lo schermo alla caldissima e riconoscibile luce di Los Angeles.
Già nell’ambientazione, nelle inquadrature e nella luce The Studio richiama una serie di altri film, di ieri e di oggi, che hanno raccontato l’industria hollywoodiana. Penso a Viale del tramonto, a Saving Mr. Banks, o a serie come Feud. La serie di Seth Rogen, però, nel ritmo e nel genere si propone di essere piuttosto una satira, un racconto in chiave comica (ma onesto) su cosa sia l’industria oggi, con i suoi pregi e i suoi inevitabili difetti, ma non solo.
Col il secondo episodio, perfetto nel ritmo, ci porta direttamente sul set in cui una troupe si prepara a girare un piano sequenza (e l’episodio stesso è girato con questa tecnica). In 25 minuti The Studio sviscera in parte il complicatissimo ingranaggio che sottende una giornata di riprese. Ritmi serratissimi, tante persone da coordinare, continui imprevisti per i quali trovare in tempi record strategie risolutive e, soprattutto, un’unica vera protagonista a cui prestare la massima attenzione: la luce solare.

The Studio: i protagonisti e il cast
A far brillare l’ottima sceneggiatura di questi primi due episodi è il cast, affiatato e preciso nei tempi comici. Seth Rogen, ideatore della serie, costruisce un personaggio su di sé e si vede. Il suo Matt non è il classico produttore guidato dal denaro, ma è mosso da un’autentica passione per il cinema. Non è autoritario, ma anzi risulta spesso impacciato, incerto, e inappropriato.
Al suo fianco il fidato Sal di Ike Barinholtz. A differenza di Matt, Sal ricalca di più lo stereotipo del ricco californiano dipendente dal denaro (e non solo). Meno sognatore, e meno amante del cinema, per essere felice gli basta essere invitato alla festa di compleanno di Charlize Theron.
Patti, invece, è l’ex capa della Continental. A causa di una serie di scelte sbagliate è stata cacciata, ma è un’ottima comunicatrice e quindi una figura necessaria a bordo. Catherine O’Hara è giustissima in questo ruolo comico, in bilico tra l’autorevolezza dell’esperienza e la disperazione di una carriera che sta per finire.
Kathryn Hahn, infine, quando si parla di commedia è una certezza. La sua Maya, che è presente solo nel primo di questi due episodi, è un personaggio sopra le righe, irritabile, e neanche troppo velatamente aggressivo, ma molto divertente.
Citazioni per cinefili
The Studio, pur essendo una serie apprezzabile probabilmente da tutti, è un prodotto che forse solo gli appassionati di cinema potranno cogliere nella sua interezza. Oltre, infatti, alla presenza di tantissime guest star, più o meno note (nei primi due episodi, per esempio, l’iconico Scorsese ma anche la bravissima ma meno conosciuta qui Sarah Polley) la serie è zampillante di citazioni.
Vengono nominati classici della storia del cinema ma soprattutto successi recenti, case di produzione e artisti. Non solo citazioni, ma anche vere e proprie riflessioni sugli ultimi fenomeni cinematografici, sui gusti del pubblico, sul perché dell’esplosione di alcuni film (interessante l’analisi del caso Barbie). Si tratta, pertanto, di una scrittura che divertirà senz’altro chi, per lavoro o passione, è dentro il mondo della settima arte.

Inoltre, The Studio, pur nel taglio satirico, lascia emergere comunque un certo romanticismo. Il personaggio di Catherine O’Hara, in un confronto sincero con Matt su quanti compromessi beceri sia costretto ad accettare un produttore, gli ricorda che in ogni caso “quando la magia prende forma e tu produci un bel film, sarà bello per sempre”.
In conclusione
The Studio parte benissimo e il rilascio settimanale dell’episodio (tipico di Apple) probabilmente promuoverà la fidelizzazione e una fruizione migliore della singola puntata. Essendo una serie che si addentra in un mondo così specifico, creare la giusta atmosfera e dare le giuste coordinate all’inizio era fondamentale, e The Studio ci riesce.
La regia fresca e dinamica, l’ottimo ritmo della scrittura e le interpretazioni dei protagonisti la rendono una serie godibile, scorrevole e divertente. Infine, i cameo di registi e attori che interpretano sé stessi sono la ciliegina sulla torta. Si tratta di una formula che già Call My Agent aveva sperimentato e che funziona anche grazie alla popolarità degli artisti che ne prendono parte.
Insomma, se siete dei cinefili, o vi interessa scoprire qualcosa in più su come funziona l’industria dello spettacolo, non perdetevi The Studio. I primi due episodi sono già disponibili su Apple TV+ mentre gli altri otto verranno rilasciati ogni mercoledì a partire dal 2 aprile.
