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The Testaments, la recensione della prima stagione completa
Già vi avevamo parlato di The Testaments nella recensione dei primi tre episodi: questa è la recensione della prima stagione completa, che lascia appesi.
Molto è stato detto già nella precedente recensione, riguardante i primi tre episodi di The Testaments, sequel del romanzo (e della serie HBO) Il racconto dell’ancella, entrambi tratti dai libri di Margaret Atwood.
Per questa ragione analizzeremo i temi che emergono chiaramente da questa prima stagione. E, a costo di dare qualche spoiler, puntualmente segnalato, cercheremo di stabilire una connessione con la prossima stagione, che chi ha letto il libro sa già che sarà decisamente gustosa e avvincente.
La prima stagione di The Testaments, i temi cardine
Il primo tema cardine di The Testaments, in linea con Il racconto dell’ancella, è quello dell’oppressione femminile imposta da un mondo alternativo – l’incubo di Gilead – nel quale le donne sono viste come mogli e/o incubatrici di bambini, serve, inflessibili insegnanti, schiave oppure cadaveri (se non obbedienti).
Emerge potentemente, però, un tema che nella prima storia era più marginale: quello della sorellanza femminile. A prescindere dal rigido ruolo occupato in una società nella quale alle donne si chiede di controllare e punire altre donne (questo è il ruolo delle famigerate Zie). Eppure, nella Gilead contemporanea di The Testaments si intravvede qualche sprazzo di speranza, dalle marte gentili e premurose alle studentesse che coltivano intimamente la propria ribellione, e imparano a condividerla con altre ragazze fino alle Zie, il cui sistema rigido e privo di pietà inizia a vacillare. E, lo annunciamo, come si lascia intuire negli ultimi episodi, saranno proprio le Zie la sorpresa della prossima, attesissima stagione della serie.
Anche le ragazze protagoniste di The Testaments, cresciute immerse in quella realtà e spinte a non essere amiche – l’amicizia è pericolosa: può portare alla cospirazione – impareranno a essere veramente e profondamente solidali le une con le altre. E a mostrare tutto il loro coraggio, compiendo una notevole trasformazione nel corso della storia.
Centrale anche il tema del mestruo vissuto dalle dirette interessate in modo opposto rispetto alla visione biblica, che lo raccontava come una sorta di maledizione. In The Testaments avere il menarca* (la prima mestruazione, ndr) è un privilegio da esibire con orgoglio, legato a un rituale antropologico cui nessuna ragazza volenterosa di occupare un posto importante nella società vorrebbe sottrarsi. Eppure avere le prime mestruazioni costa caro. E conduce la donna verso il proprio destino, com’è scritto anche nella Genesi: “Moltiplicherò tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà“.
Un altro tema importante e attualissimo è quello del trauma della violenza sessuale: alcune delle ragazze protagoniste subiranno molestie da parte di un rispettabile membro maschio della loro comunità, e si troveranno a decidere se restare in silenzio oppure parlare, se far finta di nulla con le altre oppure condividerlo.
Nel compiere la loro scelta verranno aiutate da un personaggio che viene dal mondo esterno e che diventa subito centrale nella trama di The Testaments, a nostro avviso la protagonista più centrale di questa storia: la “ragazza perla” Daisy.
Non manca il tema della riscoperta delle proprie origini: Agnes McKenzie, uno dei personaggi principali della serie, si troverà a interrogarsi su chi siano i suoi genitori, in un mondo nel quale in passato era considerato normale sottrarre i figli alle loro legittime madri per farne dono alle famiglie più potenti della società di Gilead. È proprio sulla vera madre di Agnes, della quale lei conserva fin dall’inizio della serie alcuni sbiaditi flash, che si concentra il finale della prima stagione di The Testaments.
Una storia convincente, che dà ancora una volta parola alle donne
Inevitabile trasporre per il cinema o per la tv una storia potente come quella di The Testaments, anche e soprattutto perché sempre narrata in prima persona dalle protagoniste, in modo corale: un espediente adottato in seguito anche da autrici letterarie come Naomi Alderman di Ragazze elettriche. The Testaments ci porta nel vivo di Gilead, del suo estabilishment, là dove Il racconto dell’ancella ci aveva restituito in ogni dettaglio la limitata visione dell’ancella ribelle Difred (Offred nell’originale), al secolo June Osborne. June è l’anello di congiunzione tra il primo libro (e film/serie) e il secondo, anche se ora agisce dall’esterno e cerca di guidare la rivolta contro il regime gileadiano. Chi ha visto la serie o letto Il racconto dell’ancella già lo sa: June ha i suoi ottimi motivi.
Questa nuova serie ci racconta le giovani di Gilead dall’interno, svelandone la natura di normali adolescenti – alle prese, come tutte le altre, con turbamenti, paure, attrazioni indicibili – a dispetto del mondo rigido ma privilegiato che vivono (alle ragazze che non possono dirsi figlie di Comandanti, vale a dire degli uomini più potenti di Gilead, le cose vanno decisamente peggio). Dimostrando come anche in loro si possa coltivare il germe rigoglioso della rivoluzione.
The Testaments, un gruppo di giovani attrici bravissime
Nel cast di The Testaments, del quale abbiamo già parlato anche nella precedente recensione, ci sono tante giovani attrici brave: Chase Infiniti, bellissima e promettente interprete già apparsa nel film Oscar 2026 Una battaglia dopo l’altra, ma non solo. Chi scrive ritiene che siano anche più brave Mattea Conforti, che interpreta la migliore amica di Agnes Becka, che si trova a dover gestire una situazione a dir poco drammatica verso la fine della serie, e Isolde Ardies (già apprezzata nella serie Waywards: Ribelli), nei panni della loro compagna Hulda, che non se la passerà meglio.
La ciliegina sulla torta di questo cast affiatato e potente è Lucy Hallyday, alla sua prima apparizione in una serie tv, ma dalle grandi prospettive. A valorizzarla contribuisce un personaggio sfaccettato e centrale come quello di Daisy: coraggioso, ribelle, capace di guidare il cambiamento come nessun altro.
A cosa fa riferimento il titolo The Testaments?
La risposta a questa domanda un po’ è uno spoiler un po’ non lo è: i “Testamenti” di The Testaments sono le memorie, le annotazioni, di una “testimone” d’eccezione come la donna che ha fondato l'”ordine” delle Zie, come scopriamo, allo scopo di salvarsi e salvare la vita ad altre donne: zia Lydia (Ann Dowd). Un personaggio del quale scopriamo l’importante backstory proprio in questa serie e che sarà a dir poco cruciale per il futuro di Gilead, delle ragazze e della serie stessa.
The Testaments, un commento finale
The Testaments è una serie potente come il libro dal quale è stata tratta, nel quale è centrale la tematica della sorellanza femminile in un mondo nel quale le donne sono oppresse e nella migliore delle ipotesi, liberate da un marito potente al loro fianco.
La storia critica aspramente le rigide convenzioni sociali, mostrandoci comunque un universo femminile privilegiato rispetto alla massa: le ragazze di The Testaments sono benestanti, sono figlie delle famiglie di potenti di Gilead e sono destinate a ottimi matrimoni, almeno sulla carta.
La storia, femminile e femminista, offre sprazzi di speranza e cambiamento, descrivendo in modo puntuale e a tratti inquietante le dinamiche sociali e comportamentali proprie di una realtà simile. Guidata da immagini potenti – quando sono insieme le ragazze vengono spesso riprese dall’alto, “sottomesse” anche nell’inquadratura – e da un ottimo cast, la serie di HBO The Testaments, disponibile su Disney Plus, è pronta per spiccare il volo verso una nuova, entusiasmante, stagione.
🎬 Valutazione
Regia
★★★★★
Interpretazioni
★★★★★
Storia
★★★★★
Emozioni
★★★★★
🏆 Voto Totale
3.5
★★★⯨★