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The Umbrella Academy 4. La recensione su Almanacco
La famiglia Hargreeves fa il suo ritorno sul piccolo schermo per l’ultima volta. Il capitolo finale di The Umbrella Academy è finalmente disponibile su Netflix.
Nuova minaccia, nuovi amori e colpi di scena avvincenti in questi ultimi sei episodi di The Umbrella Academy targati Steve Blackman.
Si cercava un finale pulito, che potesse mettere d’accordo tutti. Sarà stato così?
Scritto e ideato da Steve Blackman e Jeremy Slater, l’ultima stagione è un prodotto originale Netflix.
The Umbrella Academy 4. La trama
La storia riprende dal finale di stagione precedente: la famiglia Hargreeves dopo aver sventato un’altra apocalisse finisce in una dimensione alternativa, l’ennesima, e senza poteri. Il gruppo si divide di nuovo per costruirsi una vita, i singoli membri devono imparare a cavarsela da soli in questo mondo nel quale è presente il padre, Sir. Reginald Hargreeves (Colm Feore), a capo di un potente impero commerciale nonché creatore di questa linea temporale.
Sei anni dopo le vicende dell’Hotel Oblivion, i fratelli sono costretti di nuovo a unirsi per salvare il mondo da una nuova minaccia: un gruppo di persone definito i Custodi e capitanato da una coppia di cospirazionisti, Jean (Megan Mullally) e Gene (Nick Offerman). Essi sono convinti – e hanno delle prove – che la linea temporale in cui vivono sia in qualche modo sbagliata. Per questo prevedendo una grande resa dei conti: la Catarsi.
Gli Hargreeves, una volta recuperati i poteri, dovranno affrontare tutte le avversità che gli si presenteranno davanti, fino alla battaglia finale, ultimo ostacolo alla risoluzione definitiva.
The Umbrella Academy: “The Last Dance”
Un finale di stagione dalle reazioni molto contrastanti.
Un finale originale, inedito, che si allontana completamente da quello del fumetto, anche perché quest’ultimo non è ancora stato realizzato. I creatori della serie hanno anticipato il fumetto, continuando la vicenda in maniera indipendente e questo ai fan non è piaciuto.
Questo ci riporta all’esperienza sia a livello produttivo che di pubblico del finale di stagione di Game of Thrones.
Troppo veloce.
Queste sono le prime parole che vengono alla luce nel fare un pensiero generale sulla serie. Forse fare una stagione di soli sei episodi ha contribuito negativamente allo sviluppo delle vicende soprattutto dei singoli soggetti. I personaggi di Luther, Allison, Klaus e Diego sono quelli che hanno avuto meno spazio di sviluppo: le loro storie “personali” sono semplici, al limite del banale, che non contribuiscono al grande puzzle della trama generale.
Luther e Diego possiedono un arco narrativo simile sotto tutti i punti di vista: un lavoro duro e umiliante che li rende infelici, problemi relazionali, bassa autostima e grande frustrazione. Per loro la riacquisizione dei poteri era l’unico modo per poter di nuovo tornare a vivere. La loro storia si intreccia con quella generale quando, una volta entrati nella C.I.A., scoprono in maniera fortuita che il capo è corrotto ed è un fedele membro dei Custodi. Il risultato? Luther e Diego mettono a soqquadro il palazzo, creando scompiglio e facendo fuori la corruzione dilagante all’interno dell’agenzia.
Totalmente diverso per Allison e Klaus. La loro storia è stata creata con la sola funzione di “espiare” le colpe di Allison nate dal finale della terza stagione, dimostrando che, alla fine dei conti, lei è una brava persona e una buona sorella. Infatti l’intreccio narrativo tra lei e Klaus è lineare: Klaus finisce nei guai e Allison, insieme alla figlia, lo salvano.
The Umbrella Academy: i pregi di una stagione imperfetta
Degno di nota è sicuramente la performance attoriale di Aidan Gallagher, alias Cinque.
In questa quarta stagione, essendo senza poteri, lo vediamo inizialmente nei panni di un agente della C.I.A. con l’obiettivo di scovare quella che poi si rivelerà essere l’organizzazione dei Custodi. Insieme a lui Lila (Ritu Arya), anche lei sotto copertura per scoprire la verità su Jean e Gene.
I due si ritrovano in un’avventura attraverso le varie linee temporali da cui non riescono a trovare una soluzione d’uscita. Il tempo passato insieme non è lo stesso della linea temporale di provenienza: è più veloce. Essi finiscono per provare dei sentimenti l’uno per l’altra, con conseguenze negative nel rapporto con Diego.
Sarà proprio lo stesso Cinque, grazie anche alle sue varianti temporali, a trovare la soluzione all’apocalisse.
Lui e i suoi fratelli sono l’elemento distopico dell’ universo. Loro non dovrebbero esistere e la loro permanenza porterà inevitabilmente alla fine del mondo.
L’unica alternativa è la fine della loro esistenza.
Altra nota positiva è Elliot Page nei panni di Viktor.
Rispetto alla stagione precedente, dove ha influito la sua transizione da donna a uomo, in questa stagione Page sembra essere più consapevole di sé stesso e del suo corpo, rendendo automaticamente la performance nelle vesti di Viktor molto credibile.
Viktor è l’unico dei fratelli che affronta a viso aperto il loro padre, instaura un rapporto, un collegamento umano, da padre a figlio. Un rapporto dal quale lo stesso Viktor ne rimarrà soddisfatto, riuscendo a dire tutto quello che non era riuscito ad esprimere nel passato.
Se Cinque e Lila si preoccupano di evitare la Catarsi attraverso l’esplorazione delle linee temporali, Viktor e Reginald sono coloro che si occupano di risolvere la faccenda per salvare la linea temporale corrente dando vita ad una coppia inedita che ha portato risultati più o meno buoni.
Conclusioni
L’ultimo ballo di The Umbrella Academy lascia allo spettatore un sentimento fugace di un’apparente soddisfazione.
La critica è letteralmente spaccata in due: tra quelli che hanno letto e sono amanti del fumetto e quelli che hanno semplicemente visto l’adattamento sul piccolo schermo.
Tralasciando le indiscrezioni uscite durante la realizzazione della serie, dove veniva affermata la presenza di una forte tossicità, la cui responsabilità è caduta sullo stesso Blackman, che ne ha condizionato la sceneggiatura, le riprese e diversi errori di montaggio ( in un episodio è chiaramente visibile all’interno di una macchina una macchina da presa usata per le riprese degli interni del mezzo ), il finale di stagione regge grazie soprattutto alla chimica fra gli attori che compongono il cast.
Se nel corso delle quattro stagioni gli Hargreeves possono essere definiti una famiglia pochissime volte, nella realtà è completamente l’opposto. Esempio degno di nota è la questione che ha riguardato il processo di transizione di Elliot Page: il cast si è dimostrato forte, unito, supportando l’attore nel corso del cambiamento.
La fretta con cui è stata conclusa la serie è fin troppo evidente dagli inizi, salvo in alcuni momenti cruciali (vedasi l’episodio di Cinque e Lila) e il finale ne è fortemente condizionato.
Quest’ultimo può rendere soddisfatti i fan della serie: del resto, si tratta di un finale “pulito”, anticipato nel corso degli episodi e che rende giustizia a tutti i personaggi.
Di opinione diversa sono i fan amanti del fumetto: come già detto, il finale del fumetto non è ancora stato scritto, ma alla fine, se si riflette un attimo sulla storia, i creatori Gerard Way e Gabriel Bá avranno poche opzioni per le mani.