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Vladimir, la recensione della nuova miniserie anti-borghesia
Vladimir, disponibile dal 5 marzo su Netflix, riesce, forse come nessun altro prodotto, a rendere i problemi di borghesi privilegiati estremamente noiosi.
Dove per privilegiati qui si intendono i componenti del mondo accademico statunitense. Professori e professoresse egocentrici che non hanno veramente nulla da dire. Nonostante Vladimir abbia un approccio interessante alla materia e si presenti come qualcosa di fresco e arguto. La delusione e la noia sono dietro l’angolo. La miniserie è tratta dal romanzo omonimo di Julia May Jonas. Al centro della storia Rachel Weisz e la sua ossessione per un uomo più giovane, che ha il volto di Leo Woodall.
Vladimir, la trama
Come detto, ci troviamo nel mondo accademico. M (Weisz) è professoressa di ruolo da 30 anni e tiene un corso sulle scrittrici statunitensi molto amato dagli studenti. Con i quali ha un rapporto che potremmo definire amicale.
Tutto cambia, però, quando il marito, anch’egli professore vicino alla pensione, viene accusato da ex studentesse di condotta inappropriata. Ha intrattenuto diverse relazioni sessuali con loro, mentre studiavano all’università e frequentavano i suoi corsi. L’accademia lo sospende almeno fino al processo, che potrebbe costargli la revoca della pensione.
M, a conoscenza dei fatti perché ha con il marito un “matrimonio aperto”, decide di schierarsi dalla sua parte. E questo le costa la benevolenza degli studenti. E anche di parte dei suoi colleghi.
In questo teso contesto, si inserisce l’arrivo di un nuovo giovane e attraente professore, Vladimir (Woodall). Tra lui e M subito si instaura un rapporto di vicinanza, ma il ragazzo non è arrivato da solo. Ha una moglie, anche lei professoressa all’università, e una bambina. M vorrebbe tenersi lontana da Vladimir ma comincia a nutrire sentimenti se non una vera e propria ossessione per questo ragazzo. Tanto brillante quanto attraente.
Una serie che punta sull’ironia
La trama potrebbe far pensare a Vladimir come a una serie che si prende sul serio. Invece, è tutto il contrario. Nonostante vengano toccati temi “caldi”, tra molestie sessuali, sbilanciamenti di potere e riscoperta del desiderio sessuale, la miniserie sceglie la via più rassicurante. Sceglie di far rompere la quarta parete con lo spettatore e di far parlare la protagonista direttamente in macchina.
Va da sé che tutto il racconto è filtrato dal punto di vista di M, una narratrice a tratti “inaffidabile”. Dobbiamo, quindi, aggrapparci a lei e seguire i suoi desideri. Perché il desiderio è al centro della serie. M, infatti, non si sente più desiderabile come una volta. Non è più il centro dei pensieri del marito, della figlia o di uomini attraenti. Finché non vede Vladimir e se ne invaghisce, con la percezione di essere ricambiata. Ma sarà davvero così? Fino all’ultimo la serie lascia il personaggio del giovane professore nella vaghezza. Difficile decifrarlo e comprenderne i desideri.
D’altronde, noi vediamo tutto con gli occhi di M, quindi è comprensibile che lei e noi con lei abbiamo dei dubbi sulle sue convinzioni. La vaghezza, però, sembra un elemento che caratterizza la serie tutta. La quale, con il suo taglio ironico e sagace sembra non prendere mai di petto i problemi.
L’annoso tema delle molestie
La miniserie, oltre a ruotare intorno al riscoperto desiderio di una donna over 50, vuole anche affrontare lo scontro generazionale fra professori con la “mentalità di una volta” e studenti “ipersensibili”. Purtroppo, le due fazioni sono effettivamente ridotte alle definizioni precedenti. Con l’aggravante, però, che le istanze giovanili sembrano vere e proprie scemenze.
Il problema principale sta nel focalizzare tutto su l’opposizione fra chi crede che le relazioni professori studenti si debbano fermare al consenso e chi vi vede uno sbilanciamento di potere. Per cui, le studenti non sarebbero effettivamente in grado di dare il loro consenso a una relazione con un professore.
Ma oltre questo nodo, che è quello che porta in tribunale, ci sarebbe anche quello dell’opportunità. La quale, invece, dovrebbe essere valutata dall’accademia universitaria e dal suo codice deontologico. Poco spazio viene lasciato a questa riflessione che sarebbe stata decisamente più ficcante. Invece, tutto finisce per appiattirsi su studenti che piangono perché turbate dalle iniziative di un professore pieno di sé.
Ciò fa sì che le ragioni dei più giovani siano totalmente travolte dall’ego degli adulti che se la cavano con un “erano altri tempi”. Non c’è vigore nelle istanze giovanili e gli esempi di giovani che vengono portati rasentano l’imbarazzante. Unico momento in cui ci si riprende da questo torpore generale è quando la figlia avvocata di M e una delle studenti che accusa il padre in tribunale si scambiano uno sguardo di compassione. Ma parliamo di attimi di riflessione subito neutralizzati dal refrain dell’ossessione di una cinquantenne per un trentenne. Guadagnino era riuscito a trattare l’argomento con molta più dignità in After the Hunt.
Il peccaminoso Vladimir

Come forse si è capito finora, il vero punto nevralgico del racconto non è lo scontro di idee, quanto la voglia di una donna di riprendersi i suoi spazi. Tanto che ci si potrebbe chiedere se Vladimir non parli proprio di una donna che si ribella a un marito egocentrico e alle sue malefatte che rischiano di tirare giù anche lei e la sua carriera. Il problema, però, è che la professoressa universitaria M non è mai veramente minacciata da qualcosa o qualcuno.
Alcuni studenti e colleghi la guardano male ma neanche più di tanto. Ci sarebbe la parte in cui rischia di perdere il lavoro, tanto soporifera quanto inverosimile. E poi c’è il marito, interpretato da John Slattery. Un uomo tanto irritante quanto inoffensivo. Dovrebbe incarnare il fascino del professore con i capelli bianchi e il fisico tonico. Un po’ viscido un po’ geniale. Non è nessuno dei due. È semplicemente un pretesto per M per provare attrazione per un trentenne con moglie e figlia senza troppi rimorsi.
Female gaze ai giorni nostri
Che personaggio è però M? Una donna che non si fa molto scrupoli per ottenere quello che vuole, senza dubbio. Ma siamo sicure che il female gaze debba ridursi a proporci una donna che potrebbe benissimo essere un uomo?
È davvero interessante vedere una donna che si comporta come un uomo che non sa tenere a bada le sue pulsioni? Vladimir spinge sulla lussuria, sul sesso, ma senza proporre niente di davvero innovativo. E qui arriviamo proprio al personaggio di Vladimir, ambiguo tanto da esasperare. Non riesce fino in fondo a incarnare questo desiderio, questa forte pulsione carnale. Non perché non sia attraente ma perché è privo di carisma. È tutto corpo e niente anima, anche se si prova a farlo passare per un fine pensatore.
C’è sicuramente un bel problema di sceneggiatura. Dialoghi e intellettualismi appaiono vuoti e fastidiosi. E tra le reazioni più sconclusionate e inverosimile ci sono sicuramente quelle che spettano alla figlia avvocata queer interpretata da Ellen Robertson.
Vladimir, per concludere
Vladimir è una serie che rende la borghesia intellettuale fra le cose più sgradevoli che esistano sul pianeta terra. Li rende detestabili sotto ogni punto di vista. E ci si può legittimamente chiedere se fosse questo lo scopo della miniserie. Rimane il fatto che risulta impossibile affezionarsi a qualsiasi personaggio, men che meno alla protagonista. Comunque, buona prova per Rachel Weisz.
Il problema principale, però, sta nello snobismo che la serie propina al pubblico. Infatti, “gli intellettuali” della storia appaiono sempre su un gradino intellettivo superiore rispetto ai poveri esseri umani che li circondano. Quest’ultimi sarebbero gli studenti, sciocchi, isterici, incapaci di comprendere la realtà circostante e le sue sfumature. Per fortuna arrivano in soccorso gli accademici, ai quali non interessa di storielle di sesso. Concetto più volte messo in risalto. Loro ambiscono all’elevatezza.
Lo stesso snobismo non è, però, riservato allo spettatore, che viene ben direzionato e imboccato. I concetti che vogliono essere fatti passare sono più volte ripetuti e semplificati. In definitiva, sembra che Vladimir racconti la frustrazione di persone più che adulte che vedono sgretolarsi il mondo per come lo conoscevano. E che non si arrendono, riuscendo a mantenere tutti i privilegi finora acquisiti. “Avanti l’antico”, potremmo dire.
🎬 Valutazione
Regia
★★★★★
Interpretazioni
★★★★★
Storia
★★★★★
Emozioni
★★★★★
🏆 Voto Totale
2.3
★★★★★