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Swiss Army Man, l’assurdità per raccontare come vivere
Uscito nel 2016, è il primo lungometraggio dei Daniels. Swiss Army Man è una storia che racconta un viaggio surreale, dove le risate primeggiano ma non nascondono fragilità e forza emotiva. Un amico che ci insegna quanto sia importante accettarsi.
Una storia che conferma quanto il cinema possa essere a volte surreale e lasciare senza spiegazioni. Ma nello stesso tempo narrare sentimenti che possiamo sentire nostri come la solitudine e il disagio da tabù sociali. Swiss Army Man riesce ad unire tutto ciò utilizzando un espediente narrativo perfetto: la comicità assurda. Un film che lascia qualcosa poiché estremamente scomodo e fragile.
Con questo film Daniel Kwan e Daniel Scheinert hanno creato il preludio perfetto a quello che sarebbe stato poi il loro capolavoro, Everything Everywhere All at Once, vincitore di 7 premi Oscar su 11 candidature nel 2022.
Swiss Army Man, la trama
Hank (Paul Dano), un uomo isolato e disperato, è naufragato su un’isola deserta e sta per togliersi la vita quando scopre il corpo di Manny (Daniel Radcliffe), un cadavere che mostra strane capacità “sovrumane”. Usandolo come strumento di sopravvivenza, Hank intraprende un viaggio per tornare alla civiltà. Durante il percorso, Manny inizia a parlare e a porre domande ingenue sulla vita, sull’amore e sulle relazioni umane, costringendo Hank a confrontarsi con le proprie paure, la solitudine e il senso di vergogna che lo ha portato all’isolamento. Il viaggio diventa così un percorso interiore di accettazione e riconnessione con il mondo.
La connessione umana vince sulla solitudine
Un tema centrale del film è la profonda solitudine del protagonista Hank. Non si sa come naufragato su un’isola deserta, è sull’orlo del suicidio prima di incontrare Manny. Questa condizione riflette non solo l’isolamento fisico, ma anche quello emotivo e sociale. L’incontro con il cadavere di Manny cambia tutto: la relazione tra i due è il cuore emotivo della storia. Una connessione assurda ma profonda che diventa il motore della narrazione per cui, attraverso l’amicizia con Manny, Hank ritrova senso e scopo.
Questo è un binomio efficace quanto decisamente raro: di solito per narrare emozioni forti, disagi profondi e crisi esistenziali, anche il cinema comico spesso si ferma un attimo, analizza il tutto per poi riprendere. In Swiss Army Man questo non avviene: la commedia surreale si trasforma in una riflessione sincera sulla necessità di connessione umana, senza togliere profondità e purezza al tema. Quello dell’amicizia è uno dei più scanditi ed emotivamente forti.
L’accettazione di sé demolisce vergogna e tabù sociali
Il film racconta come Hank sia costretto a confrontarsi con aspetti di sé stesso, anche repressi, riflettendo sulla sua identità e desideri. Manny, con il suo comportamento schietto e senza filtri, diventa uno specchio di ciò che Hank ha rimosso o negato.
Attraverso i dialoghi tra i due, tema di cui si parla spesso è la vergogna legata a comportamenti considerati socialmente inaccettabili come l’utilizzo del corpo, il sesso e i desideri che reclama. Manny sfida continuamente queste norme, costringendo Hank e lo spettatore a riflettere su ciò che è davvero “giusto” o “strano”. Manny è come se fosse un bambino, ma anche i bambini spesso ci fanno riflettere ponendoci domande che noi neanche consideriamo o diamo per scontate.
Il film finisce così per demolire molti tabù culturali: a molte risposte di Hank che finiscono con “di solito è così” o “di solito si fa così”, Manny risponde sempre “ma perché?”. Una domanda a cui Hank non sa dare una risposta, e neanche noi.
Il corpo come strumento narrativo
Tra flatulenze, oggetti costruiti con rifiuti, un corpo usato per aprire bottiglie, cacciare prede, attraversare ruscelli, il film invita a guardare l’esistenza con leggerezza senza rinunciare alla profondità. L’assurdo diventa mezzo per esplorare l’umanità.
Su queste basi il corpo di Manny funge da “coltellino svizzero” funzionale e metaforico di risorse interiori, quelle finora ignorate di Hank. Ma non solo il corpo: a noi sembra assurdo, ma in realtà Manny ha tutte le carte in regola per essere vivo: parla, respira, ha reazioni fisiche naturali. Perciò è presente anche un fattore spirituale che connette i due protagonisti. Le domande di Manny sono in realtà domande che Hank pone a se stesso.
Conclusioni
I blocchi emotivi tra una flatulenza e l’altra sono più che presenti, creando una connessione tra spettatore e protagonisti. Il contrasto tra elementi comici estremi e momenti di grande verità emotiva rendono Swiss Army Man un film importante e se vogliamo, a modo suo, anche memorabile. Grave errore sarebbe confrontarlo con altri, che trattano temi affini o che portano con sé una comicità assurda.
È un film che non vuole in alcun modo essere capito, altrimenti perderebbe di senso. Una storia che racconta quanto sia importante restare, anche se apparentemente non c’è alcun motivo per farlo. Un film che per forza di cose divide gli spettatori, ma che in qualche modo resta in mente. D’altronde alcune scene risultano davvero indimenticabili.
🎬 Valutazione
Regia
★★★★★
Interpretazioni
★★★★★
Storia
★★★★★
Emozioni
★★★★★
🏆 Voto Totale
3.8
★★★⯨★