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Recensione di Tetsuo (1989) di Shin’ya Tsukamoto
Scopri Tetsuo (1989) di Shin’ya Tsukamoto, film cult che ha ridefinito il cyberpunk giapponese. Una recensione completa tra influenze, effetti speciali e poetica visiva.
In occasione della retrospettiva dedicata ai film di Shin’ya Tsukamoto, iniziata il 7 aprile, oggi ci soffermiamo sulla sua opera prima, Tetsuo (1989). Un cult intramontabile, considerato non solo uno dei vertici del cinema cyberpunk, ma anche una vera e propria opera fondativa del cyberpunk giapponese.
Tetsuo, un esordio radicale
Nel 1989, a soli 29 anni, Tsukamoto decide di esordire dietro la macchina da presa con un film che, sin da subito, mostra un coraggio autoriale riservato a pochi. Tetsuo è un’opera prima solo sulla carta: il suo impatto estetico e concettuale è talmente potente da rappresentare già un capolavoro, ancora oggi oggetto di culto e fonte d’ispirazione per registi e appassionati.
Influenze evidenti, ma trasformate con identità in Tetsuo
Le influenze sono chiare e riconoscibili. In particolare, la prima parte della filmografia di David Cronenberg è una delle principali fonti d’ispirazione. Il riferimento a La Mosca (1984) è quasi inevitabile: Tsukamoto prende in prestito non solo lo spirito, ma anche alcuni elementi visivi e narrativi. Tuttavia, mentre nel film di Cronenberg la mutazione è di matrice biologica, in Tetsuo essa è meccanica, ferrosa, profondamente cyberpunk.
Il tema della carne che si disfa, muta e si fonde con il metallo è centrale, e sebbene l’impronta sia simile, l’elaborazione è radicalmente diversa. Anche a livello di sceneggiatura, si nota una certa somiglianza: come Seth Brundle in La Mosca, il protagonista di Tetsuo perde progressivamente la propria umanità, trasformandosi in un ibrido mostruoso. Il rapporto con il femminile, pur trattato in modo diverso, rievoca in parte quello tra Brundle e Veronica Quaife.

Effetti speciali poveri ma potentissimi
Gli effetti speciali meritano una menzione particolare. Nonostante un budget ridottissimo, Tsukamoto dimostra una maestria straordinaria: utilizza tecniche artigianali come la stop-motion per conferire al film una consistenza visiva unica. Questa tecnica, con la sua tipica scattosità, amplifica il senso di disagio durante le scene gore, rendendole ancora più disturbanti.
Il risultato è un’estetica sporca, viscerale, riconoscibile a prima vista. Gli effetti speciali, seppur figli delle limitazioni economiche, resistono al tempo e anzi, diventano uno dei punti di forza dell’opera.
Un autore totale per Tetsuo
Un altro elemento che rende Tetsuo un oggetto filmico unico è la totale autorialità del progetto. Nei titoli di coda compare quasi un solo nome: Shin’ya Tsukamoto. Regia, sceneggiatura, soggetto, montaggio, produzione, fotografia, scenografia: tutto porta la sua firma. Le uniche collaborazioni esterne degne di nota sono le musiche di Chu Ishikawa, potentissime e industriali, e i costumi di Kei Fujiwara, anche co-protagonista del film.

Una regia ipercinetica e viscerale
Lo stile registico di Tsukamoto è già perfettamente definito in questa sua prima opera. La macchina da presa è frenetica, quasi convulsa, fatta di primi piani serrati e dettagli disturbanti. Il montaggio è caotico, dominato da jump cut che pongono le immagini in relazione più sul piano evocativo che su quello narrativo. Non c’è una trama lineare nel senso classico: c’è invece una poetica del corpo, della trasformazione, del rifiuto della normalità.
Tetsuo non è solo un film: è un’esperienza sensoriale, un pugno metallico nello stomaco dello spettatore. Un esordio che definisce uno stile, una visione, un genere. E che ancora oggi, a distanza di oltre trent’anni, continua a pulsare di vita propria nel cuore più oscuro del cinema indipendente e cyberpunk.
