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Luis Buñuel

Piccolo grande cinema: Luis Buñuel

Luis Buñuel e i suoi fantasmagorici e bizzarri film sono diventati il simbolo del surrealismo al cinema, e i suoi cortometraggi hanno anticipato il tutto.

Seppure negli ultimi tempi sembrerebbe incomprensibile al pubblico generalista, se esiste uno spazio sicuro per la sperimentazione e per l’allontanarsi il più possibile dalla realtà rimanendone attaccati, quello è il cinema. E se esiste uno spazio nella settima arte che stimola e racchiude intrinsecamente nelle sue premesse tutto questo, quelli sono i cortometraggi.

Già agli albori del cinema, il mondo dei cortometraggi ha cercato e ha portato effettivamente quel tipo di innovazione e di ricerca ai confini della realtà e dell’assurdo. L’horror, la fantascienza, l’animazione, il western, e non solamente per un fattore puramente cronologico. In questo, anche il cinema del surreale e del fantastico ha preso forma.

Luis Buñuel

Luis Buñuel è stato uno dei più grandi registi, autori e artisti che questo pianeta abbia mai visto. La sua incredibile dote artistica era equiparabile solamente al suo bizzarro ego e alla sua altrettanto contorta personalità. Nato nell’anno 1900, spagnolo, Buñuel è stato costretto per tutta la sua carriera a non poter praticamente mai lavorare in Spagna, a causa della dittatura di Francisco Franco.

Questo perpetuo moto, particolarmente tra il Messico – di cui aveva la cittadinanza – e la Francia, lo ha portato a svillupare un’ideologia cinematografica perfettamente unica, muovendosi tra i temi della psicoanalisi e del mondo dell’onirico, la sessualità, la religione e il confronto con la classe borghese. Il suo primo lavoro, a Parigi, testimonia e anticipa il resto della sua quasi cinquantennale filmografia.

Luis Buñuel

Un cane andaluso

Dopo aver co-sceneggiato La caduta della casa Usher nel 1928, l’anno successivo Luis Buñuel esordisce al cinema con il suo primo cortometraggio: Un cane andaluso. Uno dei film più iconici e riconoscibili, in qualche modo, che ci siano. Realizzato assieme al genio di Salvador Dalì, Buñuel scrive, dirige, produce e monta un capolavoro apparentemente senza senso.

In linea con la critica surrealista al dover necessariamente riempire le immagini di un significato effettivo, Un cane andaluso punta espressamente sullo stimolo dello spettatore. La violenza assurda e le stranezze semi-oniriche si susseguono una dopo l’altra in un vortice mai confuso di esistenzialismo, ovvero, tutto quello che la vita ha da offrire assieme all’arte.

L’Age D’or

Nel 1930, l’anno dopo di Un cane andaluso, Luis Buñuel collabora nuovamente con Dalì e nuovamente realizzano un’altra dichiarazione surrealista di fuga dalla comunità dei ruggenti anni venti. L’Age D’or è una pellicola da un’ora circa – al limite dell’essere un mediometraggio, se non un lungometraggio – che cambia le carte in tavola rispetto al film precedente e anticipa ciò che sarà.

Al centro della contorta narrazione a sei episodi del film – che potrebbero considerarsi come sei cortometraggi separati – Buñuel mette una coppia di giovani amanti borghesi costretti perennemente a dover rinunciare al loro amore, scontrandosi con la società che li guida e il mondo attorno. Luis Buñuel, poco meno di cinquant’anni dopo, avrebbe realizzato qualcosa di simile di nuovo: Il fascino discreto della borghesia e Quell’oscuro oggetto del desiderio.

Terra senza pane

Nel 1933, Luis Buñuel torna ancora con un’altro cortometraggio, ma ribaltando le aspettative del pubblico. Sì, perchè realizza Terra senza pane, un documentario, anzi, un mockumentary possiamo dire, per molto. Ambientato a Las Hurdes, Buñuel gira per le strade della cittadina in provincia di Caceres, Spagna, denunciando il contrasto tra la bassezza delle condizioni umani popolari e la ricchezza dell’unica chiesa del paese.

Da subito censurato dal governo spagnolo, oltre alla sua allora limitata reperibilità, Terra senza pane può però contare di un film ad esso dedicato: Buñuel – Nel labirinto delle tartarughe. Film d’animazione uscito nel 2018 e diretto Salvador Simò, la pellicola segue il regista dopo l’insuccesso critico de L’Age D’or e delle sue successive scelte, di carriera e di vita.