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Piccolo grande cinema: Playing God
Playing God è il cortometraggio di Matteo Burani, che mischia insieme un’incredibile stop motion con una storia individuale, su uno sfondo universale.
Non troppe settimane fa, l’Academy ha condiviso pubblicamente alcune shortlist per altrettante categorie di premi. Seppur questo circo mediatico di ricchi capitalisti e falsi divi sembra solamente l’ennesima occasione per ricordarci quanto sono grandi loro rispetto a noi, il premio Oscar è un riconoscimento ancora estremamente rilevante, sia che si intenda positivamente sia in modo negativo.
Tra le varie categorie per le quali sono state annunciate le shortlist, rientra quella del Premio Oscar al miglior cortometraggio d’animazione, la cui lista di possibili candidati finali vede ben 15 cortometraggi. E, tra questi cortometraggi, si trova Playing God, il cortometraggio d’animazione tutto italiano, diretto e co-scritto da Matteo Burani.
Playing God
Playing God è il cortometraggio in stop-motion da circa 9 minuti, diretto da Burani, che ne è anche co-sceneggiatore assieme a Gianmarco Valentino. Il film, in produzione da quasi sette anni, è una co-produzione internazionale tra lo Studio Croma e la casa di produzione francese Autour de Minuit, in collaborazione con lo studio Onira. Il film è disponibile in streaming su Rai Cinema e YouTube in esclusiva, fino all’11 gennaio.
Film indipendente, presentato per la prima volta in anteprima a Venezia 2024, è la storia muta – se non per le perfette musiche – di alcune fragili sculture di argilla che prendono vita all’interno di uno spoglio, confuso ed oscuro laboratorio. Ma ciò che le sculture vogliono è più della mera esistenza, devono cercare un potere superiore a quello del loro creatore.
Gioco di un Dio
Questo stupendo e coraggioso cortometraggio si ritrova ora al centro di una viralità unica, finalmente riuscendo a rispolverare i vecchi lampi ai quali l’animazione italiana ci poteva aver abituato. Ma, al contrario del Dio/Creatore del film stesso, il 34enne Burani non ha mai pensato di abbandonare il progetto o elevarsi al di sopra di esso.
Nato a Bologna tra sogni ed ambizioni, il corto riesce ad intersecare alla perfezione la stupenda animazione di Arianna Gheller – i cui riferimenti vanno da Wallace & Gromit a Nightmare Before Christmas – con un’ambientazione che oscilla in maniera estremamente bilanciata tra il body horror ed una storia di formazione, o anzi, il processo di formazione di una storia di formazione. E, forse, lo stesso percorso ha subito il suo creatore.

Il creatore
Playing God non è incentrato unicamente sul rapporto tra creazione e creatore, ma anche di entrambi con sè stessi. Le imperfette creazioni abbandonate dal loro Dio sono una faccia della moneta, e l’altra è rappresentata dall’imperfezione – involontaria e, forse, falsa – del creatore stesso. È un gioco di specchi e l’autore pensa di guardare il suo prodotto, quando in realtà è solo il suo riflesso.
Proprio da questa stortura nel processo di perfezione, però, nasce una possibilità di conoscenza, l’iniziale paura che rende tutto così grande rispetto a noi ma che può unirci in quanto frutto dello stesso albero, figli imperfetti dello stesso Dio, che forse è indifferente o che, forse, è solo un uomo che cerca di rimediare ai suoi errori, un padre in cerca di perdono.
Animazione made in Italy
La notizia della presenza di Playing God nella shortlist 15 ci rende incredibilmente orgogliosi, non solo in quanto un film italiano stia ricevendo tali apprezzamenti dall’Oltreoceano, ma anche che questa stia accadendo per un piccolo film indipendente, nato inizialmente da un crowdfunding online e, ancora prima, dal sogno di un piccolo gruppo di artisti.
Insomma, speriamo che questo incentivi le varie commissioni regionali ed il Ministero ad investire nell’animazione nostrana – come accaduto poi per questo cortometraggio – ma anche che questo film stimoli gli autori a sognare, a poter pensare di realizzare un film che sia bello e che possa, chissà, un giorno, diventare di successo. E, più di tutto, che renda i suoi autori soddisfatti.