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Piccolo grande cinema: Stefano Sollima
Stefano Sollima ha avuto un’eredità artistica non indifferente che comunque ha riversato in cortometraggi che lo hanno reso un regista vero e proprio.
Al giorno d’oggi, nell’industria cinematografica italiana, si contano forse sulle punta delle dita di una mano il numero di nostri – si fa per dire – registi che lavorano all’estero. Badare bene che estero non vuol dire esclusivamente lavorare a Hollywood, o comunque negli States. Al di là delle collaborazioni artistiche e delle produzioni estese, di autori di questo tipo ce ne sono pochi.
Luca Guadagnino ha iniziato già dal suo film d’esordio del 1999 fino all’ultimo After the Hunt e al prossimo Artificial. Anche Andrea Di Stefano ha realizzato i suoi primi due film negli USA. Paolo Sorrentino ci si è concentrato con due film e due serie. Gabriele Muccino ha girato ripetutamente per poi tornare in Italia, Stefano Sollima fa parte di questo piccolo cerchio di persone.
Stefano Sollima
Stefano Sollima è figlio di Sergio Sollima, influente regista che tra gli anni ’60 e ’70 ha girato western come Faccia a faccia, polizieschi come Revolver e la celeberrima miniserie televisiva Sandokan. Le prime esperienze di Stefano sono state dirette conseguenze della vita artistica e della carriera del padre, permettendogli di non dover frequentare scuole di cinema.
Dopo aver lavorato sui set del padre ed essere stato cameraman negli Stati Uniti per alcuni dei maggiori canali televisivi per documentari in zone di guerra, Stefano torna in Italia ed inizia la sua carriera con un primo cortometraggio – Grazie – del 1991, per poi saltare trent’anni e ritrovarlo regista internazionale di Soldado, ZeroZeroZero e Senza rimorso.

Sotto le unghie
Presentato al Festival di Cannes del 1993, Sotto le unghie è il primo cortometraggio di Sollima degno di nota, o almeno, il primo che ha portato un minimo di attenzione su di lui. Un uomo, nella sua bianca, immacolata e ben fornita stanza, sta cercando di lavorare sul suo computer, quando uno strano prurito inizia a dilagarsi lungo tutto il suo corpo. La sensazione è talmente forte che tenterà sempre più violentemente di dargli conforto.
Visivamente ispirato all’influentissimo e perfetto cortometraggio The Big Shave del maestro Martin Scorsese, Sollima confeziona una storiella molto semplice ma non banale. Girato con pochissimi soldi, la pellicola nei suoi 5 minuti di durata, passa dall’essere sfrontata ad essere timida, mostrando un’orrore più o meno gratuito che maschera a suo piacere.
Zippo
Sempre con Giovanni Guardiano nel ruolo dell’unico protagonista, nel 2003 Stefano Sollima realizza Zippo, il suo quarto cortometraggio e l’ultimo fino al 2018. Sempre con un tono inquieto e da horror, Zippo racconta la breve storia di un uomo completamente auto-sufficiente, il cui corpo è attraversato da delle cerniere in cui tiene tutto ciò che gli serve. Ma, quando un topolino finisce per sbaglio in una di quelle, inizia una lotta tra i due.
Ancora una volta con uno stile estremamente grottesco – caratteristica che Sollima non riprenderà più nella sua carriera – il bianco e nero, sporco e ruvido, stringe al centro dell’inquadratura gli effetti speciali, gli effetti visivi e le estenuanti sessioni di trucco del protagonista. Con questo corto, Stefano Sollima si conferma pronto per il passaggio al mondo dei grandi.