The Great Train Robbery è la materializzazione filmica della storia americana, in forma di pietra miliare del western e del cinema in generale.
Se si pensa al grande cinema americano, e soprattutto se si pensa al grande cinema americano d’azione, oggi potremmo avere un’idea confusa su quale sia realmente esso. Si potrebbe pensare che la tradizione di blockbuster sia nata alla fine dell’età d’oro della Nuova Hollywood, e che questa tradizione si proseguita fino al nostro millennio attraverso volti come quello di Tom Cruise. Ma non è proprio così.
La grande tradizione – più o meno secolare – del cinema statunitense e globale parte da un filone di film, che ormai non siamo più abituati a vedere sul grande schermo. Il western. Anche in Italia abbiamo avuto una tradizione western, che ha persino rivoluzionato i canoni internazionali del genere – grazie a Sergio Leone e Sergio Sollima, tra i molti – oltre alla recente uscita del bellissimo Testa o croce?, ma le origini di tutto ciò risalgono a molto tempo fa.
The Great Train Robbery
The Great Train Robbery è il film che, nel 1903, Edwin S. Porter scrisse, diresse e produsse, e che cambiò per sempre le regole della settima arte, e non solo. Tratto da uno spettacolo teatrale di sette anni prima e dalla durata di 13 minuti circa, il cortometraggio di Porter rappresentò uno dei primi esempi di narrativa cinematografia non documentaristica – Porter stesso era, fino ad allora, un documentarista.
Prodotto dagli Edison Studios di Thomas Edison – partiti con il loro primo corto sperimentale nel 1889 – il film racconta la storia di come quattro banditi del West statunitense siano riusciti a fermare una locomotiva ferroviaria e a derubarne il contenuto, tra il bottino presente al suo interno e le proprietà dei passeggeri. La vittoria di questa banda, però, non è destinata a vita lunga, da quando la polizia si mette sulle loro tracce.
Il West
Come detto, parliamo del genere western. E uno dei pregi più importanti del film consiste nel luogo di riprese, che, al contrario della tradizione narrativa dell’epoca, non si svolse unicamente in studio. Il treno è effettivamente un treno in corsa, e questo era uno dei pregi principali. Porter decise di di realizzare questo progetto durante un suo documentario, rimanendo stupito dalla desolata e declinata bellezza naturale dei posti.
La sua idea era tanto quella di rappresentare la polarizzata geografia degli Stati Uniti, quanto quella di rendere chiara la contraddittorietà tra i buoni che non sono così buoni – la polizia – ed i cattivi dei quali si subisce pienamente il fascino – i banditi. Ma, nonostante un primo archetipo cinematografico del cattivo carismatico, mostra che la criminalità non rimane impunita, anche nello scenario come il Far West.

Sparo nel buio
The Great Train Robbery, seppur non fu effettivamente il primo esempio di western della storia del cinema, divenne ben presto un vero e proprio blockbuster all’americana, venendo ampiamente distribuito per le proiezioni e copiato da numerose altre opere – tra cui una parodia del regista stesso. Ma la sua importanza e fama non si deve solo a questo.
Il film prende molto dal teatro – la recitazione nelle scene delle morti è un esempio – ma lo trasforma attraverso nuovi strumenti cinematografici di montaggio come la sovrapposizione multipla, riuscendo ad amalgamare le scene del treno con l’esterno. Il film assunse sempre più un’aura di miticità e grandezza nei decenni a venire.
Fine della storia
Sicuramente, se c’è una scena di questo film, della quale ci si ricorda ancora oggi, è la scena finale. Il capo dei banditi, con uno sfondo nero dietro, guarda fisso alla cinepresa e, brandendo la rivoltella, spara davanti a sè. Verso di noi. La scena fu concepita per essere inserita, dal montaggio, o alla fine o all’inizio. Fu l’introduzione di elementi completamente scollegati dalla trama, che rende metafora vera la storia alla quale si assiste.
Una scena talmente iconica e bella che verrà poi citata e replicata in moltissime altre opere. Anche se mai confermato appieno, si pensa che la sequenza iniziale dei film di James Bond – la gunbarell sequence – sia dovuta a questo. E, ovviamente, la scena finale di Quei bravi ragazzi, e non è l’unica. Martin Scorsese omaggia questa pietra miliare anche nella scena in cui Spider viene sparato ad un piede da Tommy. E non esiste complimento migliore di vedere il maestro citare platealmente un film.