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Valerio Ferrara

Piccolo grande cinema: Valerio Ferrara

Valerio Ferrara è uno dei volti del futuro cinema italiano, che prova a scalfire il presente proprio grazie al passaggio dai cortometraggi al mondo dei lunghi.

Nella settima arte, e in realtà in generale nel mondo, esiste un termine – anzi, tre – che definisce la possibilità del passaggio da un progetto preliminare a quello definitivo e finale. In informatica, per esempio, si usa per riferirsi alla dimostrazione pratica di un software in un ambiente preesistente. Nel cinema, si intende il passaggio dal mondo dei corti a quello dei lungometraggi.

Un proof of concept solitamente nasce come la versione cortometraggio di un possibile lungometraggio. Per esempio, Whiplash di Damien Chazelle è nato con questa premessa. Oppure, proprio per le potenzialità di applicazione, un cortometraggio dall’alito cinematografico viene esteso alla durata di un film. Quest’ultimo caso riguarda il regista italiano Valerio Ferrara.

Valerio Ferrara

Valerio Ferrara, dopo essersi diplomato al Centro Sperimentale ed aver lavorato come assistente alla regia per Marco Bellocchio, ha deciso di iniziare il suo percorso effettivo con i cortometraggi. Dal 2021 è riuscito a passare da Venezia a Cannes con i suoi corti, per poi riuscire nell’adattare uno di questi in vero e proprio lungometraggio, distribuito – seppur con poche possibilità – in alcune sale italiane.

Infatti, Il complottista, uscito lo scorso maggio e presentato alla Festa del Cinema di Roma dell’anno precedente, rappresenta il suo approdo – speriamo in pianta stabile – nel cinema dei lunghi. Prodotto con 1.000.000 di euro circa, rappresenta uno dei rarissimi casi di un più-o-meno proof of concept che viene allargato, e che speriamo porti ad una nuova pratica comune, e non solo riservata agli studenti del Centro stesso.

Valerio Ferrara

Notte romana

Il primo corto di Ferrara esce nel 2021. Notte romana è un’esordio che porta il suo regista e sceneggiatore alla Biennale di Venezia, dove ha ricevuto una Menzione Speciale, e una candidatura alla sezione dei corti dei Nastri d’Argento. Prodotto interamente proprio dal Centro Sperimentale, questo primo lavoro riesce a raccorpare nei suoi 12 minuti una semplicità stilistica e narrativa incredibilmente coerente ma in qualche modo costantemente tesa.

In un quartiere della Roma bene, Paolo è al bar con alcuni suoi amici – tra i cui interpreti c’è l’influencer Adriano Moretti. Mentre i tre chiacchierano, arrivano due ragazzi pericolosi. A quanto pare, sono mesi e mesi che cercano Paolo. E, a quanto pare, il ragazzo avrebbe avuto una storia d’amore con la fidanzata di uno dei ragazzi, entrambi dell’estrema periferia romana.

Il barbiere complottista

L’anno successivo lo porta ancora a maggiore attenzione nazionale e internazionale. Nel 2022, infatti, Ferrara dirige e scrive – sempre assieme a Alessandro Logli e Matteo Petecca – un’altro cortometraggio, sempre prodotto dal Centro Sperimentale e sempre con lo stesso team: Il barbiere complottista, opera che gira nel mondo e vince il primo premio de La Cinef al Festival di Cannes e viene candidato al David come miglior corto.

Questa è la parabola e la storia di un uomo comune, un barbiere, che desidera le attenzioni e l’affetto dei propri cari e del proprio quartiere, e che cade nel vortice del complottismo. L’ossessione ridicola di un uomo diventerà il turbine popolare delle persone che lo circondano, quando viene arrestato. Uno splendido racconto metropolitano di 20 minuti, che racconta i tempi in cui viviamo e noi, le persone che abitano questo folle ma pietoso mondo.