The Aviator

Scorsese racconta Scorsese: The Aviator

Scorsese approda nel nuovo millennio andando in controtendenza ed inizia una collaborazione con Leonardo Di Caprio che si innalza già in The Aviator.

Con l’arrivo del nuovo millennio – il 2000 – l’umanità intera si era fatta delle aspettative proto-futuristiche, che non sono state poi così tanto rispettate: non esistono macchine volanti, i robot o le scimmie non ci hanno – per ora – ancora conquistati e non ci è ancora stato un conflitto militare di tipo nucleare, anche se sembra che ci stiamo avvicinando anche a quello.

Ma il futuro è scritto nel passato ed il presente non esiste, o deve ancora accadere o è già successo. Tutto esiste nalla condizione del nulla attuale. Così, il maestro Martin Scorsese torna indietro nel tempo, sia per il suo approccio lavorativo sia visivamente. E proprio quando la soluzione per avanzare sembra dover essere quella di andare in retromarcia, un’evento sfortunato segna indelebilmente la vita del regista e di tutto il resto del mondo.

Gangs of New York

Alla fine dei grandiosi anni ’90 scorsesiani – Quei bravi ragazzi e Casinò, per dirne due – il regista continua a produrre ottimi film come Conta su di me. Però, il mondo intero si trova imprescindibilmente dinanzi all’evento più importante, forse, dalla caduta del muro di Berlino. L’11 settembre 2001 le torri gemelle crollano successivamente ad un attacco aereo di Al-Qaida – anche qui bisogna aggiungere il forse. New York è in lutto. L’anno successivo Scorsese torna a girare un corto, in onore della sua amata città: The Neighborhood.

Nel 2002, Scorsese guarda alla New York prima di essere tale. Lo fa a Roma, negli studi di Cinecittà, girando Gangs of New York, un’opera purtroppo molto sottotono che rappresenta il resoconto della nascita dell’attuale New York. Leonardo DiCaprio – alla prima collaborazione col regista – e Daniel Day-Lewis fanno faville, al contrario di Cameron Diaz. La messa in scena è fantastica e spettacolare, ma dei personaggi poco importa al film, anche se la pellicola si fonda proprio su loro.

The Aviator

Nonostante la sciattezza – per mancanza di termine meno negativo – di Gangs of New York, il film frutta al botteghino e permette a Scorsese di appropiarsi del giovane protagonista, consigliato qualche tempo prima da Robert De Niro in persona. Di Caprio prende il suo posto e diventa il perno centrale del cinema scorsesiano, incarnando l’icona del belloccio americano del 21esimo secolo. Un documentario – Feel Like Going Home – non basta e torna ai film.

Dopo aver iniziato a collaborare con la Miramax di Harvey Weinstein – sul quale tutti sapevano tutto, sicuramente incluso il regista – la società di produzione nel 2004 decide di sostituire Michael Mann con Scorsese per un progetto su Howard Hughes, chiamato The Aviator, che ne rappresenta la cronistoria della turbolenta vita, passata da produttore di kolossal e ricco magnate dell’aeronautica. DiCaprio interpreta il protagonista ed è affancato dalla miglior prestazione della grandiosa Cate Blanchett nel ruolo di Katharine Hepburn e Alec Baldwin, Jude Law e Willem Dafoe in ruoli da comprimari.

The Aviator

Il mezzo del futuro

Ambientato tra il 1927 ed il 1947, il film narra le geste di un uomo estremamente malato ma con una mente altrettanto geniale, la cui tenacia e intelligenza equivalevano proporzionalmente al suo eccentrico e smoderato stile di vita. Da prominente produttore cinematografico si è trasformato brevente in un regista – Gli angeli dell’inferno e Il mio corpo ti scalderà – fino a divenire un’influente figura dell’industria dell’aviazione, soprattutto durante la guerra.

Uno sguardo al futuro con gli occhi puntati al passato. Scorsese è come lo Hughes del suo film, e per entrambi il cinema è il mezzo del futuro, lo strumento attraverso il quale ci si può proiettare verso orizzonti ignoti ed inesplorati. Ma non è realmente così, non lo capisce neanche Howard Hughes. Le persone sono il mezzo del futuro. La colorata messa in scena e la perfetta fotografia danno il ritratto di uno splendido mondo attorno a persone grigie, e false.

L’uomo più ricco del mondo

Hughes fu uno degli uomini più ricchi ed influenti del mondo. Hughes fu uno degli uomini più conpulsivi e malati del mondo. Sì, perchè la caratteristica che personificava Hughes come un uomo molto malato era il suo disturbo compulsivo-ossessivo, la sua germofobia ed i suoi attacchi di panico ansiolitici. Così tanta responsabilità sulle spalle di un uomo così fragile… il risultato poteva solamente essere uno.

Ed ancora, il cinema del maestro parla più di lui rispetto a quanto parli delle persone che rappresenta. Parla di noi. Individui soli, fragili, in un mondo crudele che non risparmia nessuno e non fa sconti neanche all’uomo più ricco del mondo. Siamo tutti sulla stessa barca che fluttua sull’assolutezza e la definitività di un contorno vuoto. Attorno non c’è nulla, se non noi stessi.