Telefoni bianchi: La meteora degli anni ’30 e ’40, Caterina Boratto
Per la rubrica Telefoni bianchi, la nostra redazione celebra un’importante attrice costante nel cinema italiano degli anni ’30 e ’40, Caterina Boratto.
Dalla musica al cinema
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Aristocratica e altera, Caterina Boratto nasce a Torino il 15 marzo del 1916. Sognando di dedicarsi alla musica, studia canto e si diploma in pianoforte al liceo musicale, anche se dimostra doti recitative. Infatti su segnalazione dell’attrice teatrale Evelina Paoli venne scritturata per la parte della protagonista femminile del film Vivere! (1937) di Guido Brignone.
Esordì così nel cinema ottenendo un grande successo nazionale e americano mostrandosi alla vista di un tenore Tito Schipa, con il quale nascerà una storia d’amore. Accanto a Schipa farà parte del cast di Chi è più felice di me? (1938) sempre di Brignone, dove dimostrò di possedere spiccate qualità canore.
Nel 1938 arrivò il successo nel cinema con Hanno rapito un uomo di Gennaro Righelli, interpretando il ruolo di una principessa russa affianco a Vittorio De Sica. Il grande successo condurrà Caterina ad Hollywood e nel 1939 firmerà un contratto settennale per la nota casa di produzione cinematografica americana Metro Goldwyn Mayer.
Una carriera all’interno del conflitto nazionale
La seconda guerra mondiale, prima in America e poi in Italia, non darà modo alla Boratto di mostrare il suo talento ad Hollywood, perciò ritornerà nella sua Torino. Al suo ritorno, nella situazione drammatica del conflitto mondiale nascerà la storia d’amore tra Caterina e il conte Guidi di Romena, eroe di guerra. Un’importante storia d’amore che si concluderà in maniera tragica: il conte morirà in un incidente aereo nel dicembre del 1942.
Da quel momento Caterina vive una grande disperazione e malinconia che vengono superate solo grazie all’amicizia dei loro colleghi, Vittorio De Sica e Giuditta Rissone.
Superato il dolore della perdita del suo amato, Caterina ricomincia il suo lavoro di attrice in Campo de’ Fiori nel 1943, occasione nel quale conoscerà il grande Federico Fellini. La sua attività riprende nei film di genere melò, come Il romanzo di un giovane povero (1942), durante il quale conobbe l’attore Amedeo Nazzari, uomo con cui ha una breve relazione.
Lutti e successi: importanti momenti di vita della Boratto
Dal 1944 fino ai primi anni ’60, la Boratto si allontanerà dal cinema a causa della lotta partigiana del fratello, Renato, e del eccidio di Cefalonia, dove muore l’altro fratello Filiberto. Un periodo molto cupo e oscuro per l’attrice, che passerà alcuni anni in una clinica di lusso torinese la Sanatrix. La clinica è gestista da Armando Ceratto, che si invaghisce di Caterina conducendola ad un matrimonio affrettato e difficile, dall’altro canto la clinica perderà grandi capitali economici portando ad un disastro economico della famiglia Ceratto.
Dopo quest’altro momento difficile per la Boratto, la grande opportunità arriva con 8 1/2 di Federico Fellini nel 1963, affidandole la parte della misteriosa signora delle terme, e successivamente con Giulietta degli spiriti (1965). Seguiranno altre importanti esperienze cinematografiche con Io, io, io… e gli altri (1965) di Alessandro Blasetti e Salò o le 120 giornate di Sadoma (1975) di Pier Paolo Pasolini.
Gli ultimi anni della sua carriera sono segnati da alcune apparizioni in teatro e la sua attività in alcuni programmi televisivi agli inizi degli anni Novanta.
Curiosità: qualità oltre il cinema
Le doti canore e recitative hanno delineato Caterina Boratto come l’attrice più significativa dagli anni ’30 e a seguire. Viene ricordata come una donna loquace ed elegante anche se è nota una certa rivalità e scontri con un’altra attrice di altrettanto livello Anna Magnani.
Le sue doti non si fermano all’ambito artistico bensì arrivano anche nella sfera domestica, in particolare possiede ottime qualità da chef casalinga nel preparare piatti tipici piemontesi.
Qualità che la rendono una grande donna ma dall’aria piuttosto malinconica, dovuta alle numerose perdite di persone care durante gli anni della guerra, che l’hanno segnata nella profondità nel suo animo.