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The Outfit, la recensione su Almanacco Cinema

The Outfit, un thriller cucito su misura

The Outfit, film esordio alla regia del premio Oscar Graham Moore, ha come protagonista un impeccabile Mark Rylance come gli abiti che crea il suo personaggio.

Il film che ha incassato 3,3 milioni di dollari nelle prime 3 settimane di programmazione in sala, The Outfit,  approda anche su Netflix.

Graham Moore, vincitore di un premio Oscar nel 2014 per la sceneggiatura di The Imitation Game, si cimenta nella regia di questo thriller lungo 100 minuti.

The Outfit, la trama

The Outfit, la recensione su Almanacco Cinema

Chicago 1956, la bottega del sarto Leonard Burling (interpretato da Mark Rylance) fa da teatro ad una resa dei conti fra bande. Il turning point avviene quando si vocifera della presenza di una talpa.

I clienti migliori dell’inglese Leonard, sono i componenti del clan che controlla il quartiere: il boss, l’irlandese Roy Boyle (Simon Russell Beale); suo figlio, secondo in comando, Richie Boyle (Dylan O’Brien) e il suo partner Francis (Johnny Flynn).

Il personaggio femminile, la chiave di volta del racconto, è la segretaria di Leonard, nonché fidanzata di Roy: Mable Shaun (Zoey Deutch).

Per conto dell’FBI inizia a lavorare nella bottega, quartier generale per il deposito dei soldi sporchi. Lo scopo è di mettere fine a questi giri d’affari e liberare la città dal controllo delle bande mafiose.

La valigetta o la vita

The Outfit, la recensione su Almanacco Cinema

Una notte Richie, accompagnato da Francis, arriva al negozio ferito da uno scontro a fuoco contro la famiglia LaFontaine (una banda rivale di afroamericani capeggiata da Violet LaFontaine – Nikki Amuka-Bird).

Il motivo dello scontro è il contenuto della valigetta, ossia la copia di una registrazione dell’FBI contenente informazioni compromettenti sul clan irlandese. Il duplicato è stato fornito da Outfit (un sindacato criminale fondato da Al Capone che protegge i criminali da clan rivali e dalla legge).

Attorno alla valigetta si sviluppano i lunghi monologhi che ci svelano gradualmente il concatenarsi degli eventi: un gioco troppo grande dove non ci si può fidare di nessuno.

Domina la costante voglia di stupire. La sceneggiatura scritta da Moore, gestisce teatralmente il rapporto spazio-tempo, ma alle volte tralascia il protagonista per costruire ulteriori storie.

Come ammette lo stesso Leonard, alle volte bisogna arrendersi alle imperfezioni del proprio lavoro. Infatti la smania degli altri personaggi, di dover arrivare da qualche parte, reclude spesso il protagonista con l’ago in mano in disparte.

The Outfit, in conclusione

The Outfit è sicuramente iconico nel genere thriller, ma d’altronde una penna come quella di Graham Moore non poteva di certo deludere.

Bella e audace la soluzione dell’unica location, i personaggi si muovono ampiamente nello spazio, restituendo una situazione claustrofobica e sul filo del rasoio con un’ unica via d’uscita.

A tratti un po’ metodico, ma comunque piacevole e scorrevole.

Recensione a tre stelle su Almanacco Cinema