tv gay LGBTQIA+

Gay in TV: icone queer e rivoluzioni a puntate

Gay in TV: da macchiette da sitcom a protagonisti queer, come le serie hanno riscritto il copione della normalità con glitter e verità.

Se il cinema ha sussurrato, la televisione, a un certo punto, ha gridato.

E poi ballato, baciato, pianto. La rivoluzione arcobaleno è passata anche dal piccolo schermo, che piccolo non è più: è casa, specchio, confessionale.

La rivoluzione gay nelle serie TV

In TV i personaggi LGBTQ+ sono passati dall’angolo comico all’occhio del ciclone.

Sono diventati protagonisti, eroi, santi laici, drama queen e padri di famiglia.

A volte macchiette, altre volte rivelazioni. Sempre segni del tempo.

Eccone alcuni esempi.

Will & Grace (1998-2006, poi revival): la sitcom che ha aperto le porte (a vetri) del salotto borghese

Will Truman, avvocato gay, elegante e trattenuto. Grace Adler, interior designer caotica e adorabile.

Ma la vera rivoluzione è Jack McFarland: esplosivo, teatrale, impresentabile. E Karen, alcolizzata mondana e queer nell’anima. Will & Grace è la sitcom che ha reso l’omosessualità da “problema” a “presenza fissa”.

TV gay Will e Grace

La rappresentazione è ancora caricaturale, sì, ma spalanca un varco.

Non chiede permesso: entra. E resta.

Queer as Folk (UK 1999, USA 2000): sesso, club e verità nude

Crudo, onesto, scandaloso per l’epoca.

Queer as Folk mostra tutto ciò che prima veniva tagliato: il sesso gay, il desiderio, la rabbia, l’HIV, l’omofobia, l’orgoglio.

I personaggi sono sfaccettati, problematici, vivi. Brian Kinney, icona assoluta, è libertà e cinismo allo stato puro.

Ma anche Michael, Justin, Emmett… ognuno combatte la sua guerra quotidiana contro l’invisibilità.

Non c’è morale: c’è vita.

The L Word (2004-2009, Generation Q): lesbiche al potere

Finalmente le donne. Non come madri o sorelle degli uomini gay, ma protagoniste.

The L Word è sesso, carriera, amore e politica.

Bette, Tina, Shane, Alice, Dana… nomi che sono diventati bandiere.

Anche qui, tanto glamour, ma anche tanta verità. La serie mette in scena il lesbismo in tutte le sue sfumature: dal coming out tardivo alla genitorialità queer.

E poi Generation Q, sequel che aggiorna la narrazione alle nuove generazioni: più trans, più fluide, più coraggiose.

Modern Family (2009-2020): il gay medio in giacca e papillon

Mitchell e Cameron sono la coppia gay perfetta per l’America che ancora ha paura della parola “gay”. Educati, buffi, mai troppo erotici.

Ma adottano una bambina, si sposano, discutono come chiunque. E proprio lì, nella loro “normalità”, fanno la rivoluzione.

Cameron, più effeminato, è spesso trattato come caricatura, ma con affetto.

TV gay modern family

Mitchell, più rigido, diventa il ponte tra l’immaginario etero e quello queer.

Funzionano. Perché sono veri, anche se semplificati.

Pose (2018-2021): il cuore queer dell’America nera e latina

Ryan Murphy ci porta nella New York degli anni ’80 e ’90, nelle ball room e nelle case delle drag queen nere e latine, dove si balla per vivere e si vive per resistere.

Blanca, Pray Tell, Angel, Elektra… sono giganti.

Tutti interpretati da attori trans e queer veri.

Pose è bellezza, dolore, attivismo. È un’opera politica travestita da serie TV.

È cultura queer al suo massimo splendore. È famiglia, scelta e cucita a mano.

Heartstopper (2022–): l’amore gay è finalmente tenero

Nick e Charlie. Due adolescenti inglesi, uno più sicuro, l’altro da scoprire.

Heartstopper è la serie che avremmo voluto vedere a quindici anni.

Dolce, rispettosa, luminosa. Nessun trauma, solo un coming out progressivo, fatto di baci nei corridoi e messaggi su WhatsApp.

È la rivoluzione più silenziosa: la normalità.

Altre serie iconiche con personaggi LGBTQ+

  • Orange is the New Black
    Carcere femminile, personaggi queer e trans con profondità rara. Laverne Cox è storia.
  • Sex Education
    Fisico, comico, politicamente sbilanciato ma prezioso. Eric è icona queer teen.
  • Schitt’s Creek
    David Rose, pansexual, romantico e realistico. Senza drammi, solo amore.
  • Glee
    Kurt, Blaine, Santana. Un musical queer per ragazzi smarriti. E per adulti in ritardo.

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  • It’s a Sin
    Londra, anni ’80, AIDS. Straziante, umano, necessario. Capolavoro firmato Russell T Davies.
  • Euphoria
    Jules, Rue e un mondo di adolescenza queer, tossica, esplosiva. Tutto in overdose estetica.
  • Looking
    San Francisco, trentenni gay alla ricerca di senso. Intimo, lento, spesso troppo sottile.
  • Transparent
    Padre di famiglia trans che fa coming out. Serie densa, poetica, rivoluzionaria.

Il potere della TV per il movimento gay

La televisione ha fatto più per la visibilità LGBTQ+ di intere leggi.

Ha aperto porte, infranto stereotipi, dato corpo e voce a chi prima era solo sussurro.

E lo ha fatto un episodio alla volta, in salotto, mentre cenavamo o piangevamo.

Grazie a quelle puntate, oggi, nel giorno del Pride milanese, probabilmente nessuno deve più cambiare canale per sentirsi vero.

Buona serie. Buon Pride.