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Midsommar – Il villaggio dei dannati, elementi neopagani

Oggi è il solstizio d’estate. Quale occasione migliore, quindi, per esplorare i retroscena di Midsommar, uno degli horror più belli del XXI Secolo?

Midsommar – Il villaggio dei dannati è un film realizzato da Ari Aster nel 2019, noto per aver lanciato la carriera di Florence PughMidsommar ha contribuito inoltre ad avviare il fenomeno del revival folk horror, focalizzato su contesti rurali, neopagani e settari. La colonna sonora, ispirata al folklore nordico, è stata curata da Bobby Krlic.

La trama

La protagonista di Midsommar è Dani Ardor (Florence Pugh). Sua sorella Terri, affetta da disturbo bipolare, si è recentemente suicidata; il suo fidanzato, Christian Hughes (Jack Reynor), sta inoltre progettando di lasciarla. I due, comunque, si recano in Svezia per partecipare a un festival folkloristico, volto a celebrare il solstizio d’estate. Qui, dopo aver assunto delle sostanze allucinogene, Dani ha un bad trip, che si rivelerà essere solo la prima esperienza in una serie di inquietanti avvenimenti.

Midsommar, la festa di mezza estate

Il Midsommar è la festività neopagana volta a celebrare il Solstizio d’Estate. Mitologicamente rappresenta la cessione del potere, da parte del Re Quercia, al Re Agrifoglio. L’avvento del Re Agrifoglio segna dunque l’inizio del declino solare. Il Midsommar è celebrato dai circoli neopagani con falò, danze e banchetti di frutta e miele. Il solstizio d’estate, e le relative celebrazioni, hanno anche ispirato la celebre commedia di William Shakespeare Sogno di una notte di mezza estate, in cui un gruppo di umani si addentra in un bosco e s’imbatte nel popolo delle fate.

L’utilizzo delle rune in Midsommar

In Midsommar sono presenti rune ispirate all’Elder Futhark, ma utilizzate in modo poco rigoroso. A tutti i personaggi del gruppo protagonista sono state associate delle lettere dell’alfabeto runico, chiaramente disegnate sulle loro vesti; Dani, per esempio, indossa la Raido, volta a simboleggiare il suo percorso iniziatico. Sulla veste di Christian, invece, è rappresentata una freccia rivolta verso l’alto, la Teiwaz (riconducibile al suo sesso o al destino che lo attende).

Il rito di fertilità

Gli eventi finali sono innescati dalla partecipazione di Christian a un rito di fertilità. Durante questi riti vengono inscenati atti sessuali e riproduttivi; la pratica può inoltre comprendere il sacrificio di un animale. I riti di fertilità possono avere diverse funzioni: presso alcune culture sono considerati necessari per oltrepassare una fase dell’esistenza, mentre in altre sono legati a eventi stagionali. Attraverso i riti di fertilità viene simbolicamente ricreata l’origine dell’Universo.

L’Attestupa

Quando arrivano al villaggio, Dani e Christian celebrano una coppia di anziani. I due, dopo un banchetto, vengono fatti sedere su una sedia gestatoria e condotti su di una rupe. Da qui, dunque, gli anziani si gettano nel vuoto. Si tratta dell’Attestupa, leggendario senicidio rituale praticato dai popoli norreni pagani. Questo era il modo in cui i norreni ‘si sbarazzavano’ di coloro che non erano più in grado di aiutare in casa o provvedere a sé stessi. L’Attestupa presenta interessanti risonanze con pratiche rituali asiatiche (come l’Ubasute giapponese e il Talikoothal indiano), ed è talvolta considerato come una forma primordiale di eutanasia.

I sacrifici umani

Infine, l’aspetto più crudo di Midsommar è espresso dai sacrifici umani. Questi sono stati storicamente eseguiti da molte civiltà. Consistevano in un rito religioso in cui degli esseri umani venivano consacrati a una divinità, e spesso divorati attraverso un banchetto che assumeva le caratteristiche della ‘teofagia’. I sacrifici umani venivano per lo più connessi a riti di fondazione o – come nel caso di Midsommar – a cerimonie di iniziazione. Quella del sacrificio umano è una costante del folk horror: al riguardo, basti ricordare The Wicker Man, il classico di Robin Hardy. Questo film si conclude con la reclusione del Sergente Neil Howie in un gigantesco uomo di vimini, cui la setta druidica antagonista dà fuoco per onorare il dio Nuada.

Midsommar, storia di un orrore antico

In Midsommar il neopaganesimo non è stato rappresentato in modo fedele, ma ne sono stati enfatizzati con successo alcuni aspetti. L’essere umano, nell’opera di Ari Aster, è in balia di una ‘natura matrigna’, e il ruolo dell’antagonista è incarnato da una strana comunità, custode di antichi miti. Midsommar, considerato da Vanity Fair come una delle maggiori espressioni del folk horror, usa estetiche ‘paganeggianti’. Nel solco già tracciato dalle precedenti opere di questo genere, il suo orrore è costruito sulla base di scenari claustrofobici, visioni cicliche del mondo e immagini disturbanti. Come nelle migliori opere del folk horror, l’orrore di Midsommar è generato da una comunità che non può essere abbandonata.