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Sinners

Sinners, la spiegazione del finale

In attesa di scoprire quali premi o nomination otterrà, riscopriamo la significativa conclusione di Sinners, l’horror di Ryan Coogler candidato ai Golden Globe.

Sinners

Anno d’oro per Ryan Coogler!

Il suo vampire movie Sinners (qui in Italia noto come I Peccatori) è stato tra i più grandi successi dell’anno passato, venendo premiato da un prestigioso 97% su Rotten Tomatoes e da un incasso di oltre 300 milioni di dollari in tutto il mondo, e ora promette di fare incetta di premi e riconoscimenti, a cominciare dagli imminenti Golden Globe ai quali è stato candidato in ben sette categorie.

Per questo motivo, abbiamo pensato valesse la pena di dare una breve ripassata all’opera del regista di Creed e Black Panther, in particolare sulla sua significativa conclusione, con la quale tira in ballo tematiche come il destino, lo scorrere del tempo e il ritrovamento della pace.

Ovviamente ciò che state per leggere conterrà SPOILERS.

Sinners e quel salto temporale

I gemelli Smoke e Stack (un Michael B. Jordan in stato di grazia), tornano nel paese natio del Mississipi per aprire un juke joint destinato ad intrattenere la comunità nera locale, senza sapere che ben due minacce incombono su di essi.

La prima sono i membri del Ku Klux Klan, i quali hanno segretamente gestito la vendita del locale ai due fratelli in modo da sterminare buona parte degli afroamericani del posto in un colpo solo.

La seconda invece, decisamente più sovrannaturale ed imprevedibile, è quella di un’orda di vampiri guidati dall’irlandese Remmick (Jack O’Connell), i quali oltre alle loro straordinarie abilità dispongono di un’altra arma da usare contro lo sparuto gruppo di sopravvissuti rimasto dopo il loro assalto: la promessa di vivere in una comunità omologata come quella dei vampiri, priva di ogni tipo di persecuzione razziale.

Smoke e suo cugino Sammie “Preacher Boy” Moore (Miles Caton), riescono infine a sopraffare Remmick e i vampiri con l’arrivo dell’alba, ma i razzisti armati del Klan sono sul piede di guerra, e Smoke è gravemente ferito.

Avendo perso il fratello Stack, la moglie Annie (Wunmi Musaku) e persino la figlia anni prima, a Smoke è rimasto ben poco per cui vivere, motivo per cui si sacrifica per dare al cuginetto la possibilità di salvarsi, sventando la minaccia del Klan in un’ultima azione eroica, prima di spegnersi pacificamente ricongiungendosi col resto della sua famiglia.

Sta quindi a Sammie affrontare e vincere la sua personale battaglia: quella con il padre predicatore, e con la sua visione radicale di una religione che cozza con quegli istinti naturali che qualsiasi giovane uomo vorrebbe e dovrebbe coltivare, che nel caso di “Preacher Boy” si traduce nella passione per la musica blues, un’arte così potente da trascendere i confini di spazio e tempo.

E in un altro luogo e in un altro tempo ci conduce l’epilogo del film: nel 1992, l’ormai anziano Sammie, divenuto un musicista di successo (interpretato dalla leggenda del blues Buddy Guy) riceve la visita di Stack e della fidanzata Mary (Hailee Steinfeld), gli unici vampiri trasformati dall’assalto di Remmick ad essere sopravvissuti a quella notte di sessant’anni prima, i quali offrono all’uomo di unirsi a loro, ma questi decide di declinare l’offerta.

In questo finale, così riflessivo ed intimista rispetto al resto del film, si sintetizza il senso dell’opera di Coogler: prima ancora che di vampiri, di musica o di cultura afro, Sinners tratta dell’autodeterminazione del proprio destino e del rifiuto dell’omologazione, e di come sia molto meglio consegnare solo il proprio nome all’eternità, piuttosto che vivere per sempre in un mondo tutto uguale.