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Michael B. Jordan e la terapia

Michael B. Jordan, interprete di Killmonger in Black Panther, ha rivelato di essere stato in terapia per “scaricarsi” dopo l’interpretazione del supercattivo.

Michael B. Jordan

Il mestiere dell’attore può sembrare semplice e banale, ma se fatto bene può trattarsi di uno dei più immersivi e complessi che possano esserci dal punto di vista psicologico (ma anche fisico), e tra le sfide più squisite, ma al tempo stesso più difficili per chi anela a fare questo mestiere c’è quella di ricoprire il ruolo del cattivo.

Lo sa molto bene Michael B. Jordan, tra gli attori più celebri e acclamati della sua generazione, star di Creed, saga spin-off di Rocky, e attore feticcio apparso in ogni film dell’acclamato regista Ryan Coogler, che proprio un anno fa ci ha deliziati con il suo Sinners.

Nel film Black Panther (2018), tra i cinecomic più apprezzati del Marvel Cinematic Universe, sempre sotto la direzione di Coogler, Jordan ha avuto modo di distinguersi con l’interpretazione di Erik “Killmonger” Stevens, uno dei cattivi più complessi e sfaccettati dell’universo Marvel.

Il racconto di Michael B. Jordan

“Mi è rimasto un po’ impresso
Sono andato in terapia e ne ho parlato. Ho trovato un modo per decomprimere un po’, penso che a quel punto della mia carriera stavo ancora imparando che avevo bisogno di scaricarmi da un personaggio.”

Questo il racconto di Michael B. Jordan a CBS Sunday Morning, a proposito delle conseguenze dell’immersione totale in un personaggio complesso come quello di Killmonger.

Lo ricordiamo, Black Panther tratta della storia del principe T’Challa (Chadwick Boseman), e della sua ascesa a sovrano del Wakanda, nazione fittizia situata nel continente africano divenuta un’utopia tecnologica grazie alla presenza del vibranio, un minerale così versatile e dalle applicazioni così vaste da portare i wakandiani a nasconderlo al resto del mondo, timorosi di cosa potrebbe fare l’umanità con a propria disposizione una tecnologia avanzata come la loro, spacciandosi per un piccolo e povero paese del terzo mondo.

Nel film, Michael B. Jordan interpreta Erik Stevens, un mercenario afroamericano noto col soprannome di Killmonger, che nel corso del film si rivelerà essere N’Jadaka, il cugino perduto di T’Challa, deciso ad assassinare il sovrano e conquistare il trono, con lo scopo ultimo di marciare sul resto del mondo usando la tecnologia del Wakanda per creare un nuovo ordine sociale con i neri al comando.

L’essersi immerso in un personaggio così contorto e brutale, consumato dall’odio e dalla perdita, e radicato in una realtà complessa come quella delle minoranze etniche in America, non ha certo lasciato indifferente Jordan, che ora rivendica con orgoglio la scelta di aprirsi e superare le difficoltà, lanciando un messaggio di speranza e cura di sé stessi:

“(La terapia) è sfociata in una conversazione più ampia e in una scoperta di me stesso, tipo, ‘Ok, sai, penso che sia qualcosa di necessario per le persone.’
Soprattutto per gli uomini. Penso sia utile per loro andare a parlare. Non è qualcosa di cui ho alcuna vergogna, anzi, ne sono molto orgoglioso. Mi ha sicuramente aiutato a cercare di essere un buon comunicatore e una persona equilibrata, dentro e fuori.”

Il futuro di Black Panther

Sebbene il personaggio di Killmonger sia morto al termine di Black Panther, Michael B. Jordan ha ripreso brevemente il ruolo in Black Panther: Wakanda Forever (2022), nel quale appare come spirito a Shuri (Letitia Wright), sorella di T’Challa, divenuta il nuovo Black Panther dopo la morte del sovrano: questa svolta narrativa è dovuta alla morte del suo interprete Chadwick Boseman, scomparso tragicamente nel 2020 all’età di 43 anni a causa di un tumore al colon, e alla scelta di Disney di non scegliere un altro attore per il ruolo.

Al momento non sappiamo quasi nulla su Black Panther 3, attualmente previsto per il 2028, a parte il ritorno alla regia di Coogler e un possibile coinvolgimento di Denzel Washington.