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Sinners, un gioco di squadra: le maestranze dietro il film
Sinners e il potere della pellicola: ecco come Ryan Coogler e l’intero cast delle maestranze hanno reinventato il cinema di genere.
C’è chi fa film e chi fa cinema: Ryan Coogler appartiene alla seconda categoria, e Sinners (in italiano: I peccatori) ne è la dimostrazione più luminosa. Sedici candidature agli Oscar non capitano per caso: sono il risultato di un lavoro corale, di una visione condivisa, di una famiglia artistica che si è messa al servizio di una storia personale e universale allo stesso tempo.
Un film sui vampiri ambientato nel Mississippi degli anni Trenta che parla di blues, di radici, di identità e di memoria: un’opera che sfugge a qualsiasi etichetta e che, proprio per questo, resterà negli annali del cinema anche in futuro.
La famiglia cinematografica di Coogler: un metodo di lavoro unico
Tutto inizia dalla sceneggiatura. Non dalla versione definitiva, ma da quella ancora in divenire, quella che Coogler ha condiviso con i suoi collaboratori più stretti ancor prima di averla terminata. “Facendo parte di quella che chiamiamo la nostra famiglia cinematografica nei film di Ryan, c’è un livello di fiducia che abbiamo costruito con lui” racconta il montatore Michael Shawver. È un metodo di lavoro che presuppone fiducia reciproca, e che ha permesso a ciascun reparto di entrare nel cuore del film molto prima dell’inizio delle riprese.
La direttrice della fotografia Autumn Durald Arkapaw, la scenografa Hannah Beachler, la costumista Ruth E. Carter e il compositore Ludwig Göransson formano il nucleo di questa famiglia artistica. Ognuno di loro ha portato nel film non solo la propria competenza tecnica, ma anche qualcosa di più profondo: un pezzo di sé, un ricordo, una radice.
Sinners, Ruth E. Carter e i costumi come autobiografia
Per Ruth E. Carter, tre volte premiata agli Oscar, disegnare i costumi di Sinners ha significato attingere alla memoria affettiva. “Lui pensa a suo zio James, io penso a mia zia Ramona e alle donne della mia vita che mi hanno cambiata, nutrita, che mi hanno portata dove sono,” racconta. “Non puoi fare a meno di voler portare quelle radici del Sud, la terra, la sensazione, i profumi, il calore. È nel tuo cuore, vive nella tua mente, vive nella tua anima”.
Questo approccio si è rivelato particolarmente fertile nella sequenza del montaggio musicale I Lied to You, uno dei momenti più visionari del film, in cui i ballerini attraversano epoche e culture diverse. “Ho potuto ripercorrere la storia ed essere anche creativamente surreale,” dice Carter. “Ho attraversato generazioni, generi, epoche. Ho usato Bootsy Collins come ispirazione, c’era un danzatore dell’Africa occidentale, e tanta altra roba straordinaria che sentivo raccontasse anche la mia storia come costumista”.
Ludwig Göransson e la colonna sonora: quando il blues diventa linguaggio cinematografico
Ludwig Göransson ha vissuto Sinners in modo del tutto insolito per un compositore: ha trascorso l’intero periodo delle riprese sul set, in qualità di produttore esecutivo. Un’immersione totale che ha cambiato il suo modo di concepire la musica per il film. Questa la sua testimonianza: “Ho cominciato a vedere come il film prendeva forma con il montaggio, e mi sono reso conto che ci sarebbe stata una quantità considerevole di musica originale. È stato vivendo quell’esperienza sul set con tutti, con l’intera troupe, che ho capito dove mi inserivo, come trovare il mio linguaggio all’interno di questo film”.
Per Göransson il blues non è un genere musicale da studiare: è una lingua madre. “Mio padre comprò il suo primo disco blues nel 1964, e questo cambiò la sua vita trasformandolo in un appassionato di blues. Mi ha insegnato la chitarra da piccolo. Per me, il blues è la chitarra di mio padre.” Quando da bambino scoprì i Metallica, non sapeva ancora che senza il blues l’heavy metal non sarebbe mai esistito. “Ed è di questo che parla la colonna sonora,” dice.
La collaborazione con il musicista Raphael Saadiq per la scrittura di I Lied to You è stata, secondo Göransson, un momento di pura magia. “Sapevo che avevamo bisogno di un artista capace di scrivere musica senza tempo. Raphael è venuto nel mio studio e la magia si è creata immediatamente. Si è seduto davanti al microfono e ha semplicemente cominciato a cantare.” Saadiq non aveva letto la sceneggiatura, eppure ha catturato con precisione assoluta l’anima della scena. “Ryan mi ha richiamato subito e si è quasi agitato. Era come se dicesse: non ha letto la sceneggiatura, quindi come fa a sapere?”.
Autumn Durald Arkapaw e la fotografia: naturalismo stilizzato su pellicola
La direttrice della fotografia Autumn Durald Arkapaw definisce il suo approccio “naturalismo stilizzato”, e in Sinners questa formula trova la sua espressione più compiuta. Girare su pellicola, in stretta sinergia con la scenografia di Beachler e i costumi di Carter, ha significato fare della luce un personaggio a tutti gli effetti. “Voglio assicurarmi di rendere loro giustizia quando costruiamo il mondo, che quegli spazi siano illuminati splendidamente, che i personaggi abbiano densità nei toni della pelle e che la luce sia anch’essa un personaggio”.
Il set del locale, ricavato da una segheria abbandonata progettata da Beachler, è stato concepito fin dall’inizio pensando alle esigenze della macchina da presa. “Adoro i soffitti,” dice Arkapaw. “Mi piace che gli attori abbiano uno spazio completo. Poi regolerò l’illuminazione di conseguenza, così quando camminano sul set non ci sono molte cose a terra.” Per illuminare l’interno del locale, Arkapaw e il suo capo elettricista hanno scelto sfere luminose che evocassero la luce degli anni Trenta: “Una fonte di luce davvero bella, che era anche molto bella sulla pelle”.
Hannah Beachler e la scenografia di Sinners: realismo come fondamento visivo
Hannah Beachler ha costruito il mondo di Sinners con la stessa cura filologica di un’archivista. La scelta della segheria abbandonata come location principale del locale non è stata casuale: dopo lunghe ricerche, è emerso che le segherie erano praticamente scomparse dal Mississippi intorno alla metà degli anni Venti, il che le rendeva perfette per la storia. “Cosa le sarebbe successo nel corso dei vent’anni in cui era rimasta abbandonata? E se le persone se ne fossero andate di colpo, lasciando tutto ciò che era troppo pesante da portare via?”.
Ogni dettaglio è stato pensato in funzione della cinepresa e dei corpi che avrebbero abitato quello spazio. Il pavimento del locale, per esempio, è stato costruito in modo da muoversi e rimbalzare sotto i piedi dei ballerini. “Mettevamo della polvere sotto, così quando pestano i piedi si alzava un po’ di polvere e sembrava una bella baldoria”.
Sinners, Francine Maisler e il casting: trovare Miles Caton
Nessun film musicale regge senza il musicista giusto al centro. Il primo compito che Coogler ha affidato alla direttrice del casting Francine Maisler era trovare “un giovane in grado di cantare e suonare il blues come se provenisse da un altro tempo e da un altro mondo“.
Una ricerca che si è conclusa nel modo più inaspettato. “Il nastro di Miles Caton è arrivato nella nostra email ed era incontestabile che avesse qualcosa di speciale. È semplicemente così bello, così autentico”.
La sequenza di I Lied to You: il cuore visionario di Sinners
Tutto confluisce nella sequenza di I Lied to You, il momento in cui Sinners rivela fino in fondo la propria natura. Nella sceneggiatura era un solo paragrafo in corsivo, ma tutti i reparti hanno capito immediatamente che si trattava di qualcosa di straordinario. “Ryan è un regista coraggioso, e mette cose del genere nella sceneggiatura perché ci crede,” dice Arkapaw. “Ci sono sempre questi piccoli momenti in cui sai che si tratta di grandi sequenze immaginative che ti aprono la mente quando le leggi”.
Per Göransson, quella sequenza evocava qualcosa di fisicamente vissuto. “Sono stato sul palco come musicista molte volte e ho vissuto quell’esperienza: chiudi gli occhi e il tempo e lo spazio scompaiono, e ti senti trasportato altrove. Ryan non è un musicista, ma era scritto in un modo come se avesse vissuto quell’esperienza molte volte”.
“Come collettivo,” dice Shawver, “sappiamo che Ryan ci lancerà cose che non abbiamo mai immaginato prima”.
È questo, alla fine, il segreto di Sinners: una fiducia reciproca così profonda da permettere a ciascuno di superare sé stesso. Il risultato è sullo schermo, e parla da solo.
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