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Golden Globes 2027

Golden Globes 2027, l’AI entra in gara: ma chi resta umano?

I Golden Globes 2027 ammettono opere e performance aiutate dall’AI: Hollywood non vieta più, ora prova a misurare l’umano.

Per l’84ª edizione, in programma il 10 gennaio 2027, le nuove norme stabiliscono che l’uso dell’AI, anche generativa, non squalifica automaticamente film, serie o performance, purché direzione creativa, giudizio artistico e autorialità restino principalmente umani. Le nomination saranno annunciate il 7 dicembre 2026, mentre la cerimonia sarà condotta da Nikki Glaser.

Golden Globes 2027: l’AI è ammessa, ma deve restare al suo posto

La formula scelta dai Golden Globes è prudente ma elastica. L’AI può essere usata nel processo produttivo, ma non deve sostituire il contributo creativo centrale delle persone accreditate. Ogni opera dovrà inoltre dichiarare l’eventuale uso di AI generativa, compresi interventi su volto o voce di un interprete. Se il comitato chiede chiarimenti e non riceve risposte adeguate, può arrivare l’ineleggibilità.

Il punto più delicato riguarda gli attori. Una performance candidata deve derivare principalmente dal lavoro dell’interprete accreditato. Sono ammesse modifiche tecniche o cosmetiche (ringiovanimento digitale, invecchiamento, alterazioni visive) a patto che la prestazione resti quella dell’attore. Ma se l’AI determina in modo sostanziale espressione, movimento o voce, la candidatura salta.

Sono escluse anche performance generate usando senza autorizzazione immagine digitale, replica vocale o dati biometrici di un interprete. A ben vedere i Golden Globes pongono all’arte la domanda giusta, quella che l’Academy elude ancora: quanto umana deve restare un’opera per essere ancora premiabile?

Hollywood sceglie il compromesso: vietare l’AI ormai non basta

La mossa dei Golden Globes fotografa una fase nuova.

L’industria non può più fingere che l’AI sia un incidente laterale, un giocattolo da post-produzione o una minaccia da comunicato sindacale. È già dentro scrittura, montaggio, doppiaggio, de-aging, effetti visivi, marketing, trailer, archivi, pitch. E quindi il premio non può più limitarsi a dire sì o no: deve stabilire una soglia.

La differenza è politica prima ancora che tecnica. I Golden Globes stanno dicendo agli studios: potete usare l’AI, ma dovete dichiararla e non potete vendere un algoritmo come se fosse un artista. È un compromesso, e come tutti i compromessi hollywoodiani, funzionerà finché nessuno porterà sul tavolo il vero casus belli: una performance perfetta, ma quasi interamente costruita in post-produzione.

A quel punto il problema non sarà più il software. Sarà la statuetta.

Chi la ritirerà? L’attore, il regista, lo studio, il tecnico, o il modello generativo? Hollywood voleva solo aggiornare il regolamento ma ha finito per aprire il processo all’idea stessa di interpretazione.

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