186Views
Il caso Jimmy Kimmel: dopo la cancellazione dello show proteste a Hollywood
Prima Stephen Colbert, ora Jimmy Kimmel, l’ondata di licenziamenti e censure voluta da Trump continua a colpire la tv generalista statunitense.
La ABC ha deciso di sospendere a tempo indeterminato Jimmy Kimmel Live!, uno dei programmi televisivi più seguiti degli Stati Uniti, a seguito dei commenti del conduttore sulla morte dell’attivista di estrema destra Charlie Kirk. La puntata incriminata, andata in onda il 15 settembre, ha visto Kimmel ironizzare sul modo in cui Donald Trump e i suoi sostenitori hanno strumentalizzato l’omicidio di Kirk.
Nel suo monologo a inizio puntata Kimmel aveva detto: “Questo non è il modo in cui un adulto elabora il lutto per l’omicidio di qualcuno che chiama amico, è il modo in cui un bambino di quattro anni piange un pesciolino rosso”, ironizzando inoltre sul fatto che Tyler Robinson, accusato di aver ucciso Kirk, fosse cresciuto in una famiglia repubblicana.
Le parole del conduttore hanno subito catturato l’attenzione dei repubblicani: il presidente Donald Trump, attraverso il suo social Truth, ha parlato della sospensione come “un’ottima notizia per l’America”, auspicando analoghe rimozioni per altri conduttori come Jimmy Fallon e Seth Meyers.

La decisione di ABC arriva anche sotto la pressione della Federal Communications Commission (FCC), guidata da Brendan Carr, alleato di Trump, che aveva minacciato di revocare le licenze delle emittenti che avessero continuato a trasmettere lo show. Nexstar e Sinclair, due grandi proprietari di stazioni locali affiliate ad ABC, avevano già sospeso la messa in onda del programma, evidenziando come l’intervento di Kimmel “non rifletta i nostri valori”.
Dopo la cancellazione di The Late Show di Stephen Colbert, eliminato poche settimane fa dalla CBS ufficialmente per motivi finanziari, ma in un contesto simile di pressioni politiche, ora è toccato a Jimmy Kimmel, ma tra gli obiettivi della FCC e del presidente Trump figurano anche Whoopi Goldberg, co-conduttrice di The View, e i già citati Jimmy Fallon e Seth Meyers. Secondo diversi osservatori, dietro queste mosse ci sarebbero anche forti interessi economici. La sospensione dei programmi serve a garantire l’approvazione di fusioni e acquisizioni tra grandi gruppi mediatici, come quella tra Nexstar e Tegna, o tra Disney e ESPN, operazioni che richiedono il via libera della FCC e comportano ingenti investimenti miliardari.
Le proteste a Hollywood
Le reazioni tra i cittadini e i rappresentanti politici non si sono fatte attendere. Tanti lavoratori dello spettacolo sono scesi in strada davanti ai cancelli della Disney per protestare. Alcuni cartelli dicono “Trump hates funny people” oppure “Stop enabling fascism”. Gavin Newsom, governatore della California, ha parlato di un pericoloso attacco alla libertà di espressione, mentre diversi commentatori sottolineano come negli Stati Uniti, un tempo patria della satira televisiva indipendente, l’equilibrio tra potere politico e la libertà dei conduttori di poter fare satira sia ormai precario.
Jimmy Kimmel, 57 anni, volto storico della seconda serata americana e conduttore di quattro edizioni degli Oscar, non ha al momento ritrattato le sue parole sul caso Kirk. La sua sospensione segna un momento tanto delicato quanto assurdo nella televisione statunitense e mondiale, in cui la satira, tradizionalmente spazio di critica libera, viene palesemente censurata per mano dello stesso presidente americano, mosso da meri interessi politici ed economici come mai accaduto prima d’ora nel nostro tempo.
1 Comments
Comments are closed.